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Presenze trasparenti.


Indagine sui diniegati (ovvero i richiedenti asilo cui è stato negato lo status di rifugiato) promossa dai Centri di Servizio per il volontariato del Lazio (CESV e SPES) e realizzata dalla Caritas di Roma, Federazione chiese Evangeliche, Casa dei diritti sociali, Progetto "Casa verde" e Centro Astalli.

La ricerca non si limita a indicare numeri e percentuali ma analizza il fenomeno a Roma per proporre azioni positive atte a tutelare i diritti di queste persone.

Lo studio si basa su 100 interviste e sul racconto di dieci storie di vita.
La maggior parte delle persone intervistate è rappresentata da giovani uomini (L'80% ha meno di 35 anni), con livello culturale medio alto provenienti per lo più dall'Africa poi dall'Asia, Medio Oriente, Est Europa e America Latina.
In genere arrivati in Italia con mezzi di fortuna (nel 59% a bordo di "gommoni"), fuggiti dalla povertà, dalle persecuzioni e dalle guerre.

Le loro testimonianze evidenziano la scarsità delle informazioni fornite all'atto della presentazione della domanda per ottenere lo status di rifugiato.
Meno della metà delle persone ha ottenuto aiuto per esser preparate all'incontro con le Commissioni.
Ove sia stato ottenuto un aiuto, è stato erogato da parte di enti non profit.
Non tutti gli intervistati erano a conoscenza del diritto di potersi avvalere di un legale e moltissimi hanno lamentato l'inadeguatezza degli/delle interpreti.

Altro aspetto rilevante è l'angoscia in cui cadono coloro che si vedono diniegare lo status di rifugiato e non ottengono nemmeno il permesso di soggiorno per protezione umanitaria.
Vivendo nell'ansia di tornare nei propri paesi, ove corrono pericolo di vita, preferiscono restare nell'illegalità.
Ovviamente in una situazione di irregolarità non si hanno diritti (casa, lavoro ecc.).
E così i diniegati divengono "presenze invisibili".
Il 20% del totale è accolto da enti non profit, altri da connazionali; più del 14% dorme per strada.
Una minoranza riceve aiuto da organizzazioni del terzo settore.

Non tutti gli intervistati erano a conoscenza che contro il diniego si potesse presentare ricorso e che il 30% dei ricorsi viene di solito accolto.

Si ricorda anche che il pacchetto sui rifugiati al vaglio attuale dell'Unione Europea prevede l'espulsione immediata dei diniegati, che possono presentare ricorso ma vengono rimandati nel loro paese d'origine, punto contro il quale si sta mobilitando il mondo del volontariato sociale.





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