Transessuali Transgender Intersex

Il percorso di transizione delle persone che non si riconoscono nel sesso attribuito alla nascita

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Identità di genere, persone transessuali e transgender

La maggior parte delle persone si riconosce nel sesso che viene attribuito alla nascita.
Per esempio si definiscono donne se nascono con un sesso femminile o uomini se nascono con un sesso maschile.
In questo caso parleremo di persone cisgender in cui vi è coincidenza fra il sesso biologico e l’identità di genere.

L’identità di genere - o sesso psicologico - indica la percezione di sé come uomo, come donna o come un individuo che si posiziona oltre le due polarità.

Nel caso in cui una persona non si riconosca nel sesso attribuito alla nascita e abbia una identità di genere differente parleremo di persone transessuali o transgender.

Il termine transessuale si declina al femminile, la donna transessuale, per indicare le persone che dal maschile approdano al femminile (MtF - Male to Female) e si declina al maschile, l’uomo transessuale, per chi “transiziona” dal femminile al maschile (FtM - Female to Male), secondo il genere di arrivo e non di partenza.

Entrambi desiderano poter vivere la loro vita nella dimensione psicologica e sociale a cui sentono di appartenere.
Desiderano poter avere un corpo che corrisponda il più possibile al proprio vissuto psicologico e dei documenti anagrafici che si accordino con il genere al quale sentono di appartenere. 

Il termine transgender indica le persone che non sentono di appartenere in maniera così rigida né all'uno né all'altro genere, non si sentono né uomini né donne in modo netto e preciso, preferiscono vivere la zona di confine oltre i generi.
Inoltre transgender è un termine ombrello per definire tutte quelle condizioni che vanno al di là del rigido binarismo dei generi, non solo legato alla propria identità di genere ma anche al ruolo di genere e ai modelli sociali e culturali.

Nato all’interno della comunità trans per spostare l’attenzione dal concetto di sesso, contenuto nella parola “transessuale”, a quello di genere, il termine transgender negli ultimi anni viene spesso assimilato a “transessuale” o usato in alternativa.

Le persone transessuali e transgender vivono una condizione di profondo disagio data dalla fatica di conciliare il proprio sentire con il proprio corpo biologico e con le aspettative sociali.
Quando si comprende la propria condizione ci si trova di fronte alla difficoltà di spiegarla.
Secondo i dati riportati nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5 ) le persone che si rivolgono a cliniche specializzate per un trattamento ormonale e un intervento chirurgico sono da 5 a 14 ogni 100.000 per le persone MtF (MtF - Male to Female) e da 2 a 3 ogni 100.000 per le persone FtM (FtM - Female to Male).
Poiché non tutte le persone si rivolgono alle cliniche specializzate, questi dati sono probabilmente sottostimati.

Questa condizione è definita dalla medicina disforia di genere.

Per allineare il proprio corpo alla propria identità di genere si intraprende un percorso di cambiamento, detto di transizione, verso il genere desiderato, che in alcuni casi può giungere alla modifica chirurgica delle caratteristiche anatomiche sessuali. 

Il percorso di cambiamento

Il percorso per il cambiamento di una persona transessuale, comunemente definito di transizione, è molto lungo e complesso.

In Italia la Legge n. 164 del 1982 ha previsto la “rettificazione di attribuzione di sesso”, attraverso l’autorizzazione all’intervento chirurgico e la modifica dei dati personali anagrafici (nome e sesso) nei documenti. Il percorso di transizione è costituito da diverse tappe che possono variare a seconda delle diverse aspettative e desideri delle persone transessuali.

Inizialmente la persona si rivolge a un centro o a una/o specialista che si occupa di disforia di genere per essere presa in carico dal punto di vista psicologico.
Dopo un periodo di osservazione (di circa 4-6 mesi) la persona verrà inviata ad un endocrinologo che potrà prescrivere la terapia ormonale.
La terapia ormonale, a base di estrogeni per le transessuali MtF e di testosterone per gli FtM, ha lo scopo di modificare alcuni dei caratteri sessuali secondari, con risultati differenti da persona a persona.
La terapia ormonale deve essere assunta per tutta la vita, anche dopo l’eventuale RCS - l'intervento chirurgico di riconversione sessuale.
L’inizio della terapia ormonale è la fase più intensa per le persone transessuali che vedono cambiare il proprio corpo secondo il genere desiderato ed è definita real life experience.
In questo periodo, che può durare circa un anno, le persone potranno vivere socialmente 15 il genere d’elezione, affrontando esperienze positive e negative.

Parallelamente continueranno anche i colloqui psicologici col doppio scopo di essere da supporto alla real life experience e di documentare il percorso di transizione per l’eventuale richiesta al Tribunale.

Nel 2015 ci sono state due importanti sentenze, prima della Corte di Cassazione e poi della Corte Costituzionale, che hanno determinato un cambio interpretativo della legge 164/82, secondo un indirizzo già avviato da alcuni giudici ordinari.
Le sentenze hanno rinforzato una interpretazione della legge tale da consentire la rettificazione anagrafica anche in assenza di intervento chirurgico non ritenendolo un prerequisito necessario per accedere alla rettifica dei documenti ma un possibile mezzo per conseguire il proprio benessere psico-fisico.
Grazie a queste pronunce, benché non ci sia stato un cambio legislativo, molte persone transessuali possono ora ottenere dai Tribunali ordinari, il riconoscimento anagrafico a prescindere dall’intervento chirurgico.

Se la persona desidera sottoporsi alla RCS dovrà presentare richiesta di autorizzazione al Tribunale di residenza tramite un legale.
Gli specialisti che hanno seguito la persona in questo percorso dovranno redigere delle relazioni da sottoporre al giudice che potrà autorizzare gli interventi e, qualora ne sia fatta richiesta, il cambiamento anagrafico.
Ottenuta l’autorizzazione del Tribunale la persona potrà accedere alle strutture che effettuano gli interventI RCS sia in Italia che all’estero. 

Lo stigma sociale

Intorno alle soggettività transessuale e transgender si è creato un gran numero di stereotipi alimentati dall’immagine scandalistica che ne danno i media, a cui si aggiunge spesso una forma di morbosità.
Questi stereotipi si concretizzano in pregiudizi e discriminazioni che rendono difficile affrontare situazioni di vita quotidiana.

Lo stigma è legato soprattutto al fatto che l’aspetto fisico manifesti il percorso che la persona sta facendo.
Le discriminazioni infatti si verificano sia quando i documenti d’identità non sono allineati con l’aspetto fisico, sia quando il percorso di transizione è evidente.

Un ambito particolarmente critico è quello lavorativo, nel quale succede frequentemente che le persone transessuali e transgender abbiano maggiori difficoltà di accesso al lavoro.
La diffidenza, la discriminazione e il rifiuto sociale influenzano il mercato del lavoro a tal punto, che la persona è considerata per la sua condizione di “diversità”, senza tener conto delle capacità e competenze lavorative.

Lo stigma può agire anche in ambito scolastico in cui l’abbandono del percorso di studi è elevato, proprio a causa della derisione e dell’esclusione che si possono subire.
Alcune buone prassi però sono state messe in campo per aiutare gli studenti e le studentesse transessuali e transgender: dal 2003 l’Università degli Studi di Torino e successivamente il Politecnico di Torino riconoscono un carriera universitaria “alias” a studenti in transizione con il nome scelto, anche prima dell'effettiva variazione anagrafica.
In questo modo si agevola la vita all'interno dell'istituzione universitaria permettendo di effettuare gli studi in una situazione di correttezza dei rapporti interpersonali (Regolamento carriera alias).
Molte altre Università in Italia e Pubbliche Amministrazioni hanno successivamente adottato questa buona prassi.
Altre informazioni sulla carriera alias e la mappa delle università in cui è stata attivata si trovano su Universitrans.

I rapporti familiari, amicali e affettivi possono rappresentare un altro momento di criticità.
Benché non esistano modelli unici, spesso la reazione da parte dei familiari può essere inizialmente di rifiuto. Nei casi più estremi può arrivare fino all’allontanamento dal nucleo familiare della persona transessuale, ma in molti casi all’iniziale opposizione si sostituisce la comprensione e il consolidamento dei legami.
Per una persona che deve affrontare un percorso così complesso avere accanto una famiglia solidale è estremamente importante.
A causa della paura e del giudizio altrui alcuni rapporti di amicizia possono perdersi ma gli amici che restano sono quelli veri. Inoltre molti altri rapporti si creano durante l'iter con persone che non giudicano e sanno accogliere le diversità.

Una riflessione a parte meritano i rapporti sentimentali.
Molte sono le domande che si pongono le persone transessuali: troverò qualcuno che mi amerà? Devo dichiarare la mia condizione di transessualità? E a che punto della relazione? Potrò avere figli/e?

Essere persone transessuali o transgender non significa non potersi realizzare o non avere accesso alla felicità.
Il confronto con altre persone che vivono la stessa condizione per conoscersi e condividere le proprie esperienze può essere d’aiuto per non sentirsi soli/e o isolati/e. 

Attualmente non esistono nel nostro paese leggi che vietano la discriminazione in ambito lavorativo delle persone transessuali.
Esiste però una direttiva europea (2006/54/CE) sulla parità di trattamento tra uomini e donne che nel suo preambolo si estende anche alle persone che hanno cambiato sesso. Essendo contenuta però solo nel preambolo, tale menzione non obbliga gli Stati membri ad estendere il divieto discriminazione anche alle persone transessuali. Mentre in altri Stati membri il fattore di identità di genere è stato esplicitato nella normativa, l’Italia nel recepire la direttiva non vi ha fatto espresso riferimento. Ciononostante molti giuristi ritengono che le persone transessuali possano avvalersi di tale direttiva a tutela delle discriminazioni in ambito lavorativo. 

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Dopo il cambiamento

Il percorso di transizione, pur essendo complesso e pieno di momenti difficili, rende migliore la qualità della vita delle persone transessuali per diversi motivi:

  • l'autopercezione è finalmente soddisfacente: le persone, qualunque sia il punto di arrivo della loro transizione si sentono bene col proprio corpo, o comunque si sentono meglio
  • il ruolo sociale viene finalmente vissuto come la persona ha sempre desiderato
  • il rapporto con gli altri  - parenti, partner, amici, colleghi - qualora non si interrompa per motivi di discriminazione, migliora sensibilmente perché le persone stanno meglio con se stesse.

Ciò che rende difficile il percorso non è il cambiamento in sé, ma il modo in cui la società tratta le persone transessuali: esiste un pregiudizio pesante nei loro confronti che porta a discriminare e emarginare.

Le associazioni di persone transessuali lavorano proprio per far riflettere sul significato della loro condizione attraverso strumenti culturali e sociali, quali incontri pubblici, proiezioni di film, presentazioni di libri, mostre, attività nelle scuole e nei luoghi di lavoro.
Tutto questo allo scopo di favorire il superamento dei pregiudizi e la riduzione degli episodi di transfobia, attraverso lo sviluppo di una cultura della conoscenza. 

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo il TDoR - Transgender Day of Remembrance - la giornata mondiale in ricordo delle persone transessuali/transgender vittime di violenza

Intersex

Il termine intersex, in italiano tradotto con intersessuale - ma spesso si usa anche non tradotto - fa riferimento a una persona che possiede cromosomi e/o livelli ormonali e/o genitali e/o caratteri sessuali secondari (ad esempio peli, mammelle, tono della voce, grasso corporeo ecc.) che non sono esclusivamente riconducibili al sesso maschile o femminile.
Queste caratteristiche possono essere visibili fin dalla nascita, manifestarsi con lo sviluppo sessuale o non essere visibili se non attraverso esami specifici.
Anche se queste variazioni non compromettono nella maggior parte dei casi la salute delle persone intersex, spesso queste vengono sottoposte a processi di medicalizzazione.

L’attivismo intersex da molti anni chiede di sospendere ogni forma di chirurgia adottata per ricondurre le bambine e i bambini intersex a uno dei due sessi poiché questi interventi possono compromettere in modo irreversibile la vita adulta.

Anche se poco conosciuta questa condizione riguarda, nelle sue varie forme, un significativo numero di persone: circa l’1,7% della popolazione (secondo una ricerca della Brown University del 2000), vale a dire la stessa percentuale delle persone con i capelli rossi. 

Potrebbero interessarti i video YouTube Io sono intersex e What It's Like To Be Intersex

Riferimenti utili

  • Infotrans
    Portale istituzionale a cura dell'ISS - Istituto Superiore Sanità in collaborazione con l'UNAR - Ufficio Nazione Antidiscriminazioni Raziali
     
  • IGLYO
    International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer and Intersex Youth & Student Organisation
    Organizzazione internazionale di giovani e studenti LGBTQI
  • ILGA EUROPE
    International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association
    Contiene pagine sulla diversa normativa nei singoli Paesi
  • ONIG - Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere
    Si occupa di transgenderismo e transessualismo. Indica gli standard ONIG sui percorsi di affermazione di genere, linee guida di intervento medico, chirurgico, psicologico e legale, nell'interesse e a garanzia della qualità dell’assistenza alle persone che intraprendono percorsi di adeguamento e dei professionisti coinvolti
  • Transiti
    Canale video di approfondimento con interviste a persone transessuali
  • Universitrans
    Informazioni sulla carriera alias nelle facoltà universitarie
  • MIT - Movimento Identità Transessuale
    Fondato nel 1982 come Movimento Italiano Transessuali, si occupa dei diritti delle persone transessuali, travestiti, transgender e genderqueer.
    Fornisce assistenza e sostegno nel percorso di transizione e di cambio del sesso e servizi specifici per chi è vittima di discriminazione

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Questa pagina è stata realizzata da TorinoGiovani, con il supporto del Servizio LGBT della Città di Torino.

Data aggiornamento: 
15 Novembre 2022
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