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Comunicato stampa

SFRATTI IN CONTROTENDENZA: -5% NEI PRIMI 6 MESI DEL 2015. In Consiglio Comunale dibattito sull’emergenza abitativa

L’emergenza abitativa è stata al centro del dibattito svoltosi nell’apertura del Consiglio Comunale di oggi. Su richiesta di comunicazioni in merito da parte del consigliere Michele Curto (SEL), è intervenuta in aula l’assessora alle Politiche sociali e Vicesindaca Elide Tisi:

“Coerentemente con gli indirizzi forniti dal Consiglio Comunale e dalle Commissioni consiliari, con una delibera approvata la scorsa settimana a firma mia e degli assessori Passoni e Lubatti, sono state individuate possibili ulteriori soluzioni per far fronte a situazioni di difficoltà abitativa di molte famiglie torinesi.

In particolare, si è trovata una soluzione temporanea per accogliere nuclei familiari con una formula di housing orizzontale in via Brenta (parco Sempione), in una struttura utilizzata dagli operai del Passante ferroviario.

Altre due misure sono state individuate, sempre in coerenza con gli indirizzi espressi e su sollecitazione del Consiglio, per utilizzare aree e immobili ceduti dalla Città, ma non ancora riqualificati dai privati: c’è gruppo di lavoro interassessorile che sta verificando soluzioni e fattibilità dei progetti. È un passo avanti per trovare ulteriori opportunità transitorie per accogliere le famiglie torinesi in difficoltà.

Senza negare le difficoltà abitative presenti a Torino – così come in tutte le grandi città – in questi anni si è lavorato differenziando gli interventi, con offerte e risposte diversificate, non essendo sufficienti i Piani Casa. Ci siamo attrezzati anche utilizzando le risorse derivanti dalle dismissioni decise dal Consiglio Comunale per acquisire immobili sul mercato e metterli più celermente a disposizione. Abbiamo usato fondi per sostenere l’edilizia residenziale pubblica, intervenendo in particolare sulle manutenzioni e ottimizzando spese e costi di gestione di ATC.

Al di là dell’edilizia pubblica, la Città sta investendo molto nel sostegno alla locazione: oltre 5 milioni di euro, tra fondo per il sostegno alla locazione e aiuti economici. Inoltre, il Fondo “salvasfratti” ammonta a 1,4 milioni di euro. E ammonta a 3,5 milioni di euro il fondo di Città di Torino e Regione Piemonte per morosità incolpevole degli inquilini delle case popolari.

E siamo all’avanguardia nell’housing, in una collaborazione con privato sociale e fondazioni che ha creato mix sociale in via Ivrea, in piazza della Repubblica e molti altri luoghi, accogliendo anche studenti, famiglie con necessità temporanee e famiglie in difficoltà.

Non credo di aver mai sottovaluto o dimenticato mozioni comunali. Per quanto riguarda il Piano Freddo, quest’anno abbiamo investito 800mila euro (quasi 200mila euro in più rispetto al 2014), non solo per i dormitori comunali, ma anche per attivare percorsi di accompagnamento, centri diurni, mense, educativa diurna e notturna.

Siamo la Città che per prima ha creato l’Agenzia metropolitana Locare (300 soluzioni quest’anno) e, grazie anche al Consiglio Comunale, abbiamo istituito un Fondo Salvasfratti, ora diventato misura nazionale.

Stiamo poi lavorando con Prefettura, Regione e proprietari immobiliari per un Protocollo per definire graduazione dell’intervento forza pubblica per morosi incolpevoli, prevedendo una copertura attraverso il fondo nazionale.

Vorrei poi sottolineare l’inversione di tendenza: – 5% sfratti per morosità nei primi sei mesi di quest’anno, in controtendenza con i dati dal 2009 in avanti. Nel primo semestre 2014 erano 2.265, nel primo semestre 2015 sono stati 2.143”.

Sono quindi intervenuti i consiglieri comunali:

Michele Curto (SEL): Già in passato diverse volte il Consiglio Comunale aveva sollecitato la questione dell’emergenza abitativa. L’ultimo atto è stata una mozione approvata un anno fa, su “Torino zero freddo”, che prevedeva la creazione di un fondo non inferiore a un euro per ogni famiglia torinese, e comunque non inferiore a 300mila euro, per fare sì che nessuno dovesse passare l’inverno senza riscaldamento. Passato un anno, non c’è però traccia che ciò sia avvenuto.
Sono state intanto staccate 5.500 utenze (di cui 2.500 non rinnovate). E ora, con una delibera, si è “sequestrato” un argomento – che era del Consiglio Comunale – all’interno della Giunta. Delibera che prevede la creazione di un tavolo interassessorile: ma lo attiviamo solo oggi a fine mandato? E, nel frattempo, si sono sperperate risorse immobiliari pubbliche: Csea (via Bardonecchia), ex demanio militare, ecc.
Sono state negate situazioni gravissime. Ci sono migliaia di sfratti, 40mila case vuote, 155mila case abitate da over 75 che presto saranno vuote e ci sono 14mila alloggi in costruzione e milioni di metri cubi pubblici vuoti.
Ci vuole coraggio per intervenire e non bastano 200 posti in periferia con una “cittadella della povertà”. Con i colleghi Appendino e Marrone chiediamo quindi, di nuovo, un Consiglio “aperto” per elaborare un piano: è tardi, ma non ancora troppo per fare il nostro dovere.

Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia): La delibera della Giunta almeno rappresenta una presa d’atto dell’emergenza abitativa rispetto ai numeri di pura propaganda esibiti dal sindaco in passato. Il problema casa è un problema strutturale, che deve fare i conti con il calo dei redditi, il mercato immobiliare, le assegnazioni delle case pubbliche e il welfare.
Gli indirizzi indicati con mozioni approvate dal Consiglio comunale, l’uso di caserme o l’auto-recupero e le politiche della casa devono andare nell’interesse degli sfrattati. La mancanza di un piano regionale di recupero di immobili Atc li rende indisponibili e a rischio di occupazione.
Questa città deve affrontare il tema, così come quello dell’emergenza freddo, in modo pragmatico e non politico, basandosi su dati reali e sulla gestione realistica del patrimonio immobiliare pubblico. Questa Amministrazione ha bisogno di un bagno di realtà: il Consiglio comunale aperto può portare a galla le verità sgradite al sindaco Fassino.

Paolo Greco Lucchina (NCD): Sia da destra, sia da sinistra, è emerso che c’è una nuova emergenza sociale e cioè i “nuovi poveri” che si affiancano ai poveri. Pur se l’Amministrazione ha dovuto fare i conti con le risorse diminuite, le politiche per la casa sono state insufficienti.
Se non si rivede la politica di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, se non c’è convergenza tra l’Amministrazione pubblica e il privato (ricordo che ci sono 40mila alloggi sfitti in città), ben difficilmente si sbloccherà l’emergenza abitativa. Si deve aprire un dibattito aperto a tutte le forze politiche.

Michele Paolino (PD): Faccio fatica a intervenire nel merito di un tema, rispetto al quale l’Amministrazione ha fatto in questi anni e continua a fare. A noi interessa concentrarci su quello che intendiamo fare insieme: non basta dire si poteva fare di più. Portare il dibattito sul piano politico, significa portarlo in un contesto di campagna elettorale. Strumentalizzare la povertà non ci interessa. Ci interessa far fronte alla povertà.
Questo è un tema che riguarda cittadini che vivono il problema dell’emergenza abitativa, che non è risolvibile attraverso le occupazioni. Noi a luglio avevamo fatto una proposta che prevedeva il coinvolgimento di tutta la città, rivolgendoci ai privati, e chiedendo loro di aderire a una sorta di blocco degli sfratti, in modo da poterci mettere tutti insieme a individuare soluzioni, con le risorse che si possono utilizzare.
Quello che conta oggi è riuscire a risolvere il problema concretamente e provare a farlo insieme. La sussidiarietà orizzontale e l’esperienza di via Ivrea sono l’esempio di come si sia impegnati in un progetto che non crea la cittadella dei poveri.

Vittorio Bertola (Mov. 5 Stelle): Questa discussione è stata fatta più volte, in diverse sedi, e deve essere ripresa nuovamente. Ogni anno abbiamo avuto un palese disavanzo tra l’emergenza abitativa e il numero di alloggi disponibili. Siccome non si è riusciti a trovare una soluzione davvero efficace credo che abbia più senso proporre queste discussioni in un Consiglio aperto: a mio parere, quella è la sede giusta.

Andrea Tronzano (Forza Italia): Nulla da aggiungere al quadro fatto da chi mi ha preceduto. Voglio andare sul piano della concretezza parlando di quella che chiamo “emergenza abitativa di ritorno”. Oggi sembra che Atc stia diventando una specie di seconda Equitalia: le spese nelle sue case sono il quadruplo o il quintuplo del canone d’affitto, come se quelle case fossero per gente ricca. E quando una persona è in difficoltà per pochi mesi partono le lettere di decadenza.
I locatari non riescono a pagare non tanto l’affitto quanto le spese. Il problema rischia di diventare enorme: affrontiamolo con il presidente di Atc, dato che le stratificazioni burocratiche interne dell’ente paiono essere “impermeabili”.
Poi c’è il tema dei dormitori pubblici, diventati sempre più insicuri, e per questo molti non ci vanno. Infine, i canoni concordati: va bene il lavoro di Locare, ma questa forma di sostegno destinata a chi è più in difficoltà è diventata sempre più riservata a chi ha una solida base di reddito.

Barbara Cervetti (Moderati): Mi chiedo perché sia presente solo la vicesindaca Tisi e non anche l’assessore al Patrimonio Passoni, visto che si chiede anche la revisione del patrimonio immobiliare a favore dell’emergenza casa. Perché i consiglieri che hanno partecipato alla Commissione Emergenza Abitativa non citano tutti i tentativi che si stanno facendo in città, in questo momento, a partire dall’analisi dei 60 casi settimanali analizzati dalla Commissione stessa per dare risposte idonee a ogni singola famiglia? Non è una novità che ci siano nuove povertà, ci sono genitori separati, entrambi coniugi che perdono il lavoro: sono fenomeni nuovi, sfido chiunque a trovare una ricetta sull’emergenza abitativa entro 30 giorni. Occorre creare una cultura dell’emergenza abitativa. Si può certo implementare il cohousing, uno strumento troppo poco introdotto. Chi è diventato povero, ha difficoltà ad affrontare la situazione. Non si deve creare panico, ma portiamo avanti idee. Occorre che anche i cittadini si avvicinino a queste nuove culture: anche loro devono abituarsi a vivere quel tipo di emergenza. Non passi il messaggio che non si fa niente per chi non ha la casa perché a rimetterci sono proprio i cittadini.

Chiara Appendino (Mov. 5 Stelle): Ritengo sbagliato negare il fatto che l’emergenza abitativa sia un tema molto sentito nella nostra città. Visto che tutto il Consiglio Comunale è interessato al tema, ritengo sbagliato respingere la richiesta di un Consiglio aperto sull’argomento. È utile ascoltare tutte le parti sociali coinvolte, coloro che operano e che con la Città vogliono dare risposte a un’emergenza che continua a crescere. Diversamente, è un’occasione persa per la Città.

Guido Alunno (PD): Abbiamo deciso insieme, maggioranza e minoranza, in Commissione, che l’emergenza abitativa fosse uno dei temi centrali sul quale il Consiglio dovesse concentrarsi, riconoscendo la necessità di approfondire, verificare l’utilità degli strumenti, alcuni dei quali, partiti in tempi più lontani, dimostrano debolezza. In Commissione abbiamo affrontato temi generali e specifici. È chiaro a tutti che il tema è complicato, ma è sbagliato non riconoscere che è stata spesa una mole di lavoro e la capacità della Città di coinvolgere soggetti privati. Non c’è preclusione rispetto a proposte che possano arrivare da chiunque: c’è disponibilità a discutere in Commissione tutti gli strumenti che ciascuno voglia mettere in campo. Il percorso corretto è affrontare il problema e approfondirlo insieme, non spettacolarizzarlo. Preferisco percorsi ordinati, silenziosi, magari anche lunghi a un Consiglio aperto che creerebbe confusione senza dare risposte.

(Ufficio stampa Consiglio Comunale)


Pubblicato il 23 Novembre 2015

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