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Ufficio Stampa

COMUNICATI STAMPA 2009


SENTENZA DEL TAR SULLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, DIBATTITO IN AULA

La prima riunione della Sala Rossa dopo la pausa estiva ha visto lo svolgimento di un dibattito sulla sentenza del TAR che, il 4 settembre scorso, ha accolto il ricorso presentato da Giuseppe Castronovo contro la delibera che lo aveva revocato dalla carica di presidente del Consiglio comunale, il 16 febbraio scorso. Di seguito, la sintesi degli interventi in aula


Beppe Castronovo (presidente del Consiglio comunale)

I fatti sono a conoscenza di tutti. Dopo la delibera di revoca del 16 febbraio, ho fatto ricorso contro quello che ritenevo un provvedimento illegittimo. Il 10 aprile, il TAR emetteva un provvedimento di sospensione, contro il quale il Comune, su mandato dei capigruppo, ricorreva a sua volta al Consiglio di Stato, il quale il 18 giugno respingeva questo ricorso. Infine, il 4 settembre scorso il TAR del Piemonte ha emesso sentenza di illegittimità della delibera consiliare che mi aveva destituito, riconfermandomi nella carica di presidente.

Daniele Cantore (Forza Italia-PdL)

Per quanto ci riguarda, il presidente Castronovo riveste la sua carica in modo politicamente illegittimo, al di là delle motivazioni della sentenza del TAR. Chiederò a questo punto di modificare la norma che attualmente attribuisce la presidenza alla maggioranza, visto che oggi non è più così: e questo rappresenta un precedente, per cui il prossimo presidente dovrà essere espressione della minoranza consiliare.

Alberto Goffi (UDC)

Non ho letto la sentenza per non cadere nella tentazione di criticarla ma Lei, presidente, si deve interrogare sul ruolo della politica e delle istituzioni, che è distinto da quello della magistratura. Riconosciamo la vittoria ottenuta tramite la sentenza, ma in questo modo si è svilito il Consiglio comunale. Castronovo dica cosa vuole fare della sua carica, eviti che i consiglieri non si presentino in aula sotto la sua presidenza.


Andrea Giorgis (PD)
Non c’è nessuna questione personale né mia, né di altri consiglieri del mio gruppo. Vogliamo porre la questione sul piano politico e istituzionale. Ribadiamo che Lei non ha la nostra fiducia e non è legittimato a ricoprire la carica che il TAR Le ha attribuito. Sarebbe bastato per noi modificare lo statuto ed abrogare l’inciso relativo ai “gravi motivi”. Abbiamo, erroneamente, pensato che non fosse necessario e che nessun presidente avrebbe ritenuto di poter ricoprire la carica contro il volere del Consiglio. Non penso che il presidente debba essere nella disponibilità della maggioranza, però credo che non debba essere politicamente irresponsabile di fronte all’assemblea.

Roberto Ravello (AN-PdL)

La sentenza mi ha insegnato che la sua figura deve essere a difesa della dignità e dell’autonomia del Consiglio comunale: ma Lei, rivolgendosi al TAR, ha fatto sì che qualcuno si sostituisse alla nostra autonomia, danneggiando l’immagine dell’assemblea. Da Lei mi aspetterei almeno che rifondesse le spese che l’amministrazione ha dovuto sostenere per la causa presso il TAR.

Antonello Angeleri ( Lega Nord)

Mi aggiungo a chi ritiene che non ci sia nulla da aggiungere. Mi auguro che questa sia l’ultima volta che parliamo di questo argomento in Consiglio comunale. Un Consiglio che ha fatto la più brutta figura della sua storia. Lei ci ha consegnato una sentenza del TAR, ma la sentenza più severa è quella politica: nei Suoi confronti c’è totale sfiducia.
Visto il suo comportamento fino ad oggi Lei rimarrà avvitato alla sua poltrona fino al 2011, non si sa a rappresentare chi e cosa. E’ una vicenda che infanga il Consiglio e mi spiace. Mi auguro che non si debba arrivare ad una modifica del regolamento del Consiglio comunale e che invece prevalga il buon senso.

Monica Cerutti (Sinistra democratica)

Intervengo con malinconia in una vicenda non facilmente spiegabile ai cittadini. Il consiglio comunale si è messo in un ginepraio approvando una delibera al cui voto non volemmo partecipare. La sentenza del TAR che la annulla, nel rendere giustizia a Lei, Presidente, ci dà ragione. C’erano e ci sono, del resto, ben altre cose di cui occuparsi. Ora, pur confermando la stima personale e politica nei suoi confronti, Le chiediamo di assumere la decisione più opportuna per restituire al Consiglio comunale la credibilità persa.

Domenico Gallo (Gruppo comunista)

Voglio ribadire che oggi voterei ancora contro quella delibera di revoca del Suo mandato. Credo che il Suo gesto fu più una leggerezza che un atto oggettivamente grave. Oggi però il suo partito non fa più parte della maggioranza che sostiene il sindaco Chiamparino e questo è il vero problema. Non chiedo le Sue dimissioni ma Le dico “scelga Lei come regolarsi”. Lo faccia tenendo presente l’imprescindibile necessità per il Consiglio comunale, di serenità e consenso sui ruoli, in particolare quello prestigioso di Presidente.

Giuseppe Lonero (La Destra )

Intervengo molto brevemente, solo per sottolineare il mio rammarico, perché in questo momento stiamo assistendo al prevalere dei tribunali sulla politica.
Lei non prende atto, che vincendo in tribunale ha perso in questa aula. E questo non è possibile in una città come Torino. Non possiamo avvalerci dei tribunali.


Giuseppe Castronovo (presidente del Consiglio comunale)

Non vi nascondo che non mi aspettavo qualcosa di diverso dal dibattito. Non pensavo che si sarebbe svolto in modo diverso. Qui vediamo consiglieri, che eletti in un gruppo passano poi a un altro e un altro ancora. Tutto questo è politica con la “p” maiuscola.
Ho ricevuto una delegazione che manifestava contro il massacro di Gaza, morti, case distrutte. E noi di tutto questo non parliamo. Ricordo che nel momento in cui avevo posto una soluzione politica, è stata rifiutata. Ed è stata preferita la via amministrava. La sentenza del TAR dice che sono fondate le mie argomentazioni. Oggi bisogna ricominciare da zero. Il principio della non sindacabilità del presidente del Consiglio comunale è stato sancito.

f.d'a. - s.l. - a.a. - c.r. (Ufficio stampa del Consiglio comunale)

Torino, 14 Settembre 2009


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