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Decreto Legislativo 28 febbraio 2008 N. 32: modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 6 febbraio 2007 n. 30 (attuativo della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione Europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri.


Il Governo ha approvato un decreto legislativo entrato in vigore il 2 marzo 2008.
Il decreto introduce talune novità che modificano ed in parte integrano il decreto legislativo 6 febbraio 2007 n.30 (inerente all'ingresso e alla circolazione dei cittadini comunitari e dei loro familiari).
Tra le modifiche salienti la dichiarazione di presenza per i cittadini comunitari ed i familiari. All'art. 5 del decreto legislativo 6/02/07 n. 30 è stato aggiunto il comma 5 bis: "In ragione della prevista durata del suo soggiorno, il cittadino dell'Unione o il suo familiare può presentarsi ad un ufficio di polizia per dichiarare la propria presenza sul territorio nazionale, secondo le modalità stabilite con decreto del Ministero dell'Interno da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Qualora non sia stata effettuata la dichiarazione di presenza si presume, salvo prova contraria, che il soggiorno si sia protratto oltre i tre mesi".

Il Ministero dell'Interno dovrà quindi fissare una scadenza temporale entro la quale i/le cittadini/e comunitari/e ed i loro familiari dovranno (potranno) effettuare in Questura la dichiarazione di presenza.
Il termine si presume non possa essere inferiore agli otto giorni, come quello previsto per i/le cittadini/e non comunitari/e.
Nel caso un cittadino comunitario non dichiari la propria presenza entro il termine che sarà fissato dal Ministero dell'Interno, il suo soggiorno in Italia verrà considerato superiore ai tre mesi e gli verrà quindi richiesta l'iscrizione anagrafica.

All'art. 18, comma due, viene aggiunta una frase (in grassetto nel testo): "La continuità del soggiorno è interrotta dal provvedimento di allontanamento adottato nei confronti della persona interessata, che costituisce causa di cancellazione anagrafica".

Nel decreto sono state introdotte norme più dettagliate e quindi più garantiste per ciò che riguarda i provvedimenti di allontanamento.
All'art. 20 viene aggiunto un elenco più completo e circostanziato dei "motivi imperativi di pubblica sicurezza" che "sussistono quando la persona da allontanare abbia tenuto comportamenti che costituiscano una minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona ovvero dell'incolumità pubblica, rendendo urgente l'allontanamento perché la sua ulteriore permanenza sul territorio è incompatibile con la civile e sicura convivenza. Ai fini dell'adozione del provvedimento, si tiene conto anche di eventuali condanne, pronunciate da un giudice italiano o straniero, per uno o più delitti non colposi, consumati o tentati, contro la vita o l'incolumità della persona...".

I provvedimenti di allontanamento non possono essere adottati per ragioni di ordine economico; l'esistenza di condanne penali non giustifica di per sé l'adozione di un tale provvedimento.

Viene aggiunto anche il motivo di salute nella valutazione dell'adozione del provvedimento di allontanamento (oltre ai motivi già indicati dal precedente decreto, ovvero durata del soggiorno in Italia dell'interessato, la sua età, la sua situazione familiare ed economica, l'integrazione sociale e culturale nel territorio nazionale e l'importanza dei suoi legami con il Paese di origine).

Il Ministero dell'Interno adotta i provvedimenti di allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza rispetto a coloro che abbiano soggiornato in Italia nei precedenti dieci anni o i minori (nell'ultimo caso solo se l'allontanamento si renda necessario nell'interesse stesso del minore, secondo quanto sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176), nonché i provvedimenti per motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato.

La novità è che negli altri casi i provvedimenti verranno adottati dal prefetto del luogo di residenza o dimora del destinatario.

Il provvedimento deve essere motivato e notificato al destinatario e deve indicare il termine stabilito per lasciare il territorio nazionale, che non può essere inferiore ad un mese o nei casi di comprovata urgenza 10 giorni.
Il provvedimento sarà immediatamente reso esecutivo dal Questore.
Il provvedimento deve anche indicare la durata del divieto di reingresso che non può essere superiore ai dieci anni nei casi di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato e di cinque anni in tutti gli altri casi.

Il destinatario del provvedimento che rientri in Italia violando il divieto di reingresso, sarà punito con reclusione fino a due anni nel caso di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato oppure fino ad un anno nei restanti casi.

I provvedimenti emessi dal questore saranno convalidati dal tribunale ordinario in composizione monocratica (giudice ordinario e non più giudice di pace).





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