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Decreto Legislativo 9 novembre 2007 sull'attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di rifugiato.


Il decreto, approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell'Interno Amato, recepisce la direttiva europea 2004/83 relativa all'attribuzione della qualifica di rifugiato o di persona bisognosa di protezione internazionale a cittadini/e di paesi terzi o apolidi.

La direttiva stabilisce che i paesi appartenenti all'Unione Europea abbiano la facoltà di introdurre o mantenere in vigore disposizioni più favorevoli riguardo alla determinazione dei soggetti che possano essere considerati rifugiati/e o persone ammissibili alla protezione umanitaria, purchè ovviamente tali disposizioni siano compatibili con quelle dell'attuale direttiva recepita dal decreto legislativo.

Per quanto concerne la valutazione delle domande di protezione internazionale gli Stati membri possono riservarsi di chiedere al richiedente tutti gli elementi necessari a motivare l'istanza, e in questo caso vi è obbligo da parte dello Stato richiedente di esaminare tutti gli elementi significativi, quali ad esempio le dichiarazioni del richiedente e tutta la documentazione in suo possesso che riguardi l'età, estrazione, identità, cittadinanza, paesi e luoghi nei quali abbia soggiornato in precedenza ecc.

L'esame della domanda deve essere effettuato su base individuale e prevede la valutazione di tutti i fatti pertinenti riguardanti il paese d'origine al momento della decisione in merito alla domanda, della dichiarazione e della documentazione presentate dal/dalla richiedente, che deve anche rendere noto se ha subito o rischia di subire persecuzioni o danni gravi. L'esame va effettuato tenendo conto della situazione individuale e delle circostanze personali del/della richiedente (quali ad esempio estrazione, sesso ed età), della eventualità che le attività svolte dal/dalla richiedente dopo aver lasciato il paese di origine, abbiano contribuito a creare una situazione di persecuzione e quindi le condizioni atte a presentare la domanda di protezione internazionale, al fine di stabilire se tali attività espongano il/la richiedente a persecuzioni o danni gravi nel caso rientrasse nel proprio paese d'origine.

Il decreto legislativo recepisce anche la direttiva europea 2005/85, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale europea il 13 dicembre 2005, relativa alle norme minime per le procedure da applicare da parte degli Stati appartenenti all'Unione Europea per ciò che attiene il riconoscimento e la revoca dello status di rifugiato/a.

La direttiva si applica a tutte le domande presentate sul territorio (comprese le zone di transito e le frontiere). La direttiva stabilisce che gli stati membri devono provvedere affinché le autorità cui potrebbero rivolgersi coloro che intendono presentare domanda di rifugio politico, siano in grado di fornire indicazioni esaustive sulle modalità e sulle sedi per la presentazione della domanda oppure chiedere che tali istituzioni trasmettano direttamente la domanda alle autorità competenti in materia.

La direttiva dispone anche che l'eventuale decisione (diniego) con la quale la domanda venisse respinta, sia corredata di motivazioni de jure e de facto, e che il/la richiedente sia informato/a per scritto in merito alle modalità con le quali presentare ricorso avverso alla decisione negativa.

Le garanzie per i/le richiedenti asilo in sostanza sono:

Per ciò che concerne gli obblighi:





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