Città di Torino

Verde Pubblico


Comune > Ambiente e Verde >

Verde pubblico > 2011 > Parchi e giardini


Parco Dora: prima dell’estate cominceremo a passeggiarci

Pubblicato il 18.3.2011 (aggiornato il 5.5.2011)

ParcoDora1

Affollatissimo il sopralluogo-maratona effettuato il 3 marzo 2011 dalla Commissione ambiente e dalla Commissione cultura nello sterminato cantiere di 456.000 metri quadrati del Parco Dora.

Con i presidenti Vincenzo Cugusi (ambiente) e Luca Cassiani (cultura), l’assessore all’ambiente Roberto Tricarico, i due responsabili dei lavori: Michelangelo Pasquariello, direttore per i lotti finanziati ed appaltati da parte del Ministero delle infrastrutture e Domenico Quirico, dirigente al Comune di Torino e direttore dei lavori per i lotti comunali.

Assieme a loro molti consiglieri comunali, tecnici e giornalisti. Raramente tante presenze e tanto interesse per qualcosa che non è ancora un’inaugurazione ma un semplice sopralluogo. Il fatto è che per la prima volta il nascente Parco Dora, il più grande di Torino, tra i più grandi d’Italia, apre i suoi cancelli e svela segreti e incipienti bellezze.

In linea d’aria siamo a meno di un chilometro da piazza Statuto e qualcuno parla di Central Park. Ma l’anima di questo parco è diversa: qui non c’è il tentativo di portare un’illusione di intatta natura nel cuore della città. Qui si tratta di un matrimonio tra città e verde, tra storia industriale di Torino e spazi di riposo, tra nuova viabilità e nuovi quartieri: la Spina 3.

Moltissime le vestigia delle acciaierie che occupavano quest’area. Spazi preclusi da decenni alla città, muti testimoni della fatica operaia, tornano ad appartenere a tutti e in particolare alla giovane popolazione di Spina 3. Li si attraversa percorrendo una selva di pilastri la lama d'acqua d’acciaio, destinati ad essere colonizzati dai rampicanti, calpestando pavimenti con vari metri di spessore, che hanno retto il peso di macchinari giganteschi. Labirinti di cemento armato ancora attraversati da condotte e circondati da balaustre d’acciaio, stanno per diventare vasche ingentilite da piante acquatiche capaci di esercitare un’azione filtrante e purificatrice sull’acqua. Piccole aiuole, dal disegno netto, ingegneristico, si alternano a massicci manufatti di calcestruzzo, simili a bunker: gli antichi forni.

Ma questo è l'insolito panorama di due dei sei lotti che costituiscono il parco: Ingest e Vitali, separati dalla mole della chiesa del Santo Volto (altro esempio di architettura ispirata alla memoria industriale della città) e da via Borgaro. I due lotti sono collegati da una grande passerella. Lungo la Dora il parco si addolcisce e si “naturalizza”: centinaia di alberi, querce ciliegi e peri da fiore, messi in fila usando il Gps per non sbagliare l'allineamento di un solo centimetro. Poi piante capaci di bonificare terreni industriali catturando le molecole di metalli pesanti (è un'esperimento fatto col Politecnico di Torino). Una “lama d’acqua” di 350 metri attraversa i prati su cui sono adagiati gli edifici dell’Envi-Park. Verde orizzontale e verde verticale. Pavimentazioni mai viste a Torino in asfalti speciali e calcestre, una terra stabilizzata che si produce in Lombardia voluta da Peter Latz, colui che ha disegnato il parco.

Il cantiere, ci spiegano, è a impatto zero: a spese degli appaltanti sono le piantumazioni compensative del biossido di carbonio prodotto, 142 alberi per il "Parco della Confluenza" dove nascerà un “bosco della compensazione" e gli impianti fotovoltaici per alimentare l’illuminazione a Led.

Per i primi due anni anche la manutenzione ordinaria del Parco sarà a carico delle ditte che lo stanno realizzando. Primi lotti in consegna ad aprile (area Vitali), altri prima dell’estate, l’ultimo, il lotto Michelin, in ottobre. A settembre sarà aperto il sottopasso stradale che collegherà corso Potenza alla rotonda su corso Mortara. Due sono i ponti in costruzione sulla Dora, saranno pronti a ottobre. Uno è quello all’altezza di via Livorno; quello attuale, l’Amedeo IX, chiuderà alle auto per diventare ciclopedonale. L’altro è più a monte, verso via Borgaro e sara ciclopedonale.

Rimangono da scoperchiare e restituire al cielo agli uccelli ed alle piante, varie centinaia di metri di Dora, chiusi in un sarcofago di cemento vari decenni fa dalla Fiat. C’è stata una causa e occorre aspettare il via dal Consiglio di Stato per farlo. Entro l’anno anche questa opera dovrebbe essere conclusa. Sui tratti già “liberati” i giardinieri sono all’opera. Il parco costerà 70 milioni di euro, per metà finanziati dallo Stato nell’ambito delle iniziative per il 150° anniversario dell’unità nazionale e per metà da Regione e Comune.

(A cura di Silvio Lavalle, Redazione di CittaAgorà)

Torna su




Torna indietro | Stampa questa pagina | Torna ad inizio pagina