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Direttiva Europea sugli allontanamenti dei clandestini, i rimpatri e i tempi di permanenza nei centri di permanenza temporanea.


Con direttiva 18 giugno 2008 il Parlamento europeo ha adottato una direttiva che prevede norme comuni sull'allontanamento dei clandestini dal territorio dell'Unione Europea.
L'adeguamento comune è previsto entro il 2010.

La direttiva ha ricevuto molte critiche dalle Organizzazioni non Governative per via degli eccessivi spazi di intervento che la stessa lascia agli Stati.
Il governo italiano ha reso noto che intende modellare la propria legislazione sul nuovo testo.

Le norme non si applicheranno ai disperati che arrivano via mare sulle coste mediterranee ai quali verranno applicate le tutele previste per i richiedenti asilo e, ovviamente, non riguarderanno neanche i cittadini romeni in quanto cittadini europei.
Saranno utilizzate per i cittadini immigrati provenienti dalla Cina, dall'America Latina, dall'Africa e dagli Stati Uniti.

Le nuove norme si possono riassumere nel modo seguente:

  1. Il clandestino che non parta volontariamente e non ottemperi all'ingiunzione di allontanamento (entro massimo 30 giorni dal ricevimento della stessa) potrà essere trattenuto in un centro di permanenza temporanea fino a sei mesi prorogabili di altri 12 mesi (la proroga è prevista nel caso il cittadino/la cittadina non cooperi al rimpatrio o il paese di origine tardi ad inviare la documentazione mirata all'identificazione).

  2. Per il cittadino straniero che non ottemperi all'obbligo di rimpatrio è previsto un divieto di reingresso della durata di cinque anni.
    Spetterà poi al le autorità nazionali decidere se revocare il divieto di reingresso nel caso mutasse la situazione del Paese di origine e sussistano motivazioni di carattere umanitario.
    In questo caso, per il rispetto dei diritti umani, si sarebbe dovuto prevedere l'obbligo di riesame per lo Stato ed il diritto ad esso per il cittadino o la cittadina straniera coinvolto/a.
    Nel caso invece il cittadino straniero rappresenti un grave pericolo per l'ordine pubblico, gli stati possono decidere anche di andare oltre il termine dei cinque anni.

  3. Stabilito il rimpatrio di un cittadino immigrato irregolare e decorso il termine per la partenza volontaria, il destinatario del provvedimento (da sottoporsi ad un controllo giurisdizionale) potrà essere arrestato e trattenuto in un centro di permanenza temporanea.
    Si lascia ampia discrezionalità agli Stati per ciò che concerne l'adozione delle norme di esecuzione del rimpatrio e, nel caso il cittadino straniero opponga resistenza, è prevista anche la reclusione.
    La norma sembra in linea con il pacchetto sicurezza adottato dal Governo che prevede la reclusione da 1 a 4 anni nel caso di trasgressione di ordine di allontanamento o espulsione deciso dal giudice.
    Per essere in armonia con le decisioni dell'Unione tale norma dovrebbe però essere una sorta di ultima ratio.




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