Disabilità sensoriali

Quietude, i gioielli hi-tech che avvertono le donne sorde dei pericoli

SIENA. Il telefonino «sostituisce» l’udito. Appositamente settato comunica con i monili, fatti con materiali riciclati, che vibrano, s’illuminano o cambiano forma quando avvertono un suono. In caso di allarme o solo per avvertire che qualcuno suona alla porta.

Quietude, cosa sono

Quietude è una collezione di gioielli interattivi progettati per migliorare la qualità di vita delle donne sorde in un mondo orientato al suono. Questi dispositivi di design sono infatti in grado di captare, selezionare e riconoscere i suoni dall’ambiente circostante e trasformali in vibrazioni, variazioni luminose e di forma. In pratica i gioielli «traducono» il suono in luce e movimento.

Quietude, il telefono e l’app

I gioielli funzionano in sinergia con un telefono su cui è installata una app. L’applicazione mobile (per i sistemi operativi iOS e Android) è il cervello del sistema e consente di creare una libreria personale di suoni di interesse, di riconoscere e filtrare le frequenze e di personalizzare le notifiche sui gioielli (per esempio l’intensità del suono, della vibrazione ecc.). Il telefono resta in ascolto dell’ambiente e trasmette ai gioielli Quietude l’informazione: e il relativo segnale. Poniamo il caso che alla sirena di un’ambulanza sia associata una vibrazione di 5 secondi. Quando il telefono capta questo suono trasmette wireless l’input ai gioielli di vibrare per il tempo prestabilito.

Quietude, personalizzazione

Le combinazioni sono praticamente infinite. Attraverso uno smartphone è possibile rilevare i suoni, per esempio, la sirena di un’ambulanza, il citofono di casa o il suono del forno e poi assegnare quel segnale ad un’esperienza sensoriale che si manifesta sotto forma di segnale luminoso, di vibrazione o variazione di forma. I gioielli sono collegati via wireless al telefono che è il centro nevralgico del sistema.

Quietude, prossimi sviluppi

Due gli step già programmati: il primo è quello di estendere i wearable (i device indossabili) anche agli uomini sordi, con la creazione di una collezione di accessori maschili sensorizzati (cinture, gemelli per camicia, portacravatta ecc.). Il secondo passo sarà la creazione di prodotti per l’ambiente casalingo e lavorativo. «La tecnologia è modulare e scalabile e, pertanto, i singoli moduli possono essere integrati ovunque – spiega Giovanni Luca Daino, amministratore delegato di T4all, una delle aziende che hanno sviluppato Quietude -. La prossima sfida sarà dunque quella dello sviluppo di accessori di design per la casa e per l’auto, ottimizzando il sistema tecnologico già disponibile a beneficio di un bacino di utenza sempre più ampio».

Quietude, l’estetica

Gioielli utili, di design e belli da vedere: «Da professionisti del comparto tecnologico, non si può però fare a meno di osservare che, nella maggior parte dei sussidi medici commerciali, gli aspetti funzionali sono più rilevanti dei fattori sociali ed estetici – prosegue il ceo di T4all -. L’approccio convenzionale è infatti quello per cui si ritiene sufficiente lo sviluppo di una soluzione tecnologica che compensi una disabilità senza alcuna attenzione a quanto afferisce agli aspetti estetici e all’accettabilità della soluzione da parte dell’utente». E la scelta delle donne come principali interlocutori nell’ambito del progetto nasce proprio dai questa sfida. Sono loro infatti che hanno guidato l’intero processo di selezione delle forme, delle dimensioni e dei materiali da utilizzare (integralmente riciclati e 100% sostenibili). Il risultato è una collezione di gioielli all’altezza delle aspettative estetiche delle donne.

Quietude, made in Toscana

Quietude nasce da una sinergia di tre piccole realtà senesi: T4All, spin-off del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Siena e dal 2010 incubata presso la Fondazione Toscana Life Sciences; Glitch factory; e il laboratorio di fabbricazione digitale Santa Chiara FabLab dell’Università di Siena. I finanziamenti provengono da un bando Comunitario (WEAR Sustain) nel quadro della ricerca europea del programma Horizon 2020. «Per supportare lo sbarco sul mercato e i prossimi sviluppi – conclude Giovanni Luca Daino – stiamo già lavorando per stabilire relazioni con potenziali investitori (Business Angels, fondi di Venture Capital e partner industriali).

Fonte: corriere.it

(l.v. / c.a.)

 

 

 

 

  • venerdì, 24 Maggio 2019