Disabilità sensoriali

Orecchio bionico 3D, a Castelnovo Monti il primo impianto su un paziente

CASTELNOVO MONTI (RE).
La tecnologia 3D, entrata anche nelle sale operatorie di oto-chirurgia, ha permesso all’audiologo Giovanni Bianchin di impiantare per la prima volta a Reggio un “orecchio bionico” perfettamente su misura del paziente. Perl’ esattezza, l’operazione è stata eseguita al Sant’Anna, l’ospedale di Castelnovo Monti in grado di offrire da un anno a questa parte anche una gamma di interventi di alta specialità otoiatrica a supporto tecnologico elevato.

L’equipe di Bianchin, responsabile della struttura di audiologia e oto-chirurgia dell’Asl provinciale, ha restituito l’udito ad un reggiano di 60 anni sofferente per una ipoacusia profonda. Il cosiddetto orecchio bionico, cioè l’impianto cocleare che da anni sconfigge la sordità di bambini in tenera età, è da tempo una sofisticata alternativa chirurgica all’utilizzo delle protesi acustiche. L’innovativo intervento di Castelnovo ha aggiunto, grazie all’analisi radiologica, la ricostruzione tridimensionale dell’orecchio interno permettendo l’utilizzo di un elettrodo intra-cocleare su misura del paziente. E’ stato così ridato un udito simile il più possibile a quello naturale perché stimola selettivamente le aree danneggiate della coclea e le frequenze sonore più deficitarie proprio in quel soggetto trattato.

La nuova metodica non sostituisce quella classica dell’orecchio bionico poiché viene applicata in pazienti che, come il sessantenne reggiano, conservano qualche residuo uditivo che vale la pena mantenere. La chirurgia otologica dell’impianto cocleare richiede una precisione assoluta perché l’operatore lavora col microscopio in un ambiente di pochi millimetri, ingrandito di 10-12 volte, servendosi di una strumentazione di delicatissima tecnologia. “La professionalità richiesta al personale dedito a questa chirurgia – spiega Giovanni Bianchin, cui si deve tra l’altro l’introduzione dello screening audiologico neonatale in tutti i punti nascita reggiani – ” particolarmente elevata in tutti i momenti di assistenza del paziente, dalla preparazione pre-operatoria all’anestesia, all’atto operatorio, al successivo ricovero, peraltro di pochi giorni”.

L’orecchio bionico non ha certamente mandato in pensione le protesi acustiche che, anch’esse sempre più raffinate, si affiancano alla chirurgia talvolta integrandola, tal’altra sostituendola per i casi meno gravi di sordità. L’impianto cocleare, che si installa chirurgicamente nella struttura ossea dell’orecchio interno, converte il suono in impulsi elettrici che stimolano direttamente il nervo, mentre le protesi si limitano ad amplificare il suono.

Fonte: virgilio.it

(lv/la)

  • martedì, 25 Giugno 2019