Fornisce un rapporto, a livello mondiale, della discriminazione sui luoghi di lavoro, menzionando sia i fallimenti sia i progressi contro le forme più radicate e tradizionali di disparità (sesso, razza, religione) e forme nuove, quali ad esempio l'età, l'orientamento sessuale, la sieropositività o lo stato di salute.
Si sono in effetti registrati progressi nell'ambito della lotta alle discriminazioni sui luoghi di lavoro, ma si sono incrementate le differenze di reddito e di accesso al mondo del lavoro.
Una delle discriminazioni più diffuse e persistenti è quella di genere, ovvero divario uomo-donna in materia sia di occupazione sia di retribuzione, quindi la conseguente necessità di adottare misure atte a combattere la disuguaglianza salariale e la segregazione di genere.
Nei paesi U.E., ad esempio, si registra un divario di reddito tra uomini e donne piuttosto elevato (15% nella media dei redditi orari lordi ed in tutti i settori di lavoro).
Il rapporto sottolinea però come la discriminazione nel lavoro sia oramai universalmente condannata.
Molti paesi hanno infatti firmato nel corso del 2007 le due Convenzioni fondamentali sulla discriminazione, la n° 100 del 1951 (Convenzione sulla disuguaglianza di remunerazione) e la numero 111 del 1958 (Convenzione sull'uguaglianza della remunerazione), impegnandosi ad adottare norme e politiche sociali a fine preventivo.