Disabilità sensoriali

La vita di una persona sorda ai tempi del Covid-19

Quello che fino a poco tempo fa ci faceva sentire dentro a una puntata di Black Mirror, oggi è diventato il nostro pane quotidiano, parte integrante delle nostre vite. Uscire solo se strettamente necessario, chiamare i numeri di emergenza regionali in caso di necessità, indossare i dispositivi di protezione individuale, mantenere le distanze. Se tutto questo costa molta fatica a ognuno di noi, ci sono categorie di persone che di fatica ne fanno molta di più. Fra queste, i sordi, la cui accessibilità alla comunicazione è spesso minata proprio dalle nuove misure di sicurezza.

UN INCUBO NELL’INCUBO
L’obbligo delle mascherine è un dato di fatto. Che si rivelino un ostacolo alla comunicazione per le persone sorde, anche. “Essere sordo con il Coronavirus è un incubo nell’incubo. Non mi sono mai persa d’animo nella mia vita, ma da quando è scoppiato mi sembra di essere tornata ai miei 16 anni, quando tutto ebbe inizio”, racconta sul suo profilo Facebook Marilena Abbatepaolo, dirigente scolastica a Roma. Una denuncia che smuove gli animi e fa riflettere: “A me questa quarantena non pesa. […] È quello che sta fuori che mi fa male oggi. Certo proprio così. L’opposto della maggior parte delle persone. Perché io oggi non posso capire nulla. Esco per la spesa e, diavolo della mascherina!, non mi fa leggere le bocche. Non le vedo le bocche. Non so nemmeno se parlano con me”.
Ecco però che qualcosa accade: prodotte e distribuite anche in alcuni Comuni italiani, le mascherine trasparenti aiutano i sordi a leggere il labiale  Un piccolo passo che può significare tanto.

FRA PAURE E ASPETTATIVE
«Un momento storico difficile come quello che stiamo vivendo – spiega Simona, ragazza sorda di 28 anni – ci fa riflettere sull’importanza di apprendere la lingua dei segni. Sarebbe importante intensificarne l’insegnamento e promuoverne la diffusione per semplificare la comunicazione fra persone sorde e udenti». Ma non solo, anche le mascherine trasparenti sono una trovata molto utile: «Suggerirei di distribuirle ai supermercati e ai bar e ai ristoranti, quando riapriranno. Dal momento che dovremo convivere con questa situazione, si pensa, ancora per molto. Il mio consiglio, però – continua – forse molto più pratico, è quello di portarsi sempre dietro un block notes, che può tornare utile per scrivere quando non si ha la possibilità di leggere il labiale della persona che si ha di fronte». Un gesto all’apparenza banale che però può semplificare, di molto, la comunicazione.
Potrebbero esserci comunque anche altre accortezze: «Quando possibile, cioè quando lo spazio permette di mantenere la distanza di sicurezza – spiega ancora Simona – bisognerebbe allontanarsi e abbassarsi la mascherina prima di parlare, per permettere alla persona sorda di leggere il vostro labiale».

LE CHIAMATE DI EMERGENZA E I “PONTI”
Per fronteggiare la situazione legata al Coronavirus, l’Ens (Ente Nazionale Sordi) ha predisposto sul suo sito una pagina dedicata: continui aggiornamenti che permettono a tutte le persone sorde di restare informate e di affrontare consapevolmente questa fase della propria vita. Come sempre, inoltre, per le chiamate di emergenza «esistono delle persone a cui rivolgersi – racconta Simona – si tratta di servizi, tra cui lo stesso Ens, che fanno da ponte fra il sordo e gli addetti a gestire il soccorso»; non solo numeri telefonici, ma anche sistemi di messaggistica come Telegram e caselle di posta elettronica dedicate.
Insomma, non staremo girando una puntata di Black Mirror, è vero. Ma stiamo, di certo, scrivendo una pagina di storia. È bene ricordarsi di farlo tutti (ma proprio tutti) insieme.

Fonte: digito

  • venerdì, 8 Maggio 2020