Disabilità sensoriali

Progetto Beethoven: musica per tutti

  Musica accessibile con tecnologia Rai.

  Messo a punto da Molinette, Rai, Università e APIC per non udenti

Chi è nato in Italia fino ai primissimi anni ’60 ricorderà certamente il maestro Alberto Manzi e le sue lezioni di italiano, tutti i giorni in TV in prima serata.

La trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi “,  promossa dalla Rai in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, che è andata in onda per 8 anni  tra il 1960 e il 1968,  ha istruito migliaia di persone analfabete, permettendo agli italiani adulti, che non ne erano ancora in grado, di imparare a leggere e scrivere.  Impartiva autentiche lezioni, con un metodo di insegnamento innovativo per l’epoca, precursore del “multimediale”, molto in voga oggi, giacché si serviva di filmati, supporti audio, dimostrazioni pratiche, nonché della lavagna a grandi fogli, dove la mano del maestro Manzi, disegnava schizzi e bozzetti, con rapidi tratti di carboncino.

RAI con questa idea, svolse un importante ruolo sociale ed educativo, contribuendo all’unificazione culturale e abbassando notevolmente il tasso di analfabetismo presente in Italia in quel momento.  Ancora oggi RAI ha una vocazione per il sociale che è curata da Crits (il centro ricerche RAI la cui sede è a Torino) e dal Segretariato Sociale che sviluppano  progetti dedicati all’inclusione e alla disabilità, sia per la TV, il Museo della Radio e della Televisione e l’Auditorium ed altri contesti culturali.

Ed ecco che è possibile accedere a molti programmi su RAI Play dotati di audio descrizione o con l’opzione di audio-video rallentare, mentre presso il Museo della Radio e della Televisione è disponibile  il supporto del percorso tattile e dell’Avatar LIS (lingua per i non udenti). Queste sono solo alcune delle innovazioni che la televisione nazionale ha creato in collaborazione con, la ORL2 Audiologia e Foniatria Città della Salute e della Scienza di Torino in capo a Roberto Albera, con il Politecnico di Torino, il Museo della Radio e della Televisione e il proprio Centro Ricerche Innovazione Tecnologica e Sperimentazione (Crits) in capo al ing.Alberto Morello.

“È’ stato un lavoro molto lungo – racconta Carla Montuschi  referente e ideatrice del progetto dell’Ospedale Molinette, che da alcuni anni segue i processi di mappatura degli impianti cocleari sui pazienti con disabilità uditiva e si occupa delle nuove opportunità nel campo della rieducazione uditiva –iniziato circa sei anni fa per sviluppare l’audio video rallentamento dei programmi televisivi. Da quel momento sono stati fatti passi da gigante. L’idea in futuro sarebbe quella creare “cultura prescrivibile” cioè riconoscere alla cultura la funzione di farmaco. Per fare ciò è necessario creare dei canali attraverso l’offerta di cultura accessibile, che supportino, con gli strumenti tecnologici a basso costo – perché  disponibili grazie a RAI – l’attività riabilitativa delle strutture sanitarie ospedaliere. Attività riabilitativa che non può essere fine a se stessa, ma deve migliorare la vita delle persone, garantendo la massima inclusività possibile.

Creare l’alleanza riabilitativa fra strutture pubbliche sia sanitarie che d’informazione è la strada per sfruttare la rete delle competenze, favorendo l’ottimizzazione delle risorse nazionali. Questi strumenti poi hanno il vantaggio che non  invecchiano, cosa diversa invece per il materiale riabilitativo oggi disponibile, sempre creato ad hoc, costoso ma non sempre adeguato.

Creare strumenti che semplificano la realtà, questa è l’idea.

La maggior parte delle cose le impariamo perché le sentiamo mentre non facciamo attenzione, questo si chiama “apprendimento incidentale”.  Apprendere tramite ciò che ci piace, stimola a superare la fatica dell’apprendimento e può essere un vantaggio per ampliare la propria cultura. Una persona sorda non ha praticamente accesso all’apprendimento incidentale e quindi si guadagna linguaggio, lessico e cultura un pezzettino alla volta. Fare riabilitazione con le cose che piacciono, per esempio tramite la cultura (il cinema e la televisione), permette di superare la fatica dell’apprendimento. Inoltre favorisce l’inclusione. Le persone ritornano ad avere una socialità e coinvolgono altre persone,  si crea quindi, un circolo virtuoso in cui l’indotto della cultura e dell’arte e dello spettacolo, in realtà recupera clienti andando ad aiutare chi è in difficoltà.

Fonte: nonsolocontro.ue

(lv/la)

  • martedì, 9 Luglio 2019