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Sentenza Corte di Cassazione n. 4869 del 1° marzo 2010: la richiesta del Ministero dell'Interno di trattenere il cittadino straniero in un centro di identificazione e di espulsione deve essere esaminata in contraddittorio con l'interessato, assistito dal difensore di fiducia.


La prima sezione civile della Corte di Cassazione ha chiarito che tale garanzia di partecipazione del legale del cittadino trattenuto dal centro debba sussistere non solo al momento dell'ingresso ma anche in occasione delle proroghe, visto che tali procedimenti incidono sulla libertà personale del cittadino.

Il trattenimento in un Centro di identificazione e di espulsione è consentito per il tempo strettamente necessario e comunque per 30 giorni prorogabili da parte del giudice di altri 30 giorni (nel caso sussistano gravi difficoltà relative all'accertamento dell'identità e della nazionalità del cittadino straniero o dell'acquisizione di documenti per viaggiare).

La legge 94/2009 ha previsto la possibilità di due ulteriori proroghe di 60 giorni ciascuna, in presenza di due eventuali condizioni: o la mancata cooperazione del cittadino al rimpatrio o il ritardo nell'ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi interessati al rimpatrio del/della cittadino/a.
Di conseguenza la permanenza massima nei CIE è attualmente di 180 giorni.

Sulla disciplina del trattenimento è intervenuta anche l'Unione Europea con la direttiva 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, relativa a norme e procedure comuni applicabili negli stati membri dell'Unione Europea inerenti il rimpatrio di cittadini non comunitari il cui soggiorno sia irregolare.

La legge 94/2009 non sembra recepire pienamente la direttiva europea (il cui termine scadrà il 24 dicembre 2010) in quanto un generalizzato prolungamento della permanenza del cittadino straniero contrasta con le linee guida europee.

In merito alla decisione del giudice di legittimità, la proroga dovrebbe rivestire caratteri di assoluta eccezionalità: pertanto, il provvedimento del giudice di pace (del luogo ove si trovi il CIE) deve essere congruamente motivato in ordine alla sussistenza delle condizioni legittimanti il trattenimento.
Questa valutazione non può prescindere dalla partecipazione dello straniero accompagnato dal suo legale all'udienza camerale per la verifica delle condizioni legittimanti la proroga della detenzione amministrativa.





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