Diritti e cittadinanza LGBT

L'omosessualità non è una malattia

Quando fu descritta per la prima volta nella letteratura medica occidentale, l'omosessualità venne considerata una malattia e si cercava di scoprirne le cause scatenanti. Una ricerca statunitense dei primi anni '50, conosciuta come Rapporto Kinsey (dal nome del suo curatore, il biologo Alfred C. Kinsey), indagando con un questionario anonimo i comportamenti e le fantasie di tipo sessuale di un grande numero di uomini e donne, rese noto quanto i comportamenti di tipo omosessuale fossero molto più diffusi nella popolazione adulta americana di quanto si ritenesse sino ad allora.

L'OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità, prendendo atto di sempre più numerose e accurate ricerche mediche, nel 1990 eliminò l’omosessualità dalla propria lista delle malattie mentali e la definì come una variante naturale del comportamento umano. Tale cambiamento viene annualmente ricordato il 17 maggio con la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia.

L’omosessualità non può quindi, in nessun caso, essere considerata una malattia.
Di conseguenza le cosiddette terapie riparative non sono da considerarsi corrette ma solo pratiche pseudoterapeutiche basate su pregiudizi antiscientici contro le persone omosessuali.

In Europa

All'interno dell'Unione Europea, i diritti delle persone LGBT sono considerati dalle leggi dei singoli Paesi con alcune differenze.
Alcuni hanno adottato una normativa che riconosce le coppie di fatto, altri hanno riconosciuto il diritto al matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso (Belgio, Olanda, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Islanda, Norvegia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Francia, Regno Unito e Irlanda), in alcuni è riconosciuto anche il diritto all’adozione, seppure in varie forme.

Il percorso per il riconoscimento del diritto alla parità di trattamento per le persone omosessuali si è delineato con il susseguirsi dei seguenti principali passaggi:

  • nel 1981 l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha emanato una Raccomandazione rivolta agli Stati europei
  • nel 1994 il Parlamento Europeo ha adottato una Risoluzione per la parità dei diritti in materia LGBT all'interno dell'Unione Europea
  • nel 2000 il Consiglio Europeo di Nizza ha adottato la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che con l’art. 21 sancisce il principio della non discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Tale articolo vieta “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in specifico, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione, le condizioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o l’orientamento sessuale”
  • nel 2000, è stata approvata la Direttiva 2000/78/CEE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, includendo anche l'orientamento sessuale tra i criteri di non discriminazione (recepita dall'Italia con il Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216)
  • nel 2003 il Parlamento Europeo, con l’art. 54 della "Relazione annuale sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea", ha invitato i Paesi membri a legalizzare le relazioni di coppia anche tra persone dello stesso sesso, con “gli stessi diritti riconosciuti al matrimonio”.

Per quanto riguarda i diritti delle persone transessuali e transgender l’Europa presenta la possibilità di riconoscere il genere d’elezione sostanzialmente in tutti gli stati con l’eccezione di Albania, Kosovo, Macedonia e Cipro. Nella maggior parte dei Paesi però è richiesta una diagnosi di disforia di genere per poter accedere al cambio dei dati anagrafici, con eccezione di alcuni stati come Francia, Malta, Irlanda, Belgio, Danimarca, Norvegia, Grecia.

In Italia

La prima legge italiana in materia di diritti LGBT è del 1982. Si tratta della Legge n. 164/1982 che ha previsto la “rettificazione di attribuzione di sesso”, per permettere alle persone transessuali e transgender di effettuare il percorso di transizione e ottenere la modifica dei dati anagrafici (nome e sesso) sui documenti d'identità, attraverso l’autorizzazione all’intervento chirurgico.

Questa legge fu anche una delle prime emanate in Europa, dopo che sullo stesso tema avevano emanato leggi solo la Svezia e la Germania.

Per quanto riguarda i diritti delle persone omosessuali, l’Italia è stato invece uno degli ultimi Paesi europei a dotarsi di una legge.
Nel 2016 è stata introdotto l’istituto delle unioni civili per le coppie dello stesso sesso. La Legge n. 76/2016 prevede una cerimonia di stato civile a cui conseguono tutti i diritti del matrimonio ma senza adozioni né l'adozione dei figli del o della partner.
La stessa normativa prevede anche l'introduzione di novità in merito ai permessi di soggiorno e all'ottenimento della cittadinanza italiana.

Per quanto riguarda i diritti LGBT sui luoghi di lavoro, le normative e gli strumenti di tutela contro le discriminazioni in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere sono reperibili nel Vademecum Lavoro e diritti LGBT, a cura del Coordinamento Torino Pride GLBT.

Nel mondo

L’orientamento omosessuale non è sempre stato discriminato nelle diverse culture ed epoche storiche.
I diversi modi di considerare gli orientamenti sessuali, infatti, dipendono dal contesto storico e culturale.

Anche l’identità di genere non è tutelata legalmente in tutti i Paesi, anche in considerazione del fatto che non tutte le culture affrontano la questione come avviene in Occidente, dove esistono procedure mediche e legali per il riconoscimento dell’identità di genere. In alcune culture l’identità di genere può essere vissuta al di fuori della medicina e della legge di stato. Per esempio in India esistono antiche comunità di Hijras che, anche se nate maschi, vivono la loro vita al femminile e ricoprono ruoli specifici all’interno della comunità. Similmente nei paesi balcanici esistono ancora i burrnesh, anche dette vergini giurate, persone di sesso femminile che però assumono, per varie ragioni, all’interno della comunità un ruolo maschile.

Gli studi antropologici di queste comunità hanno mostrato come il genere non sia un dato fisso e uguale in tutto il mondo, ma una costruzione culturale e, come tale, varia a seconda delle culture.

In alcune culture, si definisce che il tipo di orientamento considerato normale è quello eterosessuale.
Si viene quindi a creare un ambiente culturale definibile come eterosessista in cui è prevista la sola presenza dell’orientamento eterosessuale mentre quelli omosessuale e bisessuale sono considerati deviazioni e valutati negativamente.
Le persone omosessuali e bisessuali subiscono dunque un trattamento diverso: sono socialmente discriminate - in quanto considerate devianti dalla normalità - e in molti Paesi sono negati loro dei diritti concessi solo alle persone eterosessuali (matrimonio, adozione, fecondazione assistita).

L'omosessualità è punita in molti Paesi, con pene di varia entità, dall’arresto sino alla pena di morte.

In Russia, nel gennaio 2013, il Parlamento ha esteso a tutto il territorio nazionale una legge, già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo e in altre grandi città, che vieta la propaganda omosessuale nei confronti dei minori. La genericità del significato di “propaganda” ha di fatto limitato la libertà di espressione e di manifestazione su tutti i temi LGBT. In Russia viene quindi ad esempio impedita l'esposizione della bandiera rainbow, non viene autorizzata l'organizzazione di eventi pubblici sull'argomento (convegni, trasmissioni radio-televisive ecc.) e vengono ogni anno vietati i pride e tutte le manifestazioni per altre ricorrenze LGBT.

Riferimenti utili

Gruppo informale di Membri del Parlamento europeo che si prefiggono di sostenere e proteggere i diritti fondamentali della popolazione LGBTI. I membri sostengono una posizione positiva sulle questioni LGBT nell’elaborazione di relazioni o emendamenti, quando votano o quando si occupano di affari elettorali.

Organizzazione non profit che possiede e mantiene costantemente aggiornato un archivio di grande rilevanza che documenta la storia della comunità LGBT. Nell’archivio si possono trovare informazioni sulla comunità, dalla cultura alla vita quotidiana.

Sezione europea dell'International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans e Intersex Association - organizzazione internazionale non governativa che riunisce 490 organizzazioni provenienti da 45 paesi europei. È stata istituita come sezione indipendente dell’ILGA nel 1996. È una forza trainante per i cambiamenti politici, legali e sociali a livello europeo prefigurando un mondo in cui la dignità, le libertà e il pieno godimento dei diritti umani siano sicuri e garantiti per tutti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale effettivo o percepito, l'identità di genere, l'espressione di genere e le caratteristiche del sesso.

È l’unico raggruppamento europeo di organizzazioni che lavorano per i diritti della popolazione intersex.

Organizzazione non governativa che si prefigge di promuovere i diritti umani e le opportunità per le persone LGBTIQ occupandosi delle violazioni e degli abusi dei diritti umani contro lesbiche, uomini gay, bisessuali, persone intersessuali e persone transgender. Svolge attività di supporto sviluppando partenariati a livello mondiale, regionale e nazionale.

Associazione di avvocate, avvocati e praticanti legali.
Per sviluppare e diffondere la cultura e il rispetto dei diritti delle persone LGBTI, promuovere lo studio e la conoscenza della materia tra operatori e operatrici del diritto.
Si occupa della tutela giudiziaria, in particolare nel contrasto alle discriminazioni.
All'Avvocatura è affiancata una rete - Rete Lenford - a cui possono aderire professionisti e studiosi. La Rete è aperta anche a studentesse e studenti dei corsi di laurea o post-laurea.
Presso la sede dell'associazione si trova anche il Centro Studi Europeo sull'orientamento sessuale e l'identità di genere.

Costituita come una associazione di volontariato, lavora per il raggiungimento dell’uguaglianza dei diritti per tutte le persone trans che vivono in Europa.

Data aggiornamento: 
28 Agosto 2018