Publikuar 8.2.2008
Intervista alla soprano Inva Mula per l'Edizione in Lingua Albanese della Città di Torino.
(L’intervista si è tenuta nei locali del Caffè Torino, il 1 febbraio 2008)
Buona sera Inva, questi sono ormai gli ultimi giorni della sua permanenza a Torino, vuole dirci quali sono state le sue impressioni riguardo alla sua esibizione al Teatro Regio e al pubblico che qui ha incontrato?
Questa è stata per me sicuramente un'esperienza straordinaria. Torino è una città meravigliosa, all'inizio può sembrare un po' fredda e distante, ma se si ha la possibilità di approfondirne la conoscenza, ci si accorge che vale la pena scoprirla e alla fine è un dispiacere andarsene.
Questo è particolarmente vero per me, dal punto di vista professionale, in quanto il Regio è un teatro straordinariamente famoso. Il Teatro Regio ha organizzato eventi musicali importanti con la partecipazione di grandi artisti. Interpretare un'opera del repertorio italiano, scritta da un grande compositore della musica classica come Verdi, certamente, è stata una responsabilità grande. Le confesso, infatti, che ho avuto le mie perplessità, considerando che l'opera Rigoletto l' ho interpretata per il pubblico italiano su palcoscenici diversi ed importanti, come quello dell'Arena di Verona e del Teatro La Scala di Milano. Il “parterre” di Torino non l’avevo mai incontrato prima e non sapevo come mi avrebbe accolta. Direi che questo dubbio si è dissipato alla prima. Deve sapere, che le première, in generale, sono gli spettacoli più difficili, dove il pubblico esita ad applaudire, ma direi proprio che questa prima è andata benissimo e l’accoglienza del pubblico è stata calorosa ed avvolgente. Ogni sera esibirsi nell’opera Rigoletto, sul palcoscenico di Torino, è un’ esperienza significativa per l’interprete, poiché il pubblico partecipa, dalla prima fino all'ultima rappresentazione, con un notevole entusiasmo. Ritornando alla domanda che mi avete posto: sì, sono stata piacevolmente sorpresa da Torino e, se devo dire la verità, sento un po' di nostalgia per il fatto che dovrò momentaneamente allontanarmi da questo pubblico.
La critica ha apprezzato le sue qualità artistiche nel ruolo che avete interpretato in Rigoletto, come si sente nelle vesti di Gilda?
E' una parte che ho interpretato sin da quando ero sui banchi di scuola, quindi il ruolo è maturato insieme a me. Questo è un ruolo che rimane nel mio repertorio, con il quale ho iniziato la mia carriera, ma essa non finirà con Gilda per il semplice motivo che la mia voce ha raggiunto un diverso aspetto interpretativo. La mia voce si è spostata verso un repertorio molto più lirico rispetto al carisma vocale di Gilda. Gilda va interpretata da un "soprano leggero", ma io ho portato qualcosa forse di nuovo, prestandole la mia voce. Nei circoli artistici e culturali legati al Teatro Regio è stata questa la valutazione: che senza perdere la freschezza vocale e interpretativa del personaggio, la mia voce ha dato a Gilda inconsueti colori lirici, per questo la mia performance è stata molto apprezzata sia dal pubblico Torinese sia dalla critica.
Alla notizia della sua presenza a Torino, centinaia di albanesi hanno cercato invano di trovare dei biglietti per Rigoletto che naturalmente erano esauriti. Sembra che la sua presenza abbia richiamato al Regio un nuovo pubblico, costituito dagli albanesi ed dagli amici d'Albania?
Io direi che ogni sera, nonostante i biglietti esauriti, gli albanesi hanno trovato il modo per essere presenti. Alla fine di ogni spettacolo infatti ho sentito "brava" e parole in lingua albanese che volavano per aria…….questo mi ha commossa, molto. Avantieri, per esempio, una copia si è avvicinata alla prima fila e mi ha detto: "Viva l’Albania……Inva, siamo fieri di te!".
Ho capito solo io queste parole, i miei colleghi non potevano comprendere, ma io so che l'orgoglio di quella copia albanese era grandissima. Anche io mi sono sentita molto fiera di aver procurato questa reazione positiva negli albanesi che vivono qua. Forse, tutto questo si spiega col fatto che ormai gli albanesi presenti in Italia hanno superato la fase dell’integrazione sociale ed economica e sono invece alla ricerca di proposte culturali che accolgano il loro bisogno di fruizione dell’arte e del bello e per soddisfare questa esigenza, nessuno può fare meglio dei artisti.
Lei ha un contatto continuo con gli albanesi in tutto il mondo e soprattutto con gli artisti albanesi. Qual è la sua opinione sulla situazione dell’ arte in Albania oggi?
Direi che l'arte fiorisce in Albania perché l'arte è fatta dagli individui e questi creano prima di tutto per loro stessi, stimolati anche dalla concorrenza che è molto forte. Perché dico che l'arte fiorisce in Albania? L'albanese in quanto tale ha nel suo gene un talento straordinario. Dal punto di vista geografico l'Albania é un incrocio di culture ed é molto interessante quello che succede lì: una fusione meravigliosa dell’ Est, dell’ Ovest e dei Paesi mediterranei, ed il mare…..tutti questi elementi mettono in moto una reazione straordinaria che crea dei talenti con un temperamento molto particolare, come quello degli albanesi. Da l'altra parte, l'arte in Albania non va bene per quanto riguarda la promozione e la tutela perché lo Stato, a causa dei problemi che noi tutti conosciamo, ancora non é in grado di dare una mano all’ arte. Ma se l'individuo fiorisce, sforzandosi per raggiungere un traguardo personale, trascina intorno a sé anche altri artisti. Questo mi fa dire che, nonostante tutto, l'arte fiorisce in Albania.
In tutti i viaggi che faccio ogni mese in vari paesi del mondo, riesco a mettermi in contatto con albanesi e incontro splendidi musicisti nelle orchestre dei teatri dove mi esibisco. Devo dire che rimango sempre meravigliata perché gli albanesi ricoprono spesso ruoli di rilievo in formazioni di notevole e storico valore musicale. Quindi posso dire che, nonostante tutte le difficoltà e la concorrenza che esiste nel mondo, l'artista albanese, con tanti sforzi, trova la sua strada per andare avanti. Vorrei, che un giorno, tutte queste forze creative raggiungessero l'Albania e realizzassero un intreccio tra l'attività artistica fuori e dentro l'Albania. Spero che un giorno questo si possa avverare. Un esempio possono essere gli artisti italiani che, dopo una carriera internazionale, fanno in modo che questa si intrecci con l’attività svolta in Italia. Noi albanesi, per il momento, non abbiamo questa possibilità.
Due parole sui vostri legami attuali con l'Albania
I miei legami con l'Albania non si sono interrotti mai ed io sono molto presente lì. Sono presente perché, prima di tutto, in Albania vivono i miei genitori, la mia famiglia, lì ho tutti i ricordi della mia vita e questi 17 anni lontano dalla mia patria non mi hanno allontanato per niente…..non parlo d'un allontanamento dalla vita artistica, siccome quello che ho realizzato nel mio paese natale è stato molto modesto, ma parlo dei legami che io ho con la gente, dell’attaccamento che ho alla mia terra d’origine. Inoltre sono sempre molto attenta ed informata su ciò che accade in Albania.
La scorsa settimana, presso la “Fondazione Sandretto Re Rebaudengo" a Torino, una fondazione ben nota nel campo dell’ arte contemporanea, lei è stata invitata ad un ricevimento organizzato da un gruppo d'artisti e dirigenti delle Associazioni della Comunità Albanese a Torino. Le sue impressioni su quell’ incontro?
Non parlerei di Torino con così tanta simpatia se non fosse stato per quell’ incontro con l'Associazione 'Art@mia" e con molti altri albanesi. Direi che il problema più grande degli albanesi in quanto tali è che sono troppo individualisti e non riescono ad unirsi. Forse è un problema che risale al tempo di Skanderbeg quando lui, come narra la leggenda, cercò di spezzare un gruppo di bastoncini messi insieme. Non riuscendo, li divise e li spezzò uno ad uno, questo a dimostrare che è l’unione a creare la forza: singolarmente siamo fragili, insieme le energie si moltiplicano. Forse, in questo momento, gli albanesi stanno facendo degli sforzi singolarmente e fanno fatica a trovare la coralità dell’azione. In quella serata, invece, io ho visto finalmente gli albanesi uniti. Prima di tutto, si sono dimostrati molto professionali perché l'evento è stato organizzato egregiamente ed è stata scelta una fra le più prestigiose location dell’ arte contemporanea a Torino. Voglio anche sottolineare che, oltre ai rappresentanti albanesi, vi erano anche diverse figure istituzionali del Comune di Torino e ciò dimostra il grande riguardo che la Città di Torino ha per la comunità albanese presente sul territorio. I musicisti che si sono esibiti sono stati meravigliosi e direi che quella è stata una delle più belle serate che io abbia mai passato in compagnia di miei compatrioti.
Tornerà a Torino?
I miei legami con Torino sono legami prima di tutto con il Teatro Regio, ma di sicuro tornerò. Non posso azzardare una data concreta a causa della mia agenda che è piena di impegni fino al 2011 e non so, in questo periodo come potrei trovare il modo. La volontà di tornare, però, c’è anche solo per fare una semplice visita o per qualche evento rivolto ai torinesi e ai miei cari conterranei albanesi che qui vivono.
Grazie e… suksese!
Grazie a voi
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