FRANCESCO SENA

Scuola Media Ippolito Nievo

Per le opere di Francesco Sena parlare della materia e della tecnica con cui esse sono state
realizzate non è superficiale, perché nel lavoro di Sena la superficie è la chiave per leggere
la profondità. La sua tecnica sfugge, infatti, ogni definizione. Sena “mixa” fotografia,
pittura e scultura, immettendo nella sua creazione anche un elemento di casualità. Il punto
di partenza è una fotografia, scattata il più delle volte da lui stesso, e i soggetti preferiti
sono le inquadrature di anonimi palazzi della periferia, di fronte ai quali si stagliano alti
lampioni o alberi sottili, in genere vedute urbane di una Torino anni ’60. Ogni fotografia
viene riportata, disegnata a matita, su una tavola di legno compensato e con l’aggiunta
di plastilina è trasformata in un bassissimo rilievo, poi alla fine di questo intervento il
“quadro” viene tutto ricoperto da uno strato sottile e omogeneo, monocromo, di cera:
gialla, o verde o blu. Così ogni immagine ci appare come vista attraverso un filtro colorato,
simile ad un velario che crea un effetto di lontananza nello spazio e nel tempo, una
nebbia che tutto confonde.
Attraverso la cera si possono non tanto vedere, bensì intravedere le ossessioni dell’artista
che predilige questa procedura esecutiva lenta e stratificata. Così il rallentamento del
processo creativo diventa rallentamento della percezione. Forse è per questo che davanti
ai quadri di Sena, si ha una voglia irresistibile di toccarli, ma neanche questo gesto ce
li farà possedere fino in fondo.
Norma Mangione

“La natura che sull’invisibile
mette la maschera del visibile
è solo un’apparenza
corretta da una trasparenza”.
Victor Hugo

 

FRANCESCO

SENA

 

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Senza Titolo, 2003 - cera e plastilina su legno, cm 170x200 ciascuno

Canto di mezzanotte, 2004 - cera e plastilina su legno, cm 170x200

Una alla volta, 2004 - cera e plastilina su legno, cm 170x200