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Piazza Castello

Roberto Cuoghi. Šuillakku

Il ciclo “Nuove generazioni” iniziato nel 2000 presenta i giovani talenti emergenti sulla scena internazionale.

Con questa personale il Museo d’Arte Contemporanea presenta l’opera di Roberto Cuoghi, uno dei più interessanti esponenti della ricerca artistica italiana. Nato a Modena nel 1973, l’artista si è affermato per aver saputo creare un proprio linguaggio, lavorando con le tecniche più diverse, incluse fotografia, video, animazioni, pittura, disegno e suono. In particolare l’artista ha sviluppato una sua personale indagine sul principio della metamorfosi. All’età di venticinque anni ha intrapreso un percorso di trasformazione fisica, durato sette anni, che lo ha portato a invecchiare per assomigliare a suo padre. Rifiutando di definire tale processo una performance e eseguire opere relative, l’artista ha invece trasferito in nuovi lavori il suo interesse nei confronti dell’idea di metamorfosi.

La mostra è incentrata su Pazuzu, un demone assiro, la cui iconografia, attraverso diverse forme e mutazioni, appartiene anche al nostro presente.
Il pubblico è accolto al Castello da una statua del demone, realizzata a partire da un esemplare di epoca assira oggi conservato presso il Louvre di Parigi. Cuoghi, grazie alla collaborazione del prestigioso museo francese, ha realizzato dall’antica statuetta alta pochi centimetri, attraverso un elaborato processo di scannerizzazione laser, una nuova scultura di oltre cinque metri di altezza. L'opera, posta sull’incompiuto scalone juvarriano, accoglie i visitatori al Castello di Rivoli. La mostra prosegue al terzo piano, dove l’artista ha realizzato un’imponente installazione sonora ispirata alla lamentazione che gli antichi assiri rivolgevano ai propri dei, per invocarne la protezione. L’artista ha composto la parte sonora e il testo prendendo spunto da accurate ricerche di esperti archeologi. Cuoghi ha inoltre personalmente realizzato gli strumenti sonori necessari alla composizione e ai rumori in essa contenuti. L’artista, moltiplicando e mutando la propria voce, trasforma se stesso in un coro di centinaia di persone.

Il titolo Šuillakku (pronuncia sciuilaqu), scelto dall’artista per la mostra, riguarda la posizione di preghiera corale con una mano alzata, anticamente usata per le invocazioni e stabilisce un’ipotetica relazione con la posizione della statua di Pazuzu.

Info: www.castellodirivoli.org