Dal primo gennaio 2007, è entrata in vigore la riforma inerente la "previdenza complementare" (decreto legislativo 252/05). La riforma coinvolge tutti/e i/le lavoratori/lavoratrici dipendenti del settore privato.
In conseguenza di tale riforma, entro il mese di giugno 2007 (30 giugno) tutti i lavoratori che hanno diritto al Tfr (trattamento fine rapporto), dovranno decidere se destinarlo a previdenza complementare oppure mantenerlo in azienda.
Nel caso non venisse espressa nessuna scelta entro il termine indicato, ovvero il 30 giugno 2007, il trattamento fine rapporto, a partire dal mese di luglio 2007, verrà automaticamente destinato alla previdenza complementare.
Tale scelta riguarderà solo il Tfr futuro, quello cioè maturato a partire dal primo gennaio 2007.
I soldi accantonati per il Tfr fino al 31 dicembre 2006, resteranno in azienda con le medesime norme in vigore prima della riforma della previdenza complementare.
Se il lavoratore è stato assunto a decorrere dal primo gennaio 2007, dovrà decidere entro sei mesi come destinare il proprio Tfr (la nuova modalità quindi riguarderà tutti i lavoratori che verranno assunti in futuro e che avranno sei mesi per decidere sulla destinazione del proprio Tfr).
I lavoratori dipendenti possono scegliere quindi di mantenere il Tfr, lasciandolo all'azienda, e di ricevere in tal caso, al momento di fine rapporto, la retribuzione differita ovvero accumulata negli anni di lavoro.
Altra opzione è quella di destinare il proprio Tfr ai fondi pensione.
La prima scelta, ovvero quella di lasciare il Tfr in azienda, può essere rivista in qualsiasi momento, la seconda, ovvero quella di destinare il Tfr ai fondi pensione, non potrà mai più essere rivista, quindi in tal caso non si può cambiare destinazione.
I lavoratori che decidono di lasciare il proprio Tfr all'azienda, devono comunicarlo esplicitamente, compilando apposita modulistica che deve essere consegnata dal datore di lavoro ai propri dipendenti.
Nel caso non venisse esplicitata alcuna scelta, scatta il principio del "silenzio - assenso", in base al quale il Tfr verrà destinato automaticamente alla previdenza complementare.
In ogni caso, la scelta di destinare il proprio Tfr ai fondi pensione, può essere effettuata compilando l'apposita modulistica fornita dal datore di lavoro.
I lavoratori che vogliono destinare il proprio Tfr verso la previdenza complementare e scegliere quindi un determinato fondo pensione, devono comunicare tale decisione ai datori di lavoro, compilando i modelli Tfr1 oppure Tfr2.
Il Tfr viene dirottato alla previdenza complementare anche nel caso in cui il lavoratore non decida in maniera esplicita, cioè non consegni i moduli compilati al datore di lavoro.
Sia nel caso di scelta esplicita, quindi comunicata al datore di lavoro, sia nel caso di silenzio, cioè di non scelta, la destinazione del Tfr ai fondi di previdenza complementare è irrevocabile.
Le organizzazioni sindacali stanno organizzando assemblee per informare i lavoratori sulle scelte e sui tipi di fondi previdenziali cui eventualmente destinare il Tfr, nel caso non si scelga di lasciarlo in azienda.
Esistono infatti diversi tipi di fondi previdenziali (fondi di categoria o chiusi, fondi aperti, Pip, ovvero piano individuale pensionistico).
Sul nostro sito è pubblicato l'elenco degli indirizzi e numeri telefonici dei Patronati sindacali, cui ci si può rivolgere in caso di dubbi e insicurezze.
I lavoratori che intendono lasciare il Tfr in azienda, devono comunicare la decisione ai propri datori di lavoro, compilando i moduli Tfr1 o Tfr2. Nel caso non si comunicasse tale decisione, scatta il "silenzio assenso" ed i fondi vengono destinati alla previdenza complementare.
Nel caso in cui il dipendente lavori in un'azienda con un numero di lavoratori in organico inferiore a 50, sarà l'azienda a gestire il Tfr.
Nel caso in cui il dipendente lavori in un'azienda con un numero di lavoratori in organico di almeno 50 dipendenti, il Tfr verrà versato ogni mese al fondo di Tesoreria gestito dall'Inps.
In ogni caso al dipendente sarà versato il Tfr a fine rapporto di lavoro, come in passato.
Dopo otto anni di lavoro si può richiedere alla propria azienda una somma pari al 70% del Tfr accumulato, per spese sanitarie oppure per acquistare la prima casa (per sé o per i propri figli).
Le aziende con un numero inferiore a 50 dipendenti e che quindi non versano il Tfr all'Inps, possono prevedere altre cause di richiesta di anticipo del Tfr.
Le aziende con almeno 50 dipendenti, e che quindi versano il Tfr all'Inps, possono prevedere cause di richiesta di anticipazione del Tfr solo nei casi sopra elencati (spese sanitarie o acquisto prima casa per sé o per i figli).
I lavoratori facenti parte delle categorie sopra elencate tranne, ovviamente, coloro che non hanno diritto al Tfr, continuano a fruire del Tfr come prima della riforma sulla previdenza complementare.