Coloro che "con la convinzione di avere a che fare con persone inferiori" deridono, scherniscono o tentano di nuocere a persone di provenienza geografica/culturale diversa rischiano condanne dure con eventuali aggravanti.
La sentenza è partita sulla base di un episodio accaduto a Torino: un ragazzo al volante per le vie del centro aveva sterzato in direzione di un ragazzo di colore che stava attraversando a piedi e, mentre fingeva di investirlo, aveva gridato: "Io lo schiaccio il negro".
Per questo gesto era stato condannato per violenza privata con l'aggravante della discriminazione razziale.
La condanna era stata emessa in primo grado dal Tribunale di Torino e lui ha fatto ricorso alla Corte d'Appello piemontese che ha confermato la sentenza e poi in Cassazione.
La quinta sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso.
La Cassazione infatti ha giudicato che è stata la "valutazione discriminatoria di inferiorità di una persona di colore" che ha indotto il ragazzo al volante ad "utilizzare quella persona come semplice oggetto di un gioco pericoloso".
Il giovane aveva addotto come difesa il fatto di aver voluto "vantarsi" e di non aver voluto esprimere odio razziale ma la sua motivazione è stata respinta.
Anche la procura generale aveva sollecitato il rigetto del ricorso, chiedendo che venisse confermata la condanna, inclusa l'aggravante.