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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 1 Giugno 2020 ore 13,00
Paragrafo n. 32
ORDINE DEL GIORNO 2020-01173
(ODG N. 13/2020) "OMICIDIO PROCURATORE BRUNO CACCIA - 26 GIUGNO 1983. LA FAMIGLIA ATTENDE ANCORA DI CONOSCERE LA VERIT?" PRESENTATA IN DATA 22 MAGGIO 2020 - PRIMA FIRMATARIA TEVERE.
Interventi
TRESSO Francesco
Grazie. Io, devo dire, sono molto contento di quest’atto, ringrazio tutta la Commissione
Legalità, ringrazio anche la Presidente Tevere, che ha voluto farsi carico di quanto
avevamo stabilito, cioè di presentare un atto a nome dell’intera Commissione. Credo
doveroso, io ho anche un motivo personale, mi ricordo molto bene di quella sera del 26
giugno 1983, sono passati 37 anni, era una domenica sera, noi eravamo nel mezzo delle
elezioni politiche di quell’anno e io fui coinvolto, io conoscevo bene Bruno Caccia e mi
recai con un sacco di segatura a cercare di asciugare la macchia di sangue che era stata
lasciata sul selciato di via Sommacampagna, quindi è un ricordo che ho indelebile, che
mi accompagna e credo che sia giusto ricordare questa persona, che ha avuto un
impegno forte per questa città, ha saputo dare con la sua testimonianza un esempio di
quello che è un fortissimo senso delle istituzioni e del dovere. Una persona che non
voleva la scorta, perché riteneva che servisse solo a creare maggiori vittime, e infatti fu
colto, così, in maniera molto vile, mentre era solo, mentre portava a spasso il cane.
Credo che sia assolutamente vero, così com’è stato ricostruito dall’atto, che, se oggi
sono stati individuati, tra i vari procedimenti, la figura del mandante e la figura
dell’esecutore, questo non ha assolutamente risolto in maniera esaustiva quello che è il
caso dell’omicidio di Bruno Caccia, ed è vero che lascia delle ombre, ahimè, molto
pesanti, come l’avvocato Repici ha avuto modo di raccontarci in una dettagliatissima
esposizione che ha fatto in Commissione ancora di recente. La famiglia, giustamente,
nel 2015, a distanza quindi già di 32 anni da quanto era stato commesso l’omicidio, ha
detto e ha ribadito con forza con una lettera, con un atto molto semplice, aveva fatto una
lettera alla Città chiedendo aiuto e dicendo: “Ci manca la verità”. Ed è proprio questo
che credo non manchi solo alla famiglia, ma manca a tutta la comunità torinese, che in
quella figura ha visto un esempio molto chiaro, molto limpido di dedizione alle
istituzioni, e che non vuole accontentarsi di una mezza verità, che nasconde, invece,
dietro dei sistemi e delle logiche che sono molto più complesse e che sicuramente c’è
stato molto interesse, da parte di più parti, di occultare e di deviare. Quindi, quest’atto,
che sostanzialmente rivendica da parte della Città la necessità di avere una maggiore
chiarezza ed una maggiore conoscenza di come andarono i fatti e di risollecitare, quindi,
la ripresa in mano, anche affidandosi alle Commissioni Parlamentari, mi sembra
doveroso e spero che potrà essere portato avanti con tutta la veemenza possibile, da
parte della Giunta, noi come Commissione Legalità vigileremo, perché ci siano delle
nuove posizioni di voler affrontare e voler approfondire questo caso, possibilmente non
accontentandosi minimamente di quello che è il percorso giudiziario ad oggi pervenuto,
che pure ha avuto, com’è stato richiamato, ancora in periodi recenti, insomma, il rigetto
del ricorso di Schirripa e quant’altro, ma sicuramente non ha messo in luce tutta una
serie di verità, forse ben più scomode, che invece si celano sotto questo processo.
Grazie, Presidente.

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