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Direttiva UE approvata in data 4 novembre 2008 sulla lotta al lavoro nero.


In data 4 novembre 2008 è stata approvata dalla commissione libertà civili del Parlamento europeo la direttiva proposta nel maggio 2007 dalla Commissione europea (la direttiva dovrà essere definitivamente approvata in assemblea plenaria entro dicembre).

Nel testo della direttiva sono previste pesanti sanzioni da comminare ai datori di lavoro per sfruttamento di lavoratori e lavoratrici clandestini/e.

Secondo Claudio Fava, relatore al Parlamento europeo sulla direttiva "il voto della commissione sancisce la fine del caporalato e rappresenta un passo in avanti verso una politica dell'immigrazione più umana, capace di farsi carico dei diritti dei migranti e di punire, anche con il carcere, chi li sfrutta approfittando della loro precarietà. Abbiamo ottenuto che i migranti che collaboreranno all'identificazione dei loro sfruttatori potranno beneficiare di un permesso di soggiorno temporaneo e avranno diritto a ricevere fino all'ultimo centesimo di ciò che era loro dovuto".

La direttiva prevede infatti che gli stati membri potranno applicare ai datori di lavoro che utilizzino manodopera irregolare sanzioni di carattere economico (sono previste delle riduzioni in caso di utilizzo in nero di lavoratori nel settore domestico o di assistenza alle persone).

Se si tratta di un'azienda, essa corre il rischio di chiusura dello stabilimento o di ritiro della licenza allo svolgimento dell'attività (che può essere provvisorio o definitivo).
Il datore di lavoro sarà poi escluso dall'accesso ad incentivi e aiuti, compresi i fondi comunitari gestiti dagli stati, per cinque anni.
Per lo stesso periodo non potrà partecipare a gare d'appalto.

La sentenza è prevista particolarmente severa nel caso in cui l'accusa di reperimento in nero di manodopera sia aggravata da comportamenti improntati su abusi, discriminazioni di genere oppure abbia riguardato l'impiego illegale di cittadini/e stranieri/e minorenni.





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