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Un

Macbeth

tragico, popolato da streghe sempre gra-

vide che interrogano le proprie pance per predire il fu-

turo, dominato da una Lady Macbeth spietata e senza

figli chemanipola il suo uomo accecato dall’ambizione

e tormentato dalla colpa. La maternità, la passione, il

corpo, il potere al femminile. C’è tutta la poetica di

Emma Dante in quest’allestimento dell’opera verdiana.

Emma Dante, che

Macbeth

è il suo?

«Un

Macbeth

stregonesco, dove satiri con grandi

falli ingravidano in continuazione le streghe, che

così perpetuano la loro specie. E dove le pance del-

le streghe sono contenitori di profezie, ventri magi-

ci che producono il futuro, qualcosa che ha a che

fare con il sesso e con la morte. È come se questa

maternità fosse perpetua, e raccontasse la vita che

va avanti. L’idea mi è venuta dallo scambio di battu-

te tra Macbeth e le streghe: “Che fate voi, misterio-

se donne?” E loro rispondono: “Un’opera grande”. E

qual è l’opera grande delle donne, se non un figlio?»

Eppure Lady Macbeth non ha figli e vorrebbe

averne…

«Lady Macbeth è una donna sterile, che non può

perpetuare la specie; condizione che contrasta con

lo stato di continua gravidanza delle streghe: mo-

rirà sola, come solo, morirà Macbeth!»

Che tipo di donna è?

«È, molto più di Macbeth, che è totalmente soggio-

gato da lei, l’incarnazione del Male. È lei l’artefice

di tutto, lei che lo manipola psicologicamente sin

dall’inizio dell’opera».

Macbeth invece vive un dissidio interiore?

«Lui è un uomo combattuto, travagliato e manipola-

to. Infatti, nella scena dell’uccisione del re io affianco

a Macbeth un suo doppio, vestito come lui. Sarà il

suo doppio a pugnalare il re, ma il re non morirà. La

proiezione di Macbeth non riuscirà a ucciderlo. Finché

Macbeth non prenderà il pugnale e lo ucciderà lui».

Quest’opera è, in qualche momento, illuminata

da un raggio di luce?

«C’è la loro passione che in qualche modo è un rag-

gio di luce. E c’è la figura del re, che diventa una

specie di Cristo, una specie di martire, il re buono.

Non a caso metto in scena una processione ispirata

alle processioni siciliane per i santi».

Di cosa morirà Lady Macbeth?

«Di insonnia. A un certo punto non potrà più dormi-

re e comincerà ad avere degli incubi, sarà invasa dai

letti che la assediano, proverà a sdraiarsi ma non po-

trà dormire. La scenografia è molto semplice: è fatta

di letti ospedalieri che rappresentano la condizione

patologica di Lady Macbeth, e di cinque cancelli a

forma di corona che scendono dall’alto, e che rap-

presentano il suo desiderio di raggiungere il potere».

Un altro elemento forte della scenografia è un

enorme lenzuolo di seta tempesta, leggerissi-

mo e mobile, macchiato di sangue, dal quale

comparirà Macbeth.

«Per me rappresenta il sangue dei delitti e delle

vittime della guerra, ma anche il sangue del parto,

delle continue gravidanze».

Così come l’ascesa al potere è rappresentata da

troni dorati sempre più alti.

«Nella scena del banchetto ci sono tutti questi troni.

Il più alto, due metri e cinquanta, è quello irraggiun-

gibile dove Macbeth vuole sedersi. Ma nel momento

in cui lo raggiungerà non potrà più scendere: tutto

quello che c’è intorno verrà tolto e lui resterà solo».

La sua foresta di Birnam è fatta da pale di fichi

d’India, che richiamano tanto la Sicilia. Una li-

cenza poetica, i fichi d’India in Scozia?

«È chiaro che l’ambientazione non è fedele, in Scozia

non ci sono cespugli di fico d’India, ma questa fore-

sta di Birnam doveva essere per me soprattutto un

luogo simbolico, un luogo che raccontasse la natura

selvaggia che prende il sopravvento sull’uomo».

Qual è il momento dell’opera che ama di più?

«Uno dei momenti più forti e anche più toccanti è il coro

di

Patria oppressa

: in questo popolo che grida sento il

racconto delle morti, dei disastri e delle catastrofi che ci

appartengono, che coincidono con la nostra epoca».

da 21 giugno al 2 luglio

Teatro Regio

MACBETH

Melodramma in quattro atti

Libretto di Francesco Maria Piave

[e Andrea Maffei]

dall’omonima tragedia di

William Shakespeare

Musica di

Giuseppe Verdi

Gianandrea Noseda

direttore

Emma Dante

regia

Carmine Maringola

scene

Vanessa Sannino

costumi

Manuela Lo Sicco

coreografia

Sandro Maria Campagna

maestro d'armi

Cristian Zucaro

luci

Claudio Fenoglio

maestro del coro

Orchestra e Coro del Teatro Regio

Attori della Compagnia di Emma Dante

e Allievi della Scuola

dei mestieri dello spettacolo

del Teatro Biondo di Palermo

Macbeth

Dalibor Jenis / Gabriele Viviani

Lady Macbeth

Anna Pirozzi / Oksana Dyka

Banco

Vitalij Kowaljow / Marko Mimica

Macduff

Piero Pretti / Giuseppe Gipali

La dama di Lady Macbeth

Alexandra Zabala

Malcolm

Cullen Gandy

Il medico

Nicolò Ceriani

Un domestico di Macbeth e L'araldo

Giuseppe Capoferri / Desaret Lyka

Il

sicario

Marco Sportelli / Davide Motta Fré

Prima apparizione

Lorenzo Battagion / Riccardo Mattiotto

Nuovo allestimento in coproduzione

con Teatro Massimo di Palermo

e Associazione Arena Sferisterio

Macerata Opera Festival

LE CONFERENZE DEL REGIO

Piccolo Regio Puccini ore 17.30

mercoledì 14 giugno

MACBETH

Donne al potere, uomini ossessionati

e «patria oppressa»

A cura di

Antonio Rostagno

Ingresso libero

GianandreaNosedanonè insensibile al fascinodel

Mac-

beth

. «Un’opera visionaria – sottolinea il direttore – quasi

un noir

ante

litteram

. Drammaturgicamente rappresen-

taun salto inavanti notevole rispettoa tuttoquantoVer-

di avesse scritto fino a quel momento. Una digressione

geniale, che gioca d’anticipo sui gusti dell’epoca».

Forse anche per questo, Verdi vi rimetteràmano

nel 1865, con la versione parigina?

«La prima stesura del 1847 mi suggerisce l’immagine

di un blocco di pietra sbozzato. Magari non si colgo-

no ancora i dettagli delle figure, ma il tutto ha già una

forza dirompente e una sfrontatezza inattaccabili. A

Torino riprenderemo il finale scritto in origine, con la

morte in scena di Macbeth. Per il resto, sarà privilegiata

– come di consueto – la versione parigina».

Al di là della splendida musica si può dire che

Macbeth

sia teatro vero?

«Al di là ed

in funzione

dellamusica, direi. Non è un caso

che Verdi chiedesse agli interpreti, durante le prove, di

servire il poeta più che il maestro

. Per certi versi,

Macbeth

sembra quasi un laboratorio nel quale l’autore speri-

menti un modo innovativo di intendere il teatro. La

scrittura vocale è tarata sulleparole, i cantabili sonoqua-

si incidentali e inseriti in un contesto che va in direzione

sicuramente diversa rispetto allo stile protoromantico».

Quanto c’entra Shakespeare in tutto questo?

«Indirettamente, moltissimo. Voglio dire che Verdi,

come chiunque ami il bello, si rivolge appassiona-

tamente a Shakespeare e ne ricava stimolo per ap-

profondire, quel fitto gioco di rapporti umani che

diventerà trainante in tanta sua produzione. Verdi

possiede una teatralità innata che l’incontro con

Shakespeare, in fondo, asseconda felicemente».

All’inizio paragonava

Macbeth

a un noir…

«Quello che impressiona, di questo titolo, è proprio

la tinta scura, inquietante, che avvolge la vicenda

e lo spettatore dall’inizio alla fine. Solo il

Wozzeck

,

probabilmente, riesce a stargli alla pari, sotto que-

sto punto di vista.

Il direttore d’orchestra sa di non potersi permet-

tere pause liriche né, tantomeno, cali di tensione

«Questo è un concetto che vale sempre, ma anco-

ra di più nel caso di

Macbeth

. Qui, infatti, siamo di

fronte a un piccolo miracolo di concisione: un ve-

loce preludio e subito ci si cala nel dramma, con

l’ingresso delle streghe, vere coprotagoniste dell’o-

pera. Il racconto è compatto, per scelta sapiente

di Verdi che, ancora una volta, prende a modello

il prediletto Shakespeare. I grandi autori, si sa, non

concedono il minimo spazio alla noia».

I personaggi più importanti dell’opera sono tre: oltre a Macbeth e alla sua Lady, il Coro delle Streghe.

Anna Pirozzi ha il ruolo della protagonista, quello per cui, all’epoca, Verdi volle una voce che fosse “brut-

ta”. La storia, poi, non lo avrebbe accontentato, visto che nei panni della Lady si sono cimentati mostri

sacri come Callas, Nilsson, Verrett, Bumbry. Napoletana, Anna Pirozzi ha debuttato a Salisburgo con Muti

in

Nabucco

, nel 2013, ma l’anno precedente era apparsa a Torino con

Un ballo in maschera

. Ha cantato

Macbeth

al fianco di Placido Domingo, negli USA, mentre con Noseda, in questa stessa produzione, sarà

ospite del prossimo Festival di Edimburgo. Collaudato il Macbeth di Dalibor Jenis, già nel ruolo in un

allestimento recente alla Opernhaus di Zurigo, sempre con Gianandrea Noseda sul podio. A Verdi, più in

generale, il baritono slovacco è legato da felice consuetudine, come testimoniano le partecipazioni a

Don

Carlo

(Teatro alla Scala, inaugurazione di stagione 2008),

Un ballo in maschera

(Staatsoper di Berlino) e

Falstaff

(Covent Garden). Il pubblico torinese lo ricorderà anche per il primo

Guglielmo Tell

(2014) firmato

Noseda - Vick. Impegnativa la prova che attende il Coro del Teatro Regio, preparato da Claudio Fenoglio,

per la cruciale caratterizzazione delle terribili Streghe e non solo. Il basso Vitalij Kowaljow darà voce, cor-

po e ombra a Banco: è uno dei quasi cinquanta ruoli interpretati dal giovane cantante ucraino nel corso

di una carriera fitta di successi e di collaborazioni importanti, da Barenboim (

Die Walkure

alla Scala) a

Conlon, Domingo e Villazon. Il tenore sardo Piero Pretti sarà, infine, MacDuff. (

s.v.

)

INTERVISTA

Gianandrea Noseda

«

Macbeth

è un noir

ante litteram

»

di

STEFANOVALANZUOLO

INTERVISTA

Emma Dante

«Il potere al femminile nel mio

Macbeth

stregonesco»

di

LAURAANELLO

lunedì 19 giugno - ore 11

Teatro Regio - Foyer del Toro

STAGIONE D’OPERA

E DI BALLETTO 2017-2018

Presentazione della Stagione d’Opera

e di Balletto 2017-2018 del Teatro Regio

giovedì 29 giugno - ore 11

Teatro Regio - Sala del Caminetto

I CONCERTI 2017-2018

Presentazione della Stagione

de I Concerti 2017-2018 del Teatro Regio,

con l’Orchestra e Coro del Teatro Regio

e con la Filarmonica Teatro Regio Torino

Ingresso libero

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