Ammonta a 109 su un totale di 666 miliardi la spesa delle famiglie per il welfare. È questo uno dei dati principali emerso dal primo rapporto dell’Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane presentato oggi alla Camera dei deputati su iniziativa di Mbs Consulting. Uno studio molto dettagliato che restituisce un quadro completo e contestualizzato della spesa sociale privata.

Queste le voci principali che compongono la spesa sono:

  • la previdenza e la protezione sociale valgono complessivamente 354,2 miliardi pari al 21,2% del Pil. La maggior parte è concentrata nelle pensioni pubbliche (261,2 miliardi).
  • la sanità vale 148,2 miliardi (8,9% del Pil), a cui la spesa pubblica contribuisce per il 75,8%. I fondi sanitari sanitari aziendali e di categoria valgono una quota molta piccola, ma di crescente importanza: 2,2 miliardi. Molto rilevante invece la spesa delle famiglie: 33,7 miliardi, il 22,7% del totale.
  • l’assistenza (l’assistenza sociale pubblica, mentre la spesa socio-sanitaria viene computata nella spesa sanitaria) vale 31,4 miliardi. La spesa pubblica però contribuisce per una quota minore rispetto alla sanità: il 52,4%.
  • l’istruzione, inclusa quella prescolare vale 77,6 miliardi, pari al 4,6% del Pil. Molto elevata la spesa delle famiglie: 15 miliardi, quasi il 20% del totale.
  • Infine il settore cultura e tempo libero che vale l’1,1% del Pil, ovvero 17,8 miliardi dentro il quale la spesa familiare si attesta a 7,6 miliardi (42,8% del totale).
  • I ricercatori aggiungono un altro settore: quello relativo alle spese di viaggio e alimentazione per raggiungere il posto di lavoro e durante l’orario di attività: in tutto 37,2 miliardi, il 2,2% del Pil. Una spesa quasi interamente sulle spalle delle famiglie (31,2 miliardi, l’83,9% del totale).

In questo quadro c’è una fetta piuttosto estesa di famiglie che si trova nelle condizioni di rinunciare alle cure. Sottolineano i ricercatori: «9,3 milioni di famiglie (36,7% del totale), dichiara di aver fatto rinunce, parziali o totali. Tra quelle che non sono riuscite a sostenere le spese sanitarie 17,5% hanno dovuto intaccare i risparmi, mentre l’8,1% ha potuto contare sull’aiuto di amici o parenti. Per il 74,4% di queste (47% delle famiglie totali) il reddito è stato sufficiente per affrontare tutte le spese».

La rinuncia alle spese sanitarie si concentra «ovviamente nella fascia di debolezza economica, dove colpisce il 58,9% delle famiglie. Inoltre il segmento dei genitori soli con figli a carico (49,9%) e in generale nel Centro Sud (42-40%). Le prestazioni a cui le famiglie rinunciano più frequentemente sono le cure odontoiatriche, con una rinuncia totale da parte del 24,1% e parziale del 21,7%: complessivamente 45,7%. Le altre prestazioni con maggiori tassi di rinuncia sono le visite specialistiche (35,4%) e la prevenzione (31%).

Fra i primi a commentare i dati il Forum delle associazioni familiari: «È una nuova conferma di quanto la famiglia fa per l’Italia e di quanto poco l’Italia fa per la famiglia» afferma Gigi De Palo, presidente del Forum.

«Il welfare assicurato dalle famiglie (110 miliardi l’anno) sarebbe capace da solo di trainare la crescita del Paese. Una realtà evidente ma fin troppo scontata specie in una situazione di crescente fragilità sociale che spinge e costringe le famiglie più povere a rinunciare a cure sanitarie, assistenza ad anziani e non autosufficienti, ai servizi per la cura dei figli e alle attività integrative per l’istruzione.

«Cosa deve succedere di più perché la politica capisca che la famiglia è in grado di assicurare al Paese il futuro e la tenuta economica nel presente, ma deve anche essere messa in grado di fare quello che sa fare. Ad esempio assicurando una fiscalità che tenga conto della composizione familiare. Siamo già in ritardo. Chiediamo che tutti i partiti, le banche, gli imprenditori si mettano intorno ad un tavolo e decidano di firmare un patto comune sul tema della natalità e della fiscalità».

Fonte: vita.it