Meeting Peace


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Sviluppo e lotta alla povertà

Lo sviluppo e lotta alla povertà: politiche macroeconomiche, investimenti diretti esteri e interventi dei grandi organismi internazionali (Onu, Fmi, Bm, Omc) vs progettazione dal basso, microcredito e autosviluppo.

Finita la Seconda Guerra Mondiale, i paesi “ricchi” riconobbero la necessità di farsi carico dell'arretratezza dei paesi c.d. “del terzo mondo”. Per più di 40 anni il modello di azione ha previsto l’intervento socio-economico di un grande centro decisionale (la World Bank o il FMI, ad esempio) in grado di mettere in moto le risorse nascoste dei territori destinatari dell’intervento e di facilitare l'ingresso di ingenti investimenti esteri.

Il centro stabiliva la costruzione di grandi infrastrutture e distribuiva incentivi che avrebbero dovuto accelerare i processi di accumulazione creando un circolo virtuoso che avrebbe permesso ai paesi poveri di raggiungere adeguati standard di sviluppo. Si parlava di “teoria dello sviluppo indotto”.

Le critiche a questo modello di sviluppo “dall’alto” hanno iniziato ben presto a prendere corpo, in quanto si sosteneva che che lungi dal creare circuiti virtuosi autonomi, esso finiva per accrescere la dipendenza dei paesi del terzo mondo rispetto ai paesi industrializzati e, ancor più, nei confronti delle grandi multinazionali. I paesi poveri vedevano le loro materie prime acquistate a prezzi sempre più bassi, mentre l'industria locale non decollava e anzi le merci straniere soppiantavano quelle locali. A prova di ciò, la costante crescita del divario tra nord e sud del mondo.

A questi critici, il “washington consensus” rispondeva con altri dati, quali la crescita generalizzata del PIL in questi paesi e alcuni casi particolarmente di successo, come la Corea.

Da una quindicina d’anni però si vive nel mondo la sperimentazione di una via alternativa allo sviluppo che prevede un intervento minimo da parte di un centro decisionale distante. Il modello prevede la cooperazione tra attori locali e non (le Ngo) che limitano la loro azione ad un territorio omogeneo e a progetti sostenibili e partecipati.

I due modelli oggi convivono. Le politiche di intervento “dall’alto” si materializzano spesso in grandi opere (dighe, centrali, oleodotti, ecc.) sulla cui efficacia nell'eliminare la povertà molti sono i dubbi, mentre forti sono le denunce sui loro costi sociali e ambientali. Oppure in “riforme strutturali” dell'economia locale, imposte agli Stati da organizzazioni internazionali quali il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, di stampo liberista, poste come conditio sine qua non per ottenere finanziamenti.

Le politiche dell’intervento “dal basso” o bottom-up scontano invece critiche da parte di chi le ritiene troppo sottodimensionate rispetto ai gravi problemi che vorrebbero risolvere.

Le “questioni guida”

Quali sono le cause della povertà e della ricchezza, cioè delle enormi differenze tra sud e nord del mondo? Di chi i meriti, di chi le colpe?
Che cosa si intende per “sviluppo”: aumento della ricchezza (crescita del PIL) o diffusione del benessere? E' un concetto puramente occidentale o si può pensare ad un nuovo significato frutto della convergenza fra valori e finalità proveniente da diverse culture?
Sviluppo di chi e per chi? Come garantire che la nuova ricchezza prodotta sia a beneficio di tutti gli abitanti dei PVS?
E' pensabile preservare il nostro stile di vita e allo stesso tempo sconfiggere la povertà?
Come spiegare l'evidente fallimento delle politiche attuate fino ad oggi? Esistono “tare genetiche” nei PVS che limitano lo sviluppo (arretratezza culturale, debito)?
Quali politiche oggi per eliminare la povertà e garantire a tutti gli abitanti del pianeta uno stile di vita degno: partnership privata (privatizzazioni, commercio, investimenti esteri diretti) o partnership pubblica (protezionismo, domanda interna e sviluppo delle potenzialità locali)?
Bisogna continuare a puntare sullo sviluppo Nord\Sud o favorire l'interscambio e l'autonomia tra i paesi in via di sviluppo (sviluppo Sud\Sud)?
Quali i ruoli e quali i poteri degli attori in gioco: grandi organizzazioni internazionali, Ong, governi, popolazioni locali e corporation?

Contributi

I contributi e le interviste degli esperti sono disponibili in formato PDF. Parte delle interviste rilasciate da alcuni esperti del comitato scientifico sono pubblicate all'interno nell'ultimo numero del giornale di strada Terre di Mezzo, che dedica ampio spazio all'evento.

Copertina di Terre di Mezzo
Hi Latifee  Hi Latifee
Alex Zanotelli Alex Zanotelli

 

Le altre interviste rilasciate dagli esperti

Sergio Marelli Sergio Marelli
Paolo Belli Paolo Belli
Riccardo Petrella Riccardo Petrella
Diego della Valle
Pietro Garibaldi
Walter Veltroni