Publikuar 9.6.2008
Bambole: giocattoli antichissimi la cui storia si perde nella notte dei tempi. Le troviamo nelle tombe degli egizi e degli etruschi e ciò che è veramente interessante osservare ai nostri fini artistici, non è tanto il materiale con cui venivano plasmate composto da legno, stoffa o terracotta, ma quanto l'abito che le ricopriva: un vestiario che riflettendo la moda del secolo era portatore di forti riferimenti sociali.
Artan Shabani ci propone invece in quest'immagine una bambola totalmente spoglia; la cui nudità però - essendo ben più greve e rappresentativa di qualsiasi vestito - ci scaraventa in un universo provocatorio che un po' ricorda l'Arte dissacrante di Maurizio Cattelan, i cui bambini-manichini impiccati agli alberi di Piazza XXIV Maggio a Milano fecero scalpore creando pareri contrastanti e feroci discussioni.
Georg Brandes, critico ed esponente di punta del naturalismo letterario nella Scandinavia di fine Ottocento, era solito affermare che l'Arte - “ può considerarsi viva solo quando pone i problemi sotto accusa!”- Ed in questo senso i manichini di Cattelan così come la bambola di Shabani assumono le sembianze d'un teatro dell'assurdo, sovvertendo le regole della cultura e della società in un continuo gesto d'insubordinazione.
La bambola di Shabani - denudata e privata degli arti – è un'immagine cruda di forte impatto emotivo che racconta la tragedia delle bambine vendute e costrette a prostituirsi. La bambola – gioco per antonomasia dell'età infantile – vista come metafora della negazione dell'infanzia stessa, come denuncia contro la violenza e l'indifferenza; una triste rappresentazione che getta luce sulla commedia umana tramite il 'filtro' dell'Arte, costringendo lo spettatore a riflettere ponendosi delle domande su colpe e responsabilità.
Già più di un secolo fa le avanguardie storiche capeggiate da Du Champ imperversavano sul pianeta con slogan che inneggiavano all'Arte come presa di coscienza, anche attraverso e grazie all'orrore. Ed ecco quindi l'oggetto raccapricciante giungere infine 'sotto casa' obbligandoci a prender coscienza di quei problemi che – accecati da perbenismo e comodità - avvertivamo così lontani ed estranei.
Alla bambola di Shabani - schizzata qua e là da desolanti residui di 'liquido' bianco - non è rimasto più nulla se non l'espressione triste e profonda dei suoi occhi, che racchiude in sè un ultimo doloroso grido d'aiuto; ma neppure questo viene percepito dal frettoloso passante che maldestramente avverte in quello sguardo un qualcosa di ipnotico, di ammaliatore, come una sorta di spirale che stordisce, persuadendolo a lasciar cadere qualche monetina in un consunto fazzolettino bianco. E il buio così non ha mai fine.
Intento dell'Artista è quindi quello di lanciare un grido d'allarme alla società, risvegliando gli individui da quel malsano torpore che li rende indifferenti di fronte a qualsiasi atrocità, abituati come sono a veder scorrere sui teleschermi immagini di guerriglia, e corpi straziati. Quella stessa società che s'indigna per l'immagine provocatoria di un Artista, resta poi incomprensibilmente inerme di fronte alla barbaria della prostituzione infantile. E allora è solo portando l'orrore in strada che il popolo può diventare vero protagonista della Storia, della storia di tutti coloro che, soggiogati e derisi, sono incapaci di raccontare; come quei 'Miserabili' così ben descritti da Victor Hugo.
L'Arte si fa tramite diventando favola moraleggiante che accoglie in sè deboli e sfruttati, ed il 'diverso' assume infine connotazioni normali. Nel 1972 Gino De Dominicis 'espose' per alcune ore alla Biennale di Venezia, un giovane affetto da sindrome di Down. La sua audacia gli costò ovviamente critiche pesanti, ma nonostante tutto qualcuno capì il suo vero messaggio che a chiare lettere gridava: “Sono diverso da voi, ma esisto!”
Alla bambola triste di Shabani non resta che rimanere in precario equilibrio su di una gamba sola, suo unico sostegno per affrontare la vita. S'intravede dietro l'angolo una bottiglietta azzurra, il cui colore sembra regalare la stessa sfumatura anche al marciapiede su cui la bambola poggia; e questa presenza di colore in così tanto grigio, insieme al miraggio dell'acqua rigeneratrice regalano ai nostri occhi la speranza per un domani migliore.
L'Artista è l'unico che può/deve parlare, perchè non c'è niente che non si possa dire se non a qualcuno, non c'è vita senza testimoni; non esistiamo che negli altri, nella reciproca capacità di sentirsi e di accogliersi.
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