Città di Torino

Corpo di Polizia Municipale


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Storia della Polizia Municipale

Aggiornata al 28 Aprile, 2010

Disponibile il testo "La Polizia locale di Torino - una storia da raccontare".

Il Corpo di Polizia Municipale di Torino (meglio conosciuto dai Torinesi come "i Civich") trova le proprie radici già addirittura nel lontano 1360, all'epoca cioè in cui era Principe di Piemonte il Conte Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde.

Dalla lettura di alcuni documenti contenenti "ordinati", giacenti negli archivi municipali e riferentisi al contenuto degli Statuti della Città di Torino, si apprende che già prima del 1360 le "persone di servizio" della città erano elette dal Consiglio Generale. Tale prerogativa venne ancora confermata nel Capo VI della Franchia dell'8 ottobre 1360 concessa dal Conte Amedeo VI, con la quale si disponeva "doversi stare ai capitoli antichi per la nomina degli Uffizi in essa non descritti". Si intende che con il termine generico di persone di servizio il riferimento fosse esplicito alle "Guardie", anche se di esse non si faceva esplicita menzione; tuttavia è certo che fra queste persone di servizio erano compresi quattro "Cavalleri dell'Ordine" che già esercitavano tutte quelle funzioni e mansioni che son proprie degli odierni "Civich".

Non esistono molti riscontri che consentano di verificare e seguire lo sviluppo delle attività di quella istituzione relativa ai successivi tre secoli. Essa riappare negli atti ufficiali della vita torinese nel 1679 quando, regnante la duchessa Maria Giovanna Battista di Nemours, vedova di Carlo Emanuele Il e reggente le sorti del Piemonte in nome del figlio Vittorio Amedeo Il, con uno speciale editto veniva stabilito in sostituzione dei precedenti Cavalleri dell'Ordine, un organico di "Otto Cavalleri Politici" per i quali, dovendo essi vestire una divisa, si provvedeva a spese della Città all'acquisto di armi e vestimenta.

Con uno speciale editto del 1724, il re Vittorio Amedeo Il prescrisse che gli Otto Cavalieri Politici fossero sostituiti da altrettanti serventi del Vicario denominati Guardie del Vicariato, che mantennero la stessa paga e gli stessi vantaggi e privilegi accordati ai Cavalleri. Di conseguenza questi ultimi vennero licenziati e furono nominate altre Otto persone con la qualifica di Guardie, alle quali venne conferito l'incarico di "servire la città in tutte le sue funzioni".

L'anno successivo, le otto Guardie del Vicariato furono riunite ed accasermate in alcune camere del fabbricato intermedio alle due torri, ora dette Palatine. L'abitazione, pur trattandosi di accasermamento obbligatorio, non venne loro concessa a titolo gratuito, ma dietro corresponsione annuale al Municipio di un equo affitto.
Nel 1760, il re Carlo Emanuele III ordinò l'aumento dell'organico delle Guardie da 8 a 12, compreso un Caporale che aveva funzioni di comandante. Si venne così a determinare per la prima volta una gerarchia interna.

Circa tre lustri più tardi, all'inizio del governo del re Vittorio Amedeo III, ne sarà ancora ritoccata la forza organica portandola da 12 a 16 unità, sempre subordinate al comando del caporale. Sedici quindi erano le Guardie del Vicariato alle quali erano affidati l'ordine e la sicurezza della capitale del regno, quando con sovrana disposizione il 12 novembre 1791 il re Vittorio Amedeo III decise di riorganizzare il "servizio di polizia, politica e di sicurezza", nonché l'ufficio del Vicariato, di sciogliere le Guardie del Vicario e di creare un nuovo Corpo detto delle "Guardie Civiche" (da qui l'appellativo "Civich") a cui affidò mansioni speciali e ben, determinate. Al fianco di queste, costituì pure un altro Corpo nuovo detto "degli Arcieri", a cui assegnò mansioni tutte proprie ed esclusive di polizia giudiziaria. Con questo provvedimento Vittorio Amedeo III, per primo, comprese la necessità di definire le attribuzioni ed i compiti degli addetti alla polizia urbana ed a renderli più partecipi della vita e dei problemi cittadini, nonché una notevole affermazione verso una definizione di Polizia Municipale.

Delle vicissitudini che coinvolsero le Guardie Civiche di Torino durante l'occupazione napoleonica poco si conosce; certamente non furono molto considerate né svolsero ruoli di primo piano se, l'8 luglio 1814, in aggiunta alle 6 guardie allora esistenti, ne furono nominate altre 12 per riportarle al numero di 18 come erano all'inizio del 1800.

Toccò al re Carlo Felice nel 1829 l'onere di riorganizzare con criteri più rispondenti alle esigenze della città, sia l'ufficio del Vicariato che il Corpo delle Guardie portandole a 26, compreso un Sergente comandante ed un caporale (a cui dopo pochi anni se ne aggiunse un secondo, ponendo a carico del Governo l'armamento, la buffetteria e la razione di pane.

Solo con il raggiungimento della libertà statutaria (1848) e, successivamente, con la promulgazione della prima legge Comunale e Provinciale (25 ottobre 1859) si ebbe una prima regolamentazione che permise al Comune, come ente autonomo, di crearsi gli strumenti per l'esecuzione dei suoi deliberati. Pertanto, nel 1849, con Regio Biglietto, Vittorio Emanuele II ritoccava ancora l'organico delle Guardie portandole a 40 unità agli ordini di un ufficiale comandante (Pietro Guerci) e, nello stesso tempo, sanzionava il diritto alla Città di Torino di scegliere le sue guardie fra i sottoufficiali dell'esercito. La Città Conservò tali privilegio fino al 31 dicembre 1851.

Nel frattempo venne sciolto il Corpo degli Arcieri, che non godeva minimamente della stima dei Torinesi, non essendo mai riuscito ad entrare nelle loro simpatie, e venne costituito a fianco delle Guardie Civiche il Corpo delle Guardie Rurali e Campestri.

Con decreto del 15 luglio 1852 venne approvato il primo vero Regolamento organico delle guardie municipali di Polizia Urbana..

Nel 1860, per incrementare il reclutamento nel Corpo delle Guardie Civiche, il Consiglio Comunale stabilità un premio di ingaggio di lire 110, 80 delle quali erano depositate a credito personale sul conto della massa vestiario e le rimanenti 30, pagate alla mano dopo due mesi lodevole servizio.

Nel volgere di pochi anni, con successivi provvedimenti a cadenze abbastanza ravvicinate, la forza organica del Corpo raggiunse il numero di 290 unità, anche a causa della fusione in uno solo dei due servizi di polizia urbana e di polizia rurale (1887), a cui conseguì inevitabilmente l'unificazione del comando, della disciplina e dell'amministrazione degli agenti nelle mani del comandante delle Guardie Civiche.

L'organico comprendeva, oltre al Comandante, 5 ufficiali ispettori, 8 marescialli, 37 tra brigadieri e vice brigadieri, 209 tra guardie scelte e semplici.
Tali provvedimenti portano altresì ad una riorganizzazione gerarchica interna e ad una maggiore e più capillare distribuzione del se~4zio nella città, che prevedeva la ripartizione degli agenti nei 22 uffici di sezione aperti: undici entro il perimetro della cinta daziaria e undici dislocati nelle principali borgate e frazioni sorte oltre la cinta medesima.

Erano questi i primi sintomi di quella particolare ristrutturazione cittadina, oggi identificata nel recente decentramento amministrativo e dei servizi, che l'Amministrazione Comunale torinese volle dare al Corpo a compimento di uno studio compiuto alcuni anni prima da un'apposita Commissione sulla organizzazione delle polizie di Parigi, Bruxelles, Monaco di Baviera e Londra.

Per effetto del notevole sviluppo edilizio, per l'incremento demografico e per la nascita dell'industria automobilistica, all'inizio del secolo e precisamente nel 1904, le incombenze affidate alle Guardie Comunali crebbero in misura tale da richiedere l'emanazione di un nuovo Regolamento organico e l'aumento di 40 agenti, che consentirono la costruzione del primo nucleo di agenti ciclisti, forte di 16 unità, che venne adibito alla disciplina della circolazione stradale.

Ulteriormente incrementato nel 1912, a conclusione della grande Esposizione Internazionale svoltasi l'anno precedente nel Parco del Valentino, il numero totale degli agenti raggiunse poi le 420 unità. Per quel tempo potrebbe sembrare già una forza ragguardevole, ma ben presto si dimostrò insufficiente a fronteggiare i bisogni di una città in rapido sviluppo edilizio, industriale, commerciale, demografico e di traffico. Infatti le incombenze degli agenti, rispetto al decennio precedente, triplicarono anche a seguito dell'emanazione di nuove ed importanti leggi e di speciali regolamenti da cui derivarono specifiche competenze alle Guardie Municipali. Testimonia questo stato di disagio il provvedimento adottato nel 1922 dall'Amministrazione per fare fronte alla sproporzione delle forze del Corpo rispetto alla mappa dei bisogni cittadini, con il quale vennero addirittura soppresse quattro Sezioni territoriali.

Tale drastica decisione permise però un recupero di personale con il quale si riuscì anche a rinforzare convenientemente l'esiguo nucleo di ciclisti preesistente, così da creare una speciale Squadra organica addetta esclusivamente ad una maggiore vigilanza della circolazione stradale.

Qualche anno dopo (1925), per fronteggiare la sempre più emergente necessità di predisporre un regolare servizio di disciplina del traffico, venne istituita la Squadra Viabilità (41 elementi comandati da un maresciallo che si incaricò del servizio di segnalazione ai principali incroci stradali della città. Da quel momento in poi, l'impegno del corpo nella disciplina della circolazione crebbe oltre ogni misura proporzionalmente al sempre più veloce aumento del parco veicolare, surclassando in qualche modo ogni altra attribuzione e servizio di istituto che, comunque, non potevano essere dimenticati.

Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, il Corpo contava 600 elementi e, a seguito della deliberazione podestarile del 18 marzo 1938, assume la denominazione di "Corpo dei Vigili Urbani" al quale in aggiunta agli altri servizi, vennero pure assegnati i controlli in materia annonaria e particolari servizi di informazione.

Il dopoguerra trovò purtroppo un Corpo piuttosto sguarnito e necessitante di una adeguata riorganizzazione, tanto da impegnare l'Am ministrazione nell'intraprendere un'intensa opera di ricostruzione del tessuto portante di tutta la struttura. Avvicendamenti al vertice, susseguitisi con una certa frequenza, assunzione di personale e modifiche ed adeguamenti delle norme regolamentari consentirono il conseguimento di risultati soddisfacenti nel giro di pochi anni e di raggiungere già un sicuro assestamento fin dal 1950 e di riportare a buoni livelli la professio nalità degli appartenenti al Corpo. In breve tempo la forza in organico raggiunse e superò le 1000 presenze effettive, L'organizzazione rimase impostata secondo il vecchio schema decentrato, preoccupandosi di rafforzare, a seguito del massiccio incremento della circolazione, i reparti di viabilità, creandone dei nuovi che corrispondessero alle nuove esigenze. Vennero formati così i reparti centralizzati: Segnalatori, Ciclisti, Autoradio e Motociclisti ritenendoli indispensabili per un ordinato e più diffuso controllo sia del centro storico che delle zone più periferiche.

Tale nuovo assetto durò sino all' inizio degli anni '80 quando, volendo rispettare ed applicare anche nel Corpo le regole del primo decentramento amministrativo (23 quartieri), vennero sciolti tutti i reparti di viabilità, demandandone i compiti alle 23 sezioni territoriali.

Oggi il  Corpo, che da poco ha celebrato i suoi 216 anni di vita (12 novembre 2007), è organizzato in modo complesso e si articola in strutture centrali, il Nuovo Comando in via Bologna 74 e i Nuclei Specialistici, e sedi decentrate, le 10 Sezioni Territoriali di Circoscrizione e il Presidio di Porta Palazzo.

Per questo Corpo "dei Civich", ripristinato da qualche anno nella denominazione "di Polizia Municipale", pur essendo mutate le condizioni ambientali e sociali, mutate e sempre in aumento le esigenze e le necessità della città, mutate e sempre maggiori le sue attribuzioni ed i servizi richiesti, restano immutati rispetto all'ormai lontano 1791, lo spirito di sacrificio altruistico, il desiderio di un migliore rapporto con i cittadini e la consapevolezza di svolgere un importante ufficio pubblico di indubbia utilità.

La Bandiera

Il corpo delle guardie di Polizia Municipale di Torino nel 1884 ebbe in dono da certo cav. Giacomo CHIRIOTTI un ricco gonfalone in seta e velluto, finemente ricamato in oro, di grandi dimensioni e di discreto peso che fu considerato dagli agenti quale loro vera e propria bandiera e che, perciò, venne sempre portato con le dovute forme e con gli onori che essa meritava, alle diverse cerimonie alle quali il corpo interveniva con il servizio d'onore.

Con quell'offerta il benemerito cittadino aveva voluto esprimere la simpatia e l'ammirazione per il Corpo e riconoscenza per il quotidiano impegno profuso a tutela della cittadinanza e, in particolare, per il servizio prestato durante l'Esposizione Generale svoltasi in quello stesso anno

Da un lato quel vessillo presentava, ricamato in oro sul fondo rosso cupo del tessuto, lo stemma del Comune, mentre sull'altro erano riprodotti i colori nazionali.

Il gonfalone, pur avendo un indubbio valore, per la Giunta Municipale del 1928 non venne più ritenuto in carattere con la fisionomia quasi militare che in quel particolare periodo storico, andava assumendo il Corpo, per cui si ritenne opportuno destinarlo ad ornare la sala del Comando (dove trovasi tuttora) e sostituirlo per i servizi d'onore con altro più adatto. A seguito di un interessante studio, del quale si fece carico il conte De Sonnaz, fu possibile ricostruire con precisione lo stendardo della Milizia Urbana, già esistente nel 1703, distintasi in occasione dell'assedio subito da Torino ad opera dell'esercito francospagnolo. La riproduzione della riscoperta bandiera fu approvata dal Podestà Ammiraglio di Sambuy, che pretese le stesse caratteristiche di dimensione di figura di quella a cui si ispirava e cioè: orlatura esterna gialla; drappo azzurro diviso da croce bianca in quattro quartieri, entro ciascuno dei quali dovevasi effigiare un toro "furioso" (rampante) giallo e rivolto verso l'asta; in alto, al disopra del toro del primo quartiere, un nastro svolazzante bianco con la scritta "Auxilium meum a Domino" a doppio verso; asta e cravatte azzurre. La consegna del vessillo avvenne il 31 maggio 1928 in occasione del giuramento di reclute assunte per far fronte ai servizi straordinari dell'Esposizione internazionale che stava per aprire i battenti.

La cerimonia ebbe luogo nella Sala dei Marmi di Palazzo Civico, alla presenza delle più eminenti autorità civili e religiose.



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