PIER LUIGI PUSOLE

Istituto d'Arte Aldo Passoni

Pier Luigi Pusole in questi nuovi dipinti mantiene lo stile post-espressionista già adottato
con successo in gioventù, quando firmava le sue tele col motto “Io sono Dio”, per far
capire, in modo irriverente e arguto, che la pittura è assimilabile alla creazione divina.
Ora, però, l’iconografia è cambiata, è nuova. Non ci sono più gli schermi televisivi offuscati
di Rai Quattro. Adesso Pusole raffigura vasti paesaggi montani, usando solo uno o
due colori: in prevalenza il verdescuro e il bianco accecante, che il più delle volte è il candore
della stessa tela “risparmiata”. La stesura è come sempre rapidissima, liquida e di
getto. Con questo procedimento cerca di raggiungere l’effetto voluto che non ha in mente,
ma che nasce nel suo stesso farsi, in un’azione assimilabile al dripping di Pollock. Per
questa ragione molte tele vengono iniziate, interrotte e lasciate, fino a quando non nasce
quella “giusta”. Nei lavori selezionati per Farsi Spazio, vediamo un vasto, solitario e livido
panorama alpino, con in primo piano un lago interamente coperto di ghiaccio e in lontananza
una valle ampia delimitata da alte vette. Ma il fatto singolare è che il dipinto è segnato
al suo interno da linee ortogonali e oblique che costruiscono l’effetto prospettico
di una stanza collocata paradossalmente all’interno di quel lussureggiante scenario. L’opera
fa parte di una sequenza di più quadri dove ogni veduta è uno scorcio di un mondo
non reale, ma immaginario, costruito come un labirinto, con tante stanze, ognuna delle
quali contiene un paesaggio interiore, della mente e del cuore.
Guido Curto

“L’arte è magia
liberata dalla menzogna
di essere verità”.
Theodor W. Adorno

 

PIER LUIGI

PUSOLE

 

curriculum.pdf

M-21/1, 2004 - acrilico su tavola, cm 200x250

Plan M/2, 2004 - china su carta, cm 33x22

M/2, 2004 - matita su carta, cm25x22