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Ufficio Stampa

COMUNICATI STAMPA 2009


IRIDE ED ENIA VERSO LA FUSIONE. IL DIBATTITO IN AULA

Prima dell’approvazione da parte del Consiglio comunale della deliberazione che permetterà di procedere verso la fusione per integrazione di Enìa in Iride, in Sala Rossa si è svolto il dibattito.

Sergio Chiamparino, sindaco: Stiamo discutendo del 51% nello statuto ma in realtà stiamo discutendo del nulla. Questa sarebbe una società senza potere contendibile e spesso un potere non contendibile comporta il rischio di opacità, inefficienza, scarsi risultati, scarsa trasparenza, ma ci sono patti parasociali che garantiscono di tre anni in tre anni la maggioranza del 51% e tutti i tempi necessari per compiere delle operazioni di scorporo delle reti dal servizio.
Il problema vero, secondo me, è proprio quello di scindere le reti dai servizi. Nello statuto va messo che le reti devono essere pubbliche: il comune, il pubblico o chi per esso deve garantire i binari e i tubi dell’acqua anche la dove l’interesse privato non arriva. Chi apre il rubinetto dell’acqua o fa partire i treni, più compete meglio è. Il comune deve occuparsi di fare la rete e il regolatore, con il contratto di servizio che stabilisce le tariffe e la qualità del servizio non anche il gestore. Non stiamo parlando ne di svendere ne di privatizzare e come si cambiano i patti parasociali si possono cambiare anche gli statuti ci vuole solo un po’ più di tempo e convocare un’assemblea straordinaria. I patti parasociali sono più adatti ad un’azienda quotata rispetto alla fissità di uno statuto, che comunque si può cambiare.

Il vicesindaco Tom Dealessandri ha illustrato l’iter che ha portato alla decisione della fusione tra Iride ed Enìa. E ha ribadito che la fusione non comporta problemi occupazionali e che, per avere determinati livelli di efficienza, bisogna affrontare economie di scala. Inoltre, ha confermato che questa operazione di fusione non riguarda l’acqua torinese. Il vicesindaco ha rassicurato sulla proprietà delle reti idriche e ha affermato che nessuno può decidere su SMAT senza una deliberazione del Consiglio comunale.

Raffaele Petrarulo (Italia dei Valori): A Genova le nostre richieste sono state accettate, mentre a Torino le assicurazioni che domandavamo sono state bocciate. La fusione per privatizzazione dovrebbe garantire la maggioranza del capitale sociale agli enti pubblici, l’esclusione dei privati dalle politiche tariffarie, un piano industriale approvato dai Consigli comunali. Pertanto il nostro voto sarà contrario. Ribadiamo il nostro no alla privatizzazione dell’acqua.

Domenico Gallo (Gruppo Comunista): Mi asterrò. Esprimo soddisfazione per i risultati ottenuti che sono frutto dei dibattiti delle scorse settimane. La questione del 51% del controllo pubblico è molto importante così come la necessità che Smat mantenga l’autonomia nella gestione del servizio idrico torinese.
La mia astensione apre uno spazio di discussione per il futuro. Lancio la proposta di costituire un osservatorio permanente che monitori le scelte dei dirigenti della società che nascerà dalla fusione.

Daniele Cantore (Forza Italia - PdL): Sono sempre più convinto in coerenza con le linee del mio partito che l’acqua debba essere pubblica ma non venire nazionalizzata. Di fatto in questa fusione non si parla di acqua e rifiuti. Sarebbe stato meglio fermarsi, continuare a riflettere e costruire insieme una soluzione che da una parte andasse incontro al mercato e dall’altra offrisse garanzie sul controllo pubblico della fusione. Non parteciperemo alla votazione.

Andrea Giorgis (Partito Democratico): Chi vota a favore di questa deliberazione, vota a favore di un’aggregazione che nei nostri intendimenti dovrà introdurre economie di scala, maggiore efficienza e un miglioramento di qualità e quantità dei servizi per i cittadini. E tutto ciò garantendo una crescita dei livelli occupazionali.

Roberto Ravello (Alleanza Nazionale - PdL): L’opposizione si è dimostrata ancora una volta compatta e coesa, mentre la maggioranza si è aspramente scontrata e divisa su diverse visioni del mondo. Riuscirà ad approvare una deliberazione, ma non potrà più governare la città. Di fronte alla fusione Iride-Enìa si è schiantato un progetto politico, che sinceramente non ho mai capito. Senza sapere a chi gioverà la fusione. Nessuno ci ha dato prova che possa giovare ai cittadini.

Mario Carossa (Lega Nord): Il tempo ci dirà che la deriva che sta prendendo la maggioranza è sempre più letale nei confronti dei cittadini. La fusione porterà vantaggi a qualche “salotto”, non certo alla gente. E questo Consiglio Comunale ha sempre più difficoltà a non farsi schiacciare dalla Giunta, ma noi ci opporremo sempre ai progetti nei quali non crediamo. E continueremo la battaglia contro questo tipo di liberalizzazioni.

Monica Cerutti (Sinistra Democratica): Sinistra Democratica non si esprime favorevolmente. Non è stata accolta la nostra richiesta sulla modifica statutaria per il vincolo ad almeno il 51% ed era quello che più volevamo. In Iride non è ancora stata fatta la separazione fra gestione delle reti e gestione dei servizi, e quindi avremmo avuto il dovere di blindare almeno il 51% in mano agli enti locali a garanzia del controllo pubblico, almeno delle reti che non può essere garantito dai patti parasociali che possono essere modificati in qualsiasi momento.

Maria Teresa Silvestrini (Rifondazione Comunista): Siamo contrari a questa fusione perché alla nuova società vengono attribuiti compiti che riteniamo debbano essere esercitati dal servizio pubblico e non da società rivolte al profitto. Voglio inoltre far notare che le società partecipate dovrebbero avere funzioni sociali riconosciute dal Consiglio comunale e favorire nella loro carta dei servizi i cittadini con maggiore difficoltà, ad esempio per il pagamento delle utenze delle bollette delle case popolari.

Salvatore Gandolfo (Moderati): Esprimo il voto favorevole dei Moderati. Abbiamo discusso ampiamente con i capigruppo e in Prima commissione dell’argomento, avevamo portato avanti la discussione del 51%, il momento storico non può permettere altro rispetto a quello che è stato fatto. Ci riteniamo soddisfatti e apprezziamo l’impegno assunto dalla Giunta.

(Ufficio stampa Consiglio comunale)

Torino, 29 Aprile 2009


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