Metodologie e Modalità formative



Metodologie formative

S.F.E.P., nell'attuare i propri percorsi formativi, utilizza più metodologie formative, tra le quali le princiipali sono:



Modalità formative

Ogni metodologia formativa utilizza uno o più modalità, fra le quali:

Attività didattica di trasmissione di conoscenze e contenuti in forma strutturata basata principalmente sulla comunicazione asimmetrica tra formatore e allievo / gruppo classe e finalizzata all'apprendimento. Tale attività può essere supportata da strumenti comunicativi quali lucidi, slides, filmati, schemi, schede, esercitazioni..., che facilitano, tramite il confronto e l'approfondimento, l'apprendimento attivo. Utilizza metodologie idonee alla rilevazione della qualità delle interazioni del gruppo classe, dei percorsi di apprendimento individuali, e delle acquisizioni contenutistiche.
Questa attività, al pari di altre modalità (racconto di un esperienza, simulazione dimostrativa...), rappresenta uno stimolo didattico atto a far vivere alla classe una situazione in cui si possa, induttivamente, apprendere conoscenze e comportamenti difficilmente acquisibili in altre circostanze. Per audiovisivo s'intende il racconto tramite immagini, animazioni, filmati, suoni e parole di ambienti, storie di vita, documentazione ed illustrazione di attività. La compresenza di parole ed immagini nell'audiovisivo stimola e permette un maggior livello di attenzione, offre una maggior sinteticità del messaggio attiva una comprensione immediata della situazione anche nei suoi aspetti emotivi ed estetici, facilita la memorizzazione e il ricordo.
La testimonianza di professionisti, collocata nel percorso formativo per favorire l'apprendimento dall'esperienza, è un momento di interazione da parte di professionisti esperti del settore. Attraverso il dialogo e il dibattito con il gruppo di studenti, portano la loro storia professionale, mettendo in evidenza le capacità, le competenze e le loro elaborazioni, come esempi di buona pratica.
Il confronto con professionisti, collocato nel percorso formativo, consente la messa in evidenza di rappresentazioni differenti della stessa realtà, favorendo condivisone e superamento di diffidenze professionali stereotipate; è un momento di interazione da parte di professionisti esperti del settore. Attraverso il dialogo e il dibattito con il gruppo si metteno in evidenza le capacità, le competenze e le loro elaborazioni, come esempi di buona pratica.
La visita didattica è un'attivitaà che si propone di costruire una conoscenza allargata, eterocentrata rispetto all'abituale contesto formativo. Entrano così in gioco, nel campo della conoscenza, elementi ambientali, relazionali ed esperienziali che arricchiscono, chiarificano, esplicitano i contenuti trattati nel percorso formativo. Le visite didattiche possono articolarsi in viaggi studio, lezioni esterne, visite guidate; si realizzano in luoghi particolarmente interessanti o significativi, innovativi o sperimentali, poposti su interessi specifici degli allievi o su proposta dei docenti. Possono altresì costituire un interessante terreno di ricerca comune tra allievi e docente.
È un'attività formativa che consente, all'interno del percorso teorico, la strutturazione di momenti di studio flessibili. In questo modo il soggetto in formazione si colloca all'interno di un progetto che intende coniugare i contenuti teorici con una maggior definizione della propria professionalità sulla base del riconoscimento delle competenze e degli interessi soggettivi. Questa metodologia si avvale della costruzione di percorsi e "pacchetti formativi" mirati allo sviluppo di specifiche conoscenze ed approfondimenti. Si sviluppa in un tempo quantificato e con strumenti predefiniti e collegati agli obiettivi di lavoro, in stretto collegamento e con l'assistenza dei formatori e / o tutor.
L'esercitazione in aula attrezzata permette l'apprendimento simulato di situazioni concrete, dove in un setting costruito appositamente è possibile sperimentare azioni e comportamenti propri della professione, stimolando l'autonomia dell'allievo nella ricerca di soluzioni efficaci. Permette inoltre di ricercare l'adattamento individuale nel rapporto con la strumentazione, stimola l'analisi e la verifica immediata dei risultati delle proprie azioni attivando una contemporanea osservazione su di sé, sugli altri e sul contesto ipotizzato. Le riflessioni che scaturiscono in un contesto di aula attrezzata rappresentano la possibilità di collegare l'esperienza all'astrazione concettuale.
Lo studio di un caso è un approccio olistico per lo studio di eventi reali. La finalità formativa delle studio di caso è lo sviluppo delle capacità di analizzare e affrontare razionalmente situazioni complesse ed articolate della medesima natura e complessità di quelle che i partecipanti si troveranno a dover gestire nella loro vita lavorativa. Eè una strategia adatta per spiegare i fenomeni (il "come" e il "perché" delle cose), mentre non è adatta per capire le frequenze e le incidenze dei fenomeni (il "dove" e il "quanto"). Infatti, lo studio di caso consente di osservare e ripercorrere i meccanismi e i processi o, più in generale, la parte dinamica di un fenomeno. Nel caso di studio, quello che conta non è l'individuazione della soluzione corretta, ma la coerenza interna del processo logico mediante il quale i partecipanti arrivano a prospettare la loro soluzione, nonché le ipotesi che hanno assunto a completamento dei dati contenuti nel caso, e la loro motivazione. Metodologia didattica o strategia di ricerca prevalentemente usata nei seguenti ambiti: valutazione delle politiche sociali, valutazione di progetti di insediamenti abitativi, psicologia e sociologia delle comunità, studi sulle organizzazioni e sul management.
È un'attività che consente, all'interno del normale percorso formativo, la strutturazione di momenti di studio individualizzati, flessibili ed autonomi. In questo modo il soggetto in formazione si colloca all'interno di un progetto che intende coniugare i contenuti teorici con una maggior definizione della propria professionalità sulla base del riconoscimento delle competenze e degli interessi soggettivi. Questa metodologia si avvale della costruzione di percorsi e "pacchetti formativi" multimediali mirati allo sviluppo di specifiche conoscenze ed approfondimenti. Si sviluppa in un tempo quantificato e con strumenti predefiniti e collegati agli obiettivi di lavoro, in stretto collegamento e con l'assistenza dei formatori e/o tutor
Il Cooperative Learning costituisce una specifica metodologia di insegnamento attraverso la quale gli studenti apprendono in piccoli gruppi, aiutandosi reciprocamente e sentendosi corresponsabili del reciproco percorso. L'insegnante assume un ruolo di facilitatore ed organizzatore delle attività, strutturando "ambienti di apprendimento" in cui gli studenti, favoriti da un clima relazionale positivo, trasformano ogni attività di apprendimento in un processo di "problem solving di gruppo", conseguendo obiettivi la cui realizzazione richiede il contributo personale di tutti. Tali obiettivi possono essere conseguiti se all'interno dei piccoli gruppi di apprendimento gli studenti sviluppano determinate abilità e competenze sociali, intese come un insieme di "abilità interpersonali e di piccolo gruppo indispensabili per sviluppare e mantenere un livello di cooperazione qualitativamente alto". Quali vantaggi presenta? Rispetto ad un'impostazione del lavoro tradizionale, la ricerca mostra che il Cooperative Learning presenta di solito questi vantaggi:
  • Migliori risultati degli studenti: tutti gli studenti lavorano più a lungo sul compito e con risultati migliori, migliorando la motivazione intrinseca e sviluppando maggiori capacità di ragionamento e di pensiero critico;
  • Relazioni più positive tra gli studenti: gli studenti sono coscienti dell'importanza dell'apporto di ciascuno al lavoro comune e sviluppano pertanto il rispetto reciproco e lo spirito di squadra;
  • Maggiore benessere psicologico: gli studenti sviluppano un maggiore senso di autoefficacia e di autostima, sopportano meglio le difficoltà e lo stress.

Che cosa rende efficace la cooperazione? I cinque elementi che rendono efficace la cooperazione sono:
  • L'interdipendenza positiva, per cui gli studenti si impegnano per migliorare il rendimento di ciascun membro del gruppo, non essendo possibile il successo individuale senza il successo collettivo;
  • La responsabilità individuale e di gruppo: il gruppo è responsabile del raggiungimento dei suoi obiettivi ed ogni membro è responsabile del suo contributo;
  • L'interazione costruttiva: gli studenti devono relazionarsi in maniera diretta per lavorare, promuovendo e sostenendo gli sforzi di ciascuno e lodandosi a vicenda per i successi ottenuti;
  • L'attuazione di abilità sociali specifiche e necessarie nei rapporti interpersonali all'interno del piccolo gruppo: gli studenti si impegnano nei vari ruoli richiesti dal lavoro e nella creazione di un clima di collaborazione e fiducia reciproca. Particolare importanza rivestono le competenze di gestione dei conflitti, più in generale si parlerà di competenze sociali, che devono essere oggetto di insegnamento specifico;
  • La valutazione di gruppo: il gruppo valuta i propri risultati e il proprio modo di lavorare e si pone degli obiettivi di miglioramento.
L'attività didattica consiste nel mettere gli allievi all'interno di sottogruppi ristretti in situazione di rappresentazione e di drammatizzazione con ruoli / parti preassegnati. L'oggetto di simulazione deve / dovrebbe essere, nei suoi contenuti, verosimile o pressochè identico a quelli che i partecipanti dovranno affrontare nella realtà professionale o durante il tirocinio. Finalità principale è quella di favorire, tramite processi di rispecchiamento e identificazione, la riflessione e la comprensione di quanto appreso in aula e dei propri modi di orientarsi e di definire azioni professionali.
Attività che, tramite discussione, socializzazione, confronto, condivisione, permette una rielaborazione creativa, personale e collettiva dei contenuti trasmessi durante le lezioni frontali o maturati nell'esperienza di tirocinio. Le dimensioni del gruppo possono variare in funzione dell'argomento, del contesto didattico, della finalità e dell'obiettivo dell'attività. Tale obiettivo può prevedere anche la costruzione di prodotti specifici elaborati autonomamente dal gruppo: - testi - relazioni - schemi - casi - manufatti - ...
6 sessioni di formazione di 2 - 3 ore così articolate:
  • introduzione al significato del supporto per il caregivers
  • gestione delle emozioni (clips del centro Maderna/ approfondimento del libretto della Fondazione Sospiro/ tenciche della Fondazione Ingema)
  • gestione dell'ansia (clips del centro Maderna/ approfondimento del libretto della Fondazione Sospiro/ tenciche della Fondazione Ingema)
  • approfondimento sulla gestione dell'ansia (clips del centro Maderna/ approfondimento del libretto della Fondazione Sospiro/ tenciche della Fondazione Ingema)
  • approfondimento sulla gestione delle emozioni(clips del centro Maderna/ approfondimento del libretto della Fondazione Sospiro/ tenciche della Fondazione Ingema)
  • indicazioni pratiche su come affrontare una situazione di aiuto(clips del centro Maderna/ approfondimento del libretto della Fondazione Sospiro/ tenciche della Fondazione Ingema)

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