Disabilità sensoriali

Coronavirus, la vita impossibile dei sordi con le mascherine: “Ci serve leggere il labiale”

Prima delle mascherine basavano l’interazione con le persone udenti sulla lettura delle labbra. Adesso, con le bocche nascoste da valvole e tessuti, la loro vita si è fatta più complicata. “Da strumento protettivo le mascherine sono diventate un muro insormontabile”, dice Ilaria Galbusera, capitana bergamasca della nazionale pallavolo sordi. Operazioni di routine come chiedere un’informazione per strada o una medicina in farmacia sono diventate faccende piuttosto complesse. E se l’interlocutore non è nella condizione di abbassarsi la mascherina, le incomprensioni rischiano di diventare addirittura pericolose.

La soluzione potrebbe essere l’adozione – almeno negli uffici pubblici – di mascherine trasparenti. “Però non le devono indossare tanto i sordi – osserva Mauro Nobile, designer e ideatore di un particolare tipo di mascherina che sta prendendo piede a Voghera – quanto le persone parlanti. Siamo noi che dobbiamo farci capire”.

Il problema delle mascherine trasparenti presentate in questi mesi sui social o delle versioni industriali come quelle di Mauro Nobile (pur brevettate e dotate di una tecnologia anti-appannamento), è che non sono riconosciute come dispositivi di protezione individuale o come dispositivi medici. “Regione Lombardia si è interessata e ha scritto al Governo – ricorda Enzo Corti, presidente lombardo dell’Ente Nazionale Sordi – ma siamo ancora dopo tre mesi in attesa di una risposta”. “Speriamo che il Governo non sia più sordo di noi”, conclude con una battuta Ilaria Galbusera.

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Fonte: larepubblica

  • lunedì, 8 Giugno 2020