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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 6 Luglio 2020 ore 13,00
Paragrafo n. 22
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2020-01258
MISURE DI ATTUAZIONE DELLE DECISIONI ASSUNTE IN MATERIA DI ALIENAZIONE DI PARTECIPAZIONI COMUNALI. AUTORIZZAZIONE ALLE MODIFICHE STATUTARIE NECESSARIE DELLE SOCIET? "TRM S.P.A." E "FARMACIE COMUNALI TORINO S.P.A.".
Interventi
ARTESIO Eleonora
Grazie. Questo delle Farmacie Comunali Torino S.p.A. è un caso di scuola, e poiché,
almeno per quel che mi riguarda, a scuola io cerco di apprendere, ho studiato e
ripercorso le tappe di questa vicenda e vorrei riproporle all’attenzione del pensiero mio
e soprattutto dei colleghi, anche se, ho ascoltato, si sono ritenuti già sufficientemente
convinti, in senso opposto al mio, dalle conversazioni intercorse in Commissione.
Quindi lo farò almeno a beneficio del verbale.
La questione dell’interesse pubblico e della funzione di pubblica utilità delle farmacie è
stata ampiamente sottolineata dal collega Lavolta, non è quindi casuale che il Comune
sia titolare della concessione, non è casuale che il Sindaco pro tempore di un Comune
sia chiamato agli interessi generali di tutela della salute della popolazione e di
eguaglianza delle opportunità nell’accesso alla tutela della salute. Sui principi quindi
non intervengo ulteriormente, ed era in ragione di questi principi che il Comune e i
Comuni gestivano direttamente in economia le farmacie, le Farmacie Comunali, di cui
vorremmo conservare memoria e competenza non soltanto nelle insegne. C’è
un’evoluzione da questa gestione in economia alla gestione in azienda speciale, secondo
la logica della flessibilità dei meccanismi di gestione tipici dei modelli aziendali che
pervadeva gli anni ’90 e gli anni 2000, e che ha portato nel 2000 a costituire una Società
per Azioni a capitale pubblico - a capitale pubblico - nel corso della quale costituzione,
anche con il concorso di una valutazione del decentramento che all’epoca seguivo come
responsabilità, aveva anche individuato quali fossero i livelli essenziali di distribuzione
di questi servizi nei diversi quartieri, era anche pervenuto ad un’operazione di cessione
ma nella salvaguardia della distribuzione territoriale che garantisse il principio di
capillarità in ragione di quello dell’eguaglianza di accesso.
Quel capitale pubblico resse fino al 2008, quando si costituì Farmacie Comunali Torino
S.p.A. con il 51% di capitale pubblico: il 51% al Comune, il 49% tra Farmagestioni e
Unioncoop. E questo sicuramente è già un elemento di evoluzione, l’introduzione della
partecipazione privata, sulla quale dovremmo riflettere, perché anche il pensiero
liberale, quello più rigoroso, quello più netto, quando ragiona di concorrenza
difficilmente riesce ad immaginare un principio di concorrenza dove i competitor sono
soltanto due, perché quali erano gli interlocutori alternativi alla gestione privata delle
farmacie? Solo le farmacie pubbliche. Non esistono dimensioni di competizione in
nome dell’efficienza, per usare gli argomenti del pensiero liberale, in cui uno dei due
competitor (voci sovrapposte), ed è invece quello che sta succedendo, cioè noi stiamo
passando da una situazione in cui il modello di distribuzione di servizio vedeva, fino al
2008, i due soggetti presenti in quel comparto, uno con la Maggioranza in ragione del
suo ruolo di concessionario e di tutore, garante degli interessi generali, e l’altro - quello
privato - da quel modello passiamo nel 2014 ad un modello in cui il Comune cede
ulteriori quote e riserva per sé solo il 20% con un nuovo ingresso di un altro socio
privato, Unifarma Distribuzione, e oggi, questa sera, in questo Consiglio, siamo
chiamati a rinunciare anche a quella quota del 20% attraverso delle modifiche di Statuto
che vengono prescritte all’interno della deliberazione.
Ora, mi si dirà, come mi si è detto in Commissione: “E certo, la privatizzazione non è
iniziata ora con la delibera di questo mandato amministrativo, è iniziata nel 2014”, o
addirittura, come mi è stato detto dal Presidente di Farmacie Comunali Torino S.p.A. “Il
vero processo di privatizzazione era cominciato nel 2008, quando il Comune decise di
coinvolgere nell’assetto societario, sia pure in funzione di minoranza, le organizzazioni
private”, e così scrive Farmacie Comunali Torino S.p.A., vantandola, peraltro, come
appunto l’elemento di agibilità, di flessibilità di gestione aziendale, quel passaggio del
2008. Ora, la lezione che io traggo da questo caso di scuola è quello per il quale si parte
prevedendo una società di capitale pubblico, e così funziona per qualche anno, si
procede prevedendo una maggioranza di capitale pubblico, e così funziona per qualche
anno, e poi si finisce con la dismissione della partecipazione pubblica.
Allora, se questo è il caso di scuola, io mi domando come facciano delle formazioni
politiche che giustamente, e in questo hanno tutto il mio supporto, chiedono di
convertire la natura giuridica di gestori privati di beni comuni e di farla tornare ad una
natura giuridica a totale partecipazione pubblica, possano su questo caso, che riguarda la
tutela della salute, essere così sereni nel dismettere completamente qualunque
partecipazione nella gestione di un servizio pubblico essenziale. Ma mi si dirà, come mi
si è detto in Commissione: “Ma mica stiamo parlando, proprio perché questo era un
settore che dal punto di vista economico aveva solo due competitor - le farmacie private
e le farmacie comunali -, non si può applicare un ragionamento tout court privato versus
pubblico o pubblico versus privato, perché comunque in questo comparto intervengono
solo soggetti che privatamente svolgono l’attività di esercizio delle farmacie, che per
missione, che per professione, che per deontologia perseguono gli stessi fini di interesse
generale, benissimo. Tra 10 anni vedremo se le partecipazioni in una società che non è
più pubblica, che è privata magari non deciderà di investire qualche soggetto con
interessi meramente finanziari, o con altri tipi di interessi rispetto all’erogazione dei
farmaci, alle misure di prevenzione della salute, agli interventi di domiciliazione dei
farmaci e delle prestazioni, agli indirizzi della popolazione verso il farmaco più
opportuno - quello da banco e quello più economico - tutti principi scritti all’interno del
nostro Statuto e delle regole, magari soggetti che già oggi presenti all’interno del
capitale societario acquisiscono, legittimamente, nelle loro attività imprenditoriali dei
rami d’azienda di altri comparti, magari quelli della protesica, potrebbero essere
interessati a mutare la natura prevalente dell’erogazione delle Farmacie Comunali.
Quindi, questo caso dovrebbe servirci da lezione per introdurre tutta una serie di
anticorpi per le situazioni nelle quali l’interesse pubblico dovrebbe essere prevalente.
Ma questi anticorpi questa discussione non li ha voluti introdurre, non ha voluto
nemmeno considerare le palesi contraddizioni che sussisteranno tra l’essere meramente
concessionario in rapporto agli elementi di garanzia che ora erano introdotti nello
Statuto, e che rilevavano ed enfatizzavano la funzione pubblica dell’Ente Locale; non si
è voluto, ragionando sugli emendamenti, nemmeno badare all’interesse economico, l’ho
detto prima, guardate che la valorizzazione delle quote è scritta in un modo nello
Statuto, è scritta in un altro modo nella delibera di indirizzo generale del 2019, ed è
peraltro non risolta la questione degli aspetti statutari nell’avviso pubblico; per cui noi
non sappiamo nemmeno con un avviso pubblico che anticipa la delibera, in esecuzione
di un indirizzo generale delle partecipate dell’anno scorso, se poi interverranno dei
contenziosi successivi perché magari gli elementi statutari non corrispondono alle
aspettative dei concorrenti in quella determinata gara.
Quindi, da questo punto di vista, io credo che si stia veramente tradendo un principio
comportamentale di tutela dei beni comuni che a me è caro, ma che ho sentito
proclamare anche da questa Maggioranza. E concludo su una questione di metodo: ogni
qualvolta vengo a proporre questi elementi, mi sento dire: “La questione è cominciata
prima”, la questione è cominciata prima? Non evidentemente con una mia
compartecipazione, già questo dovrebbe comportare una risposta alle mie obiezioni che
non è avvenuta; ma a parte questo aspetto, ma anche se la questione è cominciata prima,
oggi siamo chiamati a contenere e a ridurre le conseguenze di una questione cominciata
prima, non essendo inevitabili queste conseguenze, essendo evitabili, non cedendo
questo 20%. Ma ancora, voglio usare una metafora che so che è particolarmente irritante
per qualche Consigliere, e la metafora è la seguente: se i cittadini e le cittadine di Torino
ci hanno consegnato un veicolo con il quale noi abbiamo agevolmente guidato nel loro
interesse verso le loro direzioni per un certo numero di anni, e poi abbiamo cominciato a
dire: “Vendiamo gli specchietti retrovisori”, che fra l’altro guardare indietro magari ci
servirebbe ad imparare e a prevenire, ma questo è già troppo sofisticato; “Vendiamo gli
specchietti retrovisori”, ma tanto continuo a usare il veicolo; e poi venderemo un po’ le
gomme, ma tanto continuo a usare il veicolo, in nome delle cittadine e dei cittadini; e
poi vendo la batteria, piuttosto che i raggi delle ruote, a seconda del veicolo che vorrete
immaginare; e poi alla fine che me ne faccio della scocca e del telaio? Vendo tutto. Ed è
quello che stiamo facendo. Se poi si vuole dire che la colpa di aver ceduto il veicolo sia
quella di chi ha venduto gli specchietti retrovisori, liberi di fare questo tipo di
argomento e la democrazia, quella autentica, quella dei cittadini che esprimono poi nel
voto la loro opinione vi dirà se è stato un argomento convincente; personalmente, io non
ne sono convinta, soprattutto non sono convinta di un Comune che mi dice: “Rinuncio a
co-guidare anche in co-partecipazione perché tanto io regolo il Codice della Strada;
tanto io, titolare della concessione, sarò sempre in grado di garantire, di valutare, se nel
caso sanzionare”, salvo che a oggi nessuno ci sta dicendo né nello Statuto, né nel
contratto dei servizi, né nella carta di qualità come saranno introdotti questi elementi di
garanzia, e nessuno ci sta dicendo come quella cessione per 99 anni del canone di
concessione, cioè quelle licenze di esercizio per il quale il pubblico, e solo il pubblico,
può dire ad altri di esercitare funzioni di interesse generale e che oggi produce una
restituzione annuale pro quota al Comune di Torino, continui ad essere salvaguardato.
Insomma, quest’operazione mi pare un’operazione in sé profondamente sbagliata, nella
logica generale delle politiche con le quali il Comune rivendica per sé, in quanto
rappresentanza dei cittadini, la tutela degli interessi generali profondamente
contraddittoria, ed è questa la ragione per la quale io mi ostino a riproporre gli
argomenti che ho già sottolineato in Commissione, sperando in un ripensamento della
Giunta e della Maggioranza, e in una ricerca di tutti, almeno di tutti gli approfondimenti
su questioni che ho cercato di rappresentare e che mi paiono rilevanti. Grazie.

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