Le nuove tecnologie e la crisi cambiano il ruolo dei nonni: non più depositari del sapere (ci sono i motori di ricerca) ma genitori part time nonnigooglein mancanza di un nido che abbia quote di iscrizione accettabili.

La campagna #fertilityday, lanciata dal Ministero della Salute, ha riacceso i riflettori su un tema molto caldo, soprattutto all’inizio di settembre: quello delle iscrizioni all’asilo nido per i bambini da 0 a 3 anni.
Per molti genitori di quello che una volta si sarebbe chiamato il ceto medio – troppo ricchi per accedere alle gratuità tramite ISEE,troppo poveri per reggere una quota d’iscrizione mensile che solitamente si avvicina, o supera, i 500 € – la gestione del bambino fino al 3 anni è il primo grande ostacolo alla genitorialità.

La quota richiesta sia dai nidi pubblici che da quelli privati per accogliere i bambini, equivale spesso al 50 o al 60% dello stipendio della mamma.
Una percentuale insostenibile che, inevitabilmente, porta i genitori a privilegiare due strade alternative al nido: la maternità prolungata o la delega ai nonni. Strade percorse, infatti, da oltre il 75% dei genitori italiani.

Un dato che dimostra come l’asilo nido – invece che essere un diritto e una preziosa risorsa per la crescita dei bambini – sia attualmente, nei fatti, ancora un lusso destinato a pochi.

Certo, anche se gli asili fossero gratuiti, molte famiglie sceglierebbero comunque di tenere a casa i figli piccoli, ma è innegabile che la variabile del costo impedisca a molti una scelta libera e consapevole.

In questo delicatissimo equilibrio sociale – con genitori sempre più precari da una parte, e agevolazioni all’asilo nido sempre più ridotte –  moltissime delle difficoltà ricadono sui nonni. Pur felicissimi di veder nascere i nipoti, infatti, gli italiani più anziani si trovano in questo momento allo stesso tempo spodestati dal loro ruolo naturale e incaricati di obblighi pesanti.

La funzione dei nonni, infatti, è storicamente stata quella di costruire un anello di congiunzione tra il sapere tradizionale nella cura dei più piccoli,  e le nuove generazioni.
Rimedi naturali, ninne nanne, trucchi per dormire, fiabe… Fino a un paio di generazioni fa, i giovani genitori si affidavano principalmente alla competenza degli anziani per orientarsi nellabirinto dei primi mesi.

Adesso, la competenza dei nonni è stata sostituita da Google. Nanne, pappe, sondini, scuola, malattie, vaccini: non c’è categoria che riguardi la nascita o la crescita che non venga sviscerata sugli infiniti siti specializzati, sui forum, sulle pagine Facebook.

Ed è così che i suggerimenti dei nonni sono diventati di colpo inutili e poco ricercati: meglio il pediatra su twitter, il sito di filastrocche con link su YouTube, il forum delle mamme dei bambini nati nel 2016, nel 2015, nel 2014. Allo stesso tempo, però – con la deprimente situazione degli asili nido –dei nonni non si può fare a meno, quando offrono cura e presenza nell’orario di lavoro dei genitori.

E così, a sessanta, settanta, settantacinque anni, i nostri anziani si trovano catapultati nel ruolo più faticoso di tutti: quello di gestire da soli, in spazi spesso non molto adatti, uno o due bambini impegnati nella difficile arte del gattonamento, dei primi passi, delle prime pappe.
Bambini che buttano per terra un gioco due, dieci, cento volte. Che vogliono stare in terra, ma anche in braccio, ma anche in piedi. Insomma, bambini che mettono a dura prova la schiena anche dei genitori più giovani, e a maggior ragione quella dei più anziani.

Così, è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere, non può funzionare: per il nostro paese, è urgente e necessario restituire ad ognuno il ruolo che gli compete. Agli asili nido – che non possono e non devono costare un quarto dello stipendio, ma neanche un quinto, ma neanche un sesto- il lavoro difficile e faticoso della cura e del supporto alla socialità, alla relazione, alla crescita dei più piccoli, in assenza dei genitori.

E ai nonni quello degli elargitori di coccole, di giochi, di caramelle di nascosto dalla mamma. E soprattutto di consigli, perché spesso, più degli altri genitori in paranoia e in difficoltà, sono gli anziani, i portatori di quel sapere antico nella cura dei bambini, utile nei momenti di fatica.

Costruire un sistema che conceda ai nostri anziani di essere d’aiuto,  ma anche di dire che sono stanchi, che hanno mal di schiena o che, banalmente, quella mattina vorrebbero andare al parco a leggere il giornale senza nipoti, sapendo che i bambini sono iscritti all’asilo nido, è una priorità nazionale. Solo così si può pensare di incentivare davvero le nascite di nuovi bambini, di nuovi genitori e, ovviamente, di nuovi nonni.

Fonte: wired.it