Il Giorno della Memoria celebrato oggi in Sala Rossa

La celebrazione del Giorno della Memoria in Sala Rossa

Il Giorno della Memoria è stato celebrato questa mattina in Sala Rossa. Introducendo la sobria cerimonia, la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo ha ricordato l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz avvenuto il 27 gennaio 1945 ad opera della 60esima Armata dell’esercito sovietico, che rivelò l’orrore del genocidio nazista. Dal 2005 – ha continuato – il mondo commemora la Shoah, una tempesta devastante che non fu fenomeno naturale o tragica fatalità, ma un “crimine sopra ogni crimine”, un atto deliberato e organizzato che ha ucciso sei milioni di ebrei, nel nome dell’odio, del fanatismo, del razzismo, del pregiudizio. La presidente ha poi affermato che occorre ripassare insieme le pagine buie della nostra storia, perché ciò che è accaduto riguarda tutti e tutte, adesso come allora. Parafrasando le parole del compianto presidente del Parlamento europeo David Sassoli, ha ricordato che la tragedia di Auschwitz ci impone l’obbligo di agire ogni qualvolta assistiamo a un atto di violenza o discriminazione e tutte le volte che si presenta un’azione razzista o antisemita, anche perché l’idea della diversità come minaccia non si riesce ancora a cancellare in Europa. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a soprusi e discriminazioni – ha aggiunto la presidente – soprattutto quando sono mascherati da opinioni, superficialità, ignoranza. La memoria ci dice come e dove guardare affinché nulla passi nel disinteresse: nessuno pericolo è scampato – ha concluso Grippo – se sicurezza, benessere e libertà non diventano un bene comune da tutelare, invece di essere privilegio di pochi: occorre coltivare la memoria e onorarla con i comportamenti e le scelte che faremo.

La presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo ha introdotto la commemorazione

Ha quindi preso la parola il vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte Mauro Salizzoni, il quale ha ricordato l’importanza del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte, istituito da Dino Sanlorenzo nel 1976, durante gli Anni di piombo, per sconfiggere il terrorismo anche sul piano culturale e mobilitare le coscienze e l’impegno istituzionale. Nel constatare amaramente come, secondo un’indagine Eurispes del 2020, il 15,6% degli Italiani ritenga che la Shoah non sia esistita e il 16% ne sminuisca l’importanza, ha ribadito che il nazifascismo non è stato un incidente della storia o un’inspiegabile follia collettiva, ma il frutto di correnti pseudo culturali e persino di mode e atteggiamenti che avevano radici già nei secoli precedenti e che lo sterminio è stato organizzato a tavolino e attuato da uomini comuni, divenuti complici e trasformatisi in boia. Nel Giorno della Memoria – ha concluso – siamo chiamati a dire la verità.

Ha quindi preso la parola il presidente della Comunità ebraica di Torino, Dario Disegni, rievocando la manifestazione sportiva svoltasi a Novara, in risposta al provocatorio corteo dei “no vax” travestiti da deportati nei lager, ha sottolineato come la pandemia in atto abbia dato vita a nuove forme di antisemitismo basate sulla mistificazione e banalizzazione della Shoah. Ai deliri complottisti sulle lobby ebraiche si accompagna l’equazione fra green pass e persecuzioni razziali. I dati mostrano una crescita dell’ostilità nei confronti degli ebrei, ha aggiunto Disegni, con la crescita della violenza verbale nei social media che a volte sfocia in aggressioni fisiche, come nel recente caso del dodicenne di Livorno.

Dario Disegni

Le numerose manifestazioni nel Giorno della Memoria non devono essere un ripetitivo rituale ma uno strumento per educare, la società nel suo insieme ha grande responsabilità nel dover trasmettere la memoria di questa tragedia, non assimilabile a nessun’altra atrocità della storia, ha detto il portavoce degli ebrei torinesi. Citando la senatrice Liliana Segre, la memoria si annacqua e il tempo non sempre è galantuomo e sei milioni di morti non possono diventare solo una riga sui libri di testo, occorre agire sul perpetuare la memoria e favorire lo studio della storia.

Il Rabbino Capo Ariel Di Porto ha ricordato come la memoria sia un carico che si appesantisce con il tempo. Non basta una giornata per ricordare, per quanto solenne, ha spiegato De Porto, rievocando alcuni punti che illustrano l’unicità della tragedia dell’Olocausto, con un’ideologia che si prefigge a sterminare un popolo intero. Questo non per sminuire le innumerevoli altre tragedie del nostro mondo, ha precisato, ma non siamo immunizzati dalle numerose varianti di quella mostruosità. Il rabbino ha poi rievocato alcune ricorrenze ebraiche luttuose, come l’assedio di Gerusalemme con la distruzione del tempio e l’insurrezione del ghetto di Varsavia contro i nazisti. Il Giorno della Memoria deve avere come fulcro il mondo della scuola, ha insistito il rabbino, per insegnare alle nuove generazioni il dialogo, il pluralismo e il rispetto, oltre ad un corretto studio della storia.

La lapide in ricordo degli ebrei torinesi deportati nei campi di sterminio nazisti

Denso di riferimenti letterari all’opera di Primo Levi ed alla sua importanza per Torino ha caratterizzato l’intervento di Fabio Levi, presidente del Centro studi intitolato allo scomparso scrittore, sopravvissuto alla Shoah. Il passare del tempo e l’uso disinvolto delle parole, ha poi sottolineato, tendono a cristallizzare il passato e impoverirne il ricordo: dicendo Shoah, evochiamo un periodo storico estremamente complesso. Occorre avere consapevolezza delle sofferenze per superare la tentazione di volgere lo sguardo e del resto i carnefici non erano troppo diversi da noi, ha riflettuto Fabio Levi, sottolineando la sfrontatezza di chi paragona strumentalmente l’Olocausto al presente. Le pagine di Primo Levi restano uno strumento di analisi e comprensione, della realtà del lager ma anche dell’ideologia nazista (“una logica insolente”) che lo aveva prodotto: un racconto di verità che va al di là dell’esperienza personale, una verità che impone di non limitarsi al sentito dire,  ma ricorrere un’accuratezza di fonti e linguaggio della quale Primo Levi è stato capace, formatosi in un ambiente, quello scientifico, che anche durante il fascismo si era dimostrato meno permeabile alle falsificazioni operate da una politica totalitaria.

Il sindaco Stefano Lo Russo – il quale in mattinata aveva reso omaggio, presso il Cimitero Monumentale, ai cippi e lapidi che ricordano le vittime della deportazione – ha concluso la cerimonia ricordando come istituzioni e società civile abbiano il compito di rendere la memoria collettiva parte del nostro presente.

l’intervento del sindaco Stefano Lo Russo

Quella di oggi, ha sottolineato, è una celebrazione che non deve essere solo rievocazione storica, ma che deve diventare parte della memoria condivisa da tutte e tutti. Lo Russo ha però evidenziato come tuttavia questo spesso non accada, rimarcando come siano numerose le persone che vivono in una sorta di “perenne presente”, perché non hanno vissuto o non hanno voluto ascoltare testimonianze, con una mancanza del rapporto organico del passato storico con il tempo attuale, con il dolore e con gli orrori vissuti. Celebrare il giorno della Memoria, ha aggiunto il sindaco, è un’occasione per ricordare le pagine che hanno segnato la storia della Repubblica italiana, ricordo da condividere con i giovani per rimarcare i valori sui quali il nostro Paese è fondato, fra tutti quello della Libertà. Ha quindi ribadito la necessità di trasmettere alle generazioni future la memoria di quel che accadde allora, sottolineando come solo avendone piena consapevolezza sia possibile continuare il contrasto di ogni forma di antisemitismo, di xenofobia e di razzismo, di violenza e intolleranza. Fare memoria oggi, ha concluso il Sindaco, rappresenta una forma di resistenza contro quella banalità del male e quell’indifferenza che tanto hanno segnato il secolo scorso del nostro Continente e che rischia di avvelenare il presente.

Oltre al prefetto e altre autorità civili e militari, erano presenti in aula il vicepresidente vicario Garcea, i consiglieri e consigliere Ravinale, Diena, Paolo e Silvia Damilano, Iannò, Firrao, Abbruzzese, Crosetto e Fissolo, nonché gli assessori e assessore Carretta, Purchia, Tresso, Foglietta e Rosatelli. Sui banchi anche Bruno Segre, ultracentenario decano dell’antifascismo torinese e delegazioni di Croce Rossa e Associazione Nazionale Ex Deportati.

(Redazione di

cittAgorà)