Edicioni ne gjuhen shqipe - Edizione in lingua albanese



faqja e pare > artikuj ne shtypin italian > repubblica, 24 luglio 2010: un mondo nuovo fra albania e occidente

Repubblica, 24 luglio 2010: Un mondo nuovo fra Albania e Occidente

Publikuar 5.8.2010
Repubblica

A un primo sguardo Bevete cacao Van Houten! sembra un libro di racconti: quattordici storie che Ornela Vorpsi, autrice albanese che scrive in italiano e vive a Parigi - e quindi sperimenta nella sua scrittura una "deterritorializzazione" addirittura duplice -, parrebbe aver disposto una dopo l' altra un po' casualmente, come in genere avviene per le raccolte di short stories.

A leggere meglio, però, proprio nella disposizione si può già rintracciare un fil rouge ben più rilevato della media: le storie iniziali infatti si collocano in Albania, quelle centrali narrano vicende di emigrazione dall' Albania all' Occidente, mentre quelle finali sono ambientate in paesi occidentali come la Francia o l' Italia, senza più alcun accenno allo status dell' immigrato. E parallelamente l' io narrante, che per buona parte del libro vagola fra incarnazioni differenti, lasciando spazio alla continua inserzione di altri punti di vista, negli ultimi tratti assume un rilievo protagonistico e una fisionomia stabilmente definita, fino a quel fulminante Epilogo (dicitura evidentemente da romanzo), in cui la protagonista diviene preda di un "terrore senza nome" alla sola vista delle scarpe gialle di un vicino di metropolitana, perché «quelle scarpe non trovano posto nella struttura involontaria della mia creazione».

E allora, andando a ritroso, ci rendiamo conto che l' intero libro narra la vicenda della "creazione" di un mondo nuovo, da quello franto e terragno dell' Albania, che affaccia il suo volto stanco fra la follia e la morte, a quello difficile e aereo dell' Occidente, faticosamente individuato e decifrato secondo percorsi inopinati o appunto involontari, in cui l' originaria pulsione di morte e distruzione si ottunde e si sublima in una quieta psicosi. Vite dimezzate ci balzano davanti, nell' evidenza espressionista dello straordinario italiano slogato che Ornela Vorpsi è riuscita a costruirsi come strumento linguistico e stilistico privilegiato: da Petraq, pittore ossessivo di una donna che non entra nella tela e vittima sacrificale di una violenza cieca che lui non capisce, a Lucien, predestinato alla Francia già dal battesimo, e artefice di un' iniziazione a cui dovrà sacrificare la madre, alle varie ragazze-immagine che usano il loro corpo come passepartout per le più sordide porte di servizio attraverso cui intrufolarsi nell' Eldorado, a Gazi, meccanico drogato che vuole fare il chitarrista, e che infine sparisce nel nulla, come nel nulla era vissuto.

La macabra insensatezza di un mondo - ben rappresentata dal titolo, tratto da Majakovskij che riferisce di un industriale del cacao che dietro compenso alla famiglia faceva fare pubblicità al suo prodotto dai condannati a morte immediatamente prima di precipitare nella botola del patibolo - si rispecchia nelle larghe lacune di senso che si avvertono nell' altro, lacune dovute a una grammatica del reale autocostruita, occasionale e fragile nel suo essere fatalmente venata dalle stimmate dell' origine: una nuovissima forma di tragico, che perturba e commuove. - STEFANO GIOVANARDI