Disabilità sensoriali

Inventa Horus per i non vedenti: premiato dalla rivista Forbes

Hanno cambiato la vita a ciechi e ipovedenti con il loro dispositivo, «Horus». Rendere «l’invisibile udibile». L’ingegnere savonese venticinquenne Saverio Murgia e il socio trentino Luca Nardelli sono gli unici italiani che compaiono nella categoria dei trenta «social entrepreneurs» europei più talentuosi sotto i trent’anni, stilata dalla rivista economica americana Forbes. «È un grandissimo onore», commenta emozionato Saverio Murgia, laureato in Robotica avanzata all’Università degli Studi di Genova che, ormai tre anni fa, ha fondato insieme al bioingegnere Nardelli la startup «Horus Technology», oggi nota come «Eyra», con sede legale a Genova e Lugano, operativa a Milano. «Oltre alla soddisfazione di un simile riconoscimento, la cerimonia di premiazione, che si è tenuta a Londra lunedì scorso, è stata anche l’occasione per conoscere una community di giovani talenti».

L’idea dello speciale dispositivo è nata a inizio 2014, in maniera assolutamente casuale. «Una persona non vedente ci aveva chiesto aiuto per raggiungere la fermata dell’autobus a Genova Brignole. Ci aveva raccontato che, per orientarsi in città, contava gli spigoli degli edifici». Da quell’intuizione geniale, i giovani ingegneri di strada ne hanno fatta, aggiudicandosi l’anno scorso il finanziamento della holding americana 5Lion Holdings di ben 900 mila dollari (circa 832 mila euro) per portare sul mercato lo speciale apparecchio «Il prodotto è finito ma stiamo aspettando che vengano eseguite tutte le necessarie verifiche per ottenere il marchio Ce e immetterlo definitivamente sul mercato».

Fino al recente prestigioso riconoscimento, la comparsa in una delle dieci categorie redatte ogni anno da Forbes, che riuniscono i più talentuosi imprenditori europei under trenta. Horus rappresenta una grande speranza per tutti gli ipovedenti, essendo in grado di leggere, riconoscere volti, oggetti, ostacoli e descrivere la realtà. Si compone di due parti: un paio di cuffie sportive (con e senza occhiali) dotate di sensori visivi, di orientamento e di telecamere, e una parte da tenere in tasca o in borsa, che ospita il processore e la batteria a lunga durata. L’utente interagisce col dispositivo grazie ad alcuni pulsanti. Tuttavia, in alcune circostanze, Horus è anche in grado di capire da solo quando determinate informazioni sono importanti e attivarsi automaticamente. Infine, comunica quello che registra sfruttando la conduzione ossea, così l’udito della persona non risulta penalizzato ed è possibile ascoltare le informazioni anche in contesti rumorosi.

Fonte: lastampa.it

  • mercoledì, 25 Gennaio 2017