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Nuova direttiva dell'Unione Europea sul lavoro in nero.


In data 18 febbraio 2009 è stata approvata la relazione Fava sulla direttiva europea denominata "sanzioni".
Tale direttiva introduce sanzioni pecuniarie, amministrative e, nei casi più gravi, penali per chi assuma "lavoratori in nero".

Il lavoro in nero sta divenendo una sorta di calamita per l'immigrazione illegale ed il conseguente sfruttamento di mano d'opera e il Parlamento di Strasburgo intende arginare il fenomeno con determinazione.

Negli ultimi anni stanno entrando in Europa circa 900.000 immigrati/e clandestini/e: molti/e di loro vengono impiegati/e nei settori dell'edilizia, dell'agricoltura, i servizi di pulizia e quelli alberghieri.

Il lavoro clandestino, oltre a determinare perdite alle finanze pubbliche, rappresenta un fattore negativo per il lavoratore clandestino che non può fruire della copertura sanitaria, del diritto alla pensione, della copertura contrattuale ecc.

Oltretutto i lavoratori non comunitari rischiano l'espulsione non essendo regolarizzati, quindi vivono in condizioni di precarietà e ricatto.
Essi subiscono abusi, pagamenti sotto il minimo salariale, orari disumani.

Con la nuova direttiva si vuole porre un argine a tale sfruttamento poiché, a parte le pene pecuniarie piuttosto elevate, si prevede anche in alcuni casi la custodia cautelare.

La Confederazione europea degli imprenditori, rappresentata a Bruxelles da Business Europe, concorda con gli obiettivi della direttiva.
La Confederazione europea dei Sindacati teme invece che la direttiva "renda il lavoro nero ancora più sotterraneo" invece di eliminare il problema; un'alternativa valida potrebbe essere infatti quella di sviluppare migliori canali di accesso per l'immigrazione legale.

La direttiva, tra l'altro, ha voluto individuare nello specifico le responsabilità.
Se il datore di lavoro è un subappaltatore, l'appaltatore principale e i subappaltatori intermedi saranno tutti responsabili.
Tale disposizione si rende necessaria poiché molti lavoratori clandestini vengono assunti direttamente dai subappaltatori o addirittura da agenzie di lavoro interinale.

La direttiva entrerà in vigore dal 2011 e prevede pene pecuniarie (come le spese di eventuale rimpatrio), sanzioni amministrative (ritiro della licenza di esercizio) e sanzioni penali nei casi di assunzione di lavoratori in nero costantemente reiterata, che riguardi un numero cospicuo di persone, nel caso sussistano condizioni particolari di sfruttamento, nel caso coinvolga vittime della tratta di esseri umani e in quello di assunzione di minori.

La direttiva dell'Unione Europea impone agli Stati U.E. di creare dei meccanismi efficaci per permettere ai lavoratori ed alle lavoratrici in nero di denunciare i propri datori di lavoro (sia direttamente, sia attraverso le organizzazioni sindacali).





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