COMUNICATO STAMPA DELL'ASSESSORE TORRESIN

Mentre in queste settimane si registrano da più parti (proprio in questi giorni da parte della stessa diocesi torinese) sollecitazioni ad assumere iniziative capaci di incidere sullo sviluppo economico e sui livelli di disoccupazione esistenti in città, è opportuno richiamare l'attenzione di tutti gli operatori pubblici e privati sullo stato di degrado in cui versa l'ufficio di collocamento di Torino.

Recentemente la situazione ha rischiato più volte di degenerare a causa delle difficoltà in cui si trovano ad operare i dipendenti del collocamento, dovute sia al deterioramento fisico dei locali in cui è ospitato l'ufficio sia allo stato di incertezza nel quale operano gli stessi dipendenti in relazione al prossimo passaggio di competenze alla Provincia.

A questo proposito si precisa che la Città di Torino ha già destinato una nuova sede in cui collocare i nuovi uffici: con l'inizio del prossimo anno saranno disponibili locali di oltre 1.200 mq in via Bologna 153, in un edificio di proprietà comunale situato in una zona residenziale facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Questa nuova sede, opportunamente collegata con gli uffici di Via Castelgomberto (attuale sede distaccata del collocamento) consentirà alla Città di avere 2 centri di accoglienza per chi cerca lavoro, l'uno collocato a Sud e l'altro a Nord.

La nuova sistemazione degli uffici risolverà solo in parte i problemi. Infatti è sempre più urgente dare vita a servizi in grado di offrire reali opportunità di lavoro ai disoccupati, occupandosi meno di incombenze burocratiche e favorendo invece l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. Tali nuove funzioni saranno però possibili solo se gli uffici potranno utilizzare nuove ed adeguate tecnologie: a questo proposito si prospetta anche il rischio di una vera paralisi del sistema informativo attualmente utilizzato dal collocamento a causa del millenium bug. Non risultano a tutt'oggi predisposte, né dal Ministero né dalla Regione Piemonte né da altri, adeguate contromisure: potrebbe quindi verificarsi l'azzeramento delle poche azioni finora svolte a favore dei disoccupati, quali gli avviamenti nelle pubbliche amministrazioni.

La mancata definizione delle nuove politiche attive del lavoro rende ulteriormente precarie le azioni che gli enti locali possono disporre, per alleviare in qualche modo i bisogni delle persone alla ricerca di un impiego.

Infatti non sarà più possibile attivare progetti di lavori socialmente utili (che nel corso del 1999 hanno dato un'opportunità di lavoro temporaneo a quasi 750 disoccupati torinesi), mentre quasi 45 miliardi sono congelati sin dallo scorso mese di maggio in attesa che la Regione Piemonte e la Commissione Regionale per l'Impiego definiscano con il Ministero del Lavoro le nuove modalità con le quali utilizzarli.

Sia in merito al funzionamento dei nuovi servizi per l'impiego che per la definizione di nuove politiche attive del lavoro, la Città ha in questi ultimi mesi avanzato proprie proposte con ampia disponibilità ad essere direttamente coinvolta, ma finora tutto ciò non ha trovato riscontro da parte degli altri interlocutori.

Questa situazione preoccupa fortemente l'Amministrazione della Città per le tensioni che si possono determinare tra i disoccupati e per l'impossibilità di promuovere iniziative in grado di incidere, seppur parzialmente, sul grave problema della disoccupazione a Torino. (e.v.)

Torino, 10 Novembre 1999

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