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Comunicato stampa

A PALAZZO CIVICO CONTRO LE MAFIE

SI È SVOLTO IL CONVEGNO “ISTITUZIONI E LOTTA ALLE MAFIE”, CON LA PARTECIPAZIONE DELLA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA, ROSY BINDI

In occasione del 31° anniversario dell’assassinio del procuratore Bruno Caccia per mano della criminalità organizzata, si è svolto a Palazzo Civico l’incontro sul tema “Istituzioni e lotta alle mafie”. All’iniziativa, promossa dalla Commissione consiliare Legalità e contrasto dei fenomeni mafiosi, hanno preso parte numerosi esponenti del mondo politico e giudiziario torinese. Tra i relatori, la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi.
Dopo i saluti istituzionali del presidente del Consiglio comunale Giovanni Maria Ferraris e della vicesindaco Elide Tisi, la presidente della Commissione Legalità Fosca Nomis, che ha condotto l’incontro, ha introdotto il primo dei relatori, il procuratore aggiunto Paolo Borgna. L’esponente della procura torinese ha ricordato la sua collaborazione giovanile con Bruno Caccia, nei dieci mesi precedenti il suo assassinio, definendolo “un uomo del ‘doverismo’, ovvero caratterizzato dal senso del dovere tipico di culture tradizionali torinesi quali l’azionismo e il cattolicesimo sociale”. Caccia era un magistrato “estraneo allo spirito odierno”, ha sottolineato Borgna, spiegando come proprio per questo sia ancora oggi un punto di riferimento: “Abbiamo bisogno di giudici, qui, non di giuristi, mi disse una volta. E infatti mi chiedo cosa avrebbe detto, se fosse oggi con noi, a proposito del ruolo oggi svolto da alcuni procuratori, o dei magistrati che dispongono di applicare o meno le cure Stamina, o di trascrivere sui registri di stato civile le nozze tra persone dello stesso genere contratte all’estero. Bruno Caccia si conferma un modello da seguire, in questi tempi di crisi e confusione”, ha concluso Borgna.
E’ quindi intervenuto Giuliano Turone, in rappresentanza del Comitato Antimafia del Comune di Milano, un organo consultivo della giunta meneghina presieduto da Nando Dalla Chiesa. Turone si è soffermato su un’analisi della penetrazione criminale, in particolare della ‘ndrangheta calabrese, nel sistema dei “subappalti informali”, segnalando come la normativa non consideri subappalto, in termini giuridici, quello affidato per importi inferiori a 100mila euro. Secondo Turone, la criminalità organizzata si infiltra proprio in questa miriade di subappalti coperti da appalti regolari: inoltre, ci sono controlli insufficienti, ha sottolineato l’esponente del Comitato antimafia milanese , nel 2012 risultano effettuati solo 3 controlli da parte del Gruppo interforze della Prefettura di Milano in ambito Expo 2015. Turone ha infine segnalato come un accordo tra i sindaci di Milano, Rho e altre località interessate dai lavori per l’Expo abbia valorizzato e incrementato il ruolo di controllo svolto dalle polizie municipali, con un consistente flusso di informazioni messe a disposizione della Procura della Repubblica.
E’ quindi seguito l’intervento di David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Consiglio comunale milanese, che collabora strettamente con l’omologo organismo torinese. Il Comune di Milano, ha spiegato, segnala costantemente all’Unità di Informazione Finanziaria le operazioni finanziarie sospette che ha modo di riscontrare, laddove si riscontri un potenziale rischio di attività di riciclaggio. “Le amministrazioni comunali - ha sottolineato Gentili - dispongono di importanti strumenti, avendo accesso e gestione di una grande quantità di dati, ad esempio su ISEE, licenze commerciali ed edilizie, TARI, tutti strumenti utilizzabili non solo per la lotta all’evasione ma anche per contribuire all’individuazione di situazioni sospette”. Il Rating di Legalità delle imprese (che “connota” le aziende distintesi per trasparenza), ha aggiunto, deve diventare un fattore che contribuisca all’assegnazione del punteggio nelle gare d’appalto.
La presidente della Commissione legalità del Consiglio comunale di Torino, Fosca Nomis, dopo aver reso omaggio alla memoria di Bruno Caccia ha ricordato anche Bianca Guidetti Serra, i cui funerali si svolgono proprio oggi: “Consigliera comunale, deputata ma soprattutto avvocato, Guidetti Serra ha incarnato l’impegno costante in favore della legalità, un esempio di rettitudine e serietà”. Nomis ha quindi tracciato il quadro delle attività della commissione da lei presieduta, sottolineando l’esito della ricerca effettuata in collaborazione con l’Università di Torino, dalla quale è risultata “una percezione non ingenua sulla presenza e le modalità di agire delle organizzazioni criminali”, con un 26,4% di operatori economici che ha dichiarato che non sarebbe disponibile a pagare il ‘pizzo’ preferendo chiudere e trasferirsi. “La sensibilità e la consapevolezza dei cittadinii – ha evidenziato Nomis – è un alleato fondamentale della lotta alle mafie”. Ma la ricerca ha mostrato anche una diffusa sfiducia nelle istituzioni, soprattutto come percezione di uno stretto legame fra politica e corruzione. Il punto essenziale, a questo proposito, sono gli appalti pubblici, per i quali,. Ha detto Nomis, “occorre che la stazione appaltante controlli tutta la filiera” e su questo il Comune ha forte attenzione. “Stiamo valutando come valorizzare l’utilizzo delle white lists delle imprese virtuose, pur tenendo presente che resta aperto il problema delle subforniture”. La presidente Nomis ha quindi concluso con riferimenti alla necessità di migliorare l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità e all’impegno nell’educazione alla legalità nei confronti delle giovani generazioni.
Cristina Caccia, figlia del magistrato assassinato nel 1983, ha ringraziato i presenti e ha ricordato l’impegno della famiglia per la riapertura delle indagini sull’omicidio, “poiché ci sembra, anche alla luce di nuovi elementi emersi negli ultimi anni, che il processo si sia concluso con l’accertamento di una parte soltanto della verità”.
Ha concluso l’incontro l’intervento di Rosy Bindi, in qualità di presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, che ha ricordato i decenni passati dall’uccisione di Caccia:” In quanti hanno negato la presenza della mafia al Nord in questi trent’anni? Caccia è stato ucciso proprio mentre cominciava a far luce su una realtà che oggi appare evidente”.
La presidente Bindi ha ricordato come la commissione da lei presieduta abbia 50 anni di vita e come in essa si rifletta il cammino che il Paese si è dato per combattere mafia. “Abbiamo una legislazione da rivedere in alcuni punti ma che è all’altezza dei compiti: quando lo stato decide di ingaggiare una battaglia vera contro la criminalità organizzata, ottiene risultati”.
“Oggi camorra e mafia sono fiaccate, ma ndrangheta forte: segnali dal governo ci fanno sperare che sia venuto il tempo di affrontarla, irrobustendo le fibre della società l’economia” ha aggiunto Bindi. “Lo Stato deve combattere le mafie là dove esse si trovano. La criminalità organizzata oggi non cerca solo il rapporto con ministri o deputati ma con sindaci, assessori, consigli comunali: negli enti locali, là dove si fanno appalti, piani regolatori, si organizza lo smaltimento dei rifiuti, le mafie cercano interlocutori”.
“Le mafie si insediano al Nord - ha incalzato la parlamentare - perché qui c’è il denaro in gran quantità, ci sono gli appalti, piccoli e grandi. Qui vogliono ripetere schemi tradizionali, infiltrano soprattutto i piccoli comuni, dove si riesce ad assumere maggior peso, poche famiglie possono condizionare gli esiti elettorali. La violenza si usa soprattutto al Sud, al Nord si usano i soldi, al sud c’è la manovalanza della droga, al Nord e all’estero – dove c’è legislazione meno rigorosa – gli affari. All’estero mancano norme antimafia sulla base del fatto che si pensa che la mafia sia altrove, Caccia aveva capito che è un errore pensare così”.
Bindi ha poi aggiunto: “L’Expo dimostra l’importanza dei controlli sui subappalti, le white lists non bastano. La mafia si espande in territori che ancora non sono sufficientemente difesi, occorre rafforzare la prevenzione. La criminalità organizzata si impone non con la forza ma con la convenienza, crea rapporti con l’economia sul territorio ancora più difficili da rompere. Impegniamoci ad alimentare ulteriormente il senso di responsabilità tra professionisti, banche, imprenditori”. Infine, una parola sul tema dei beni confiscati: “Siamo stati bravi a confiscare ma non altrettanto bravi nelle assegnazioni, dobbiamo responsabilizzare di più istituzioni locali e società civile. In Sicilia attività confiscate sono state male gestite, con perdita di posti di lavoro. Dove si ha il 70% di disoccupazione giovanile, se non si riesce a creare lavoro ‘buono’ prevale il lavoro cattivo offerto dalla criminalità”.

C.R. - Ufficio stampa del Consiglio comunale


Pubblicato il 26 Giugno 2014

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