CHIERI

Chieri, città di 32.000 abitanti, distribuiti su una superficie di 54,3 kmq, si colloca ai piedi delle pendici Sud - Est della collina di Torino.


Riferimenti storici.

Alla pari di tante altre città del Piemonte, Chieri ha origine preistorica, come testimoniano il suo nome primitivo "Car", certamente foggiatosi da una voce della lingua paleoligure come dimostrano vari ritrovamenti su tutto l'arco collinare risalenti all'età del Bronzo e alla prima età del Ferro. Chieri fu colonia romana dal II secolo a.C. col nome di "Carrea Potentia": infatti lo scrittore romano Plinio Il Vecchio la indica nella sua Naturalis historia come una delle più importanti città del Piemonte.
Il più remoto documento medievale che citi il borgo di Chieri risale al 955. Nel 1037 il vescovo di Torino Landolfo vi costruì un castello sul colle di San Giorgio, ma la signoria feudale del vescovo e dei conti di Biandrate su Chieri non durò a lungo. Chieri si rese autonoma, cosa che motivò il saccheggio operato nel 1155 dall'imperatore Federico I Barbarossa. L'importanza dell'antico villaggio si accrebbe nel corso del 1200 con l'incremento demografico dovuto all'afflusso del contado all'interno delle mura urbane e all'infeudamento delle circostanti castellanie: i signorotti dei vari luoghi giuravano fedeltà al Comune e questi ne garantiva la protezione. E' questo il tempo della sua maggior forza militare, influenza politica, ricchezza economica, dovute ai tributi, ai commerci, all'artigianato, all'intenso sfruttamento della terra, suddivisa in modo così capillare da toccare un piccolo appezzamento quasi ad ogni famiglia.
Il libero Comune giunse nel XIV e XV secolo ad un periodo di splendore e ricchezza tanto che nel 1337 con i suoi 6.500 abitanti era più grande e popolosa di Torino. Tuttavia nel 1347 le autorità chieresi decisero la dedizione a Casa Savoia, pur conservando notevoli privilegi.
Nel 1419 Chieri è sede dell'Università di Torino fino al 1434. A fine secolo fu dimora del re di Francia Carlo VIII di passaggio per la sua campagna nel Regno di Napoli. Occupata dagli Spagnoli (1537-1551) e poi dai Francesi (1551-1562), fu importante centro di riforma protestante, come testimoniato dalla fecondità dei movimenti religiosi dissidenti presenti in città sin dalla fine del 1200. La pestilenza del 1630 dimezzò la popolazione e ne bloccò lo sviluppo per alcuni decenni. Intanto in città si insediano numerosi ordini religiosi, quasi a riportarla nel solco dell'ortodossia cattolica.
Nel secolo XVIII iniziò la ripresa economica, ricostruendo la sua struttura commerciale sull'orticoltura e sulla tessitura. Nel 1785 Vittorio Amedeo III la eresse a principato.
Nel corso dell'Ottocento, passata l'occupazione francese del 1800-1814, la città è uno dei centri più prosperi del Piemonte, grazie all'ammodernamento dell'agricoltura con colture intensive e canali. Nel 1872-1874 si realizzò il tronco ferroviario Chieri-Trofarello, a impedire l'isolamento delle industrie cittadine, in pieno decollo, dai flussi commerciali che sfruttavano la linea ferrata Torino-Asti-Genova. Intanto l'industria tessile progrediva e nell'anno 1900 giungeva l'energia elettrica. Contestualmente nascevano le prime società operaie. In questo contesto operavano i sacerdoti Giuseppe Benedetto Cottolengo (morto a Chieri nel 1842) e Giovanni Bosco, instancabile animatore della gioventù.
Nel primo Novecento la città si ampliò verso la stazione ferroviaria, mentre scompariva buona parte delle antiche mura. Durante la seconda guerra mondiale non subì bombardamenti, ma vi fu intensa l'attività dei partigiani, che liberarono la città il 19 aprile 1945.
Nella seconda metà del secolo la popolazione passò dai 14.000 ai 32.000 abitanti grazie all'immigrazione veneta e meridionale favorita dal gran numero di imprese produttive. Al volgere del secolo, in crisi l'industria tessile, la città cerca una nuova identità, anche in considerazione del notevole patrimonio artistico in essa racchiuso.


L'assetto architettonico ed urbanistico.

Chieri deve la sua fisionomia ad alcuni monumenti medievali in mattoni di tipo lombardo e ai numerosi edifici del tardo barocco e rococò piemontese pure in mattoni. Molti sono gli edifici settecenteschi, opera di architetti piemontesi come il B.A.Vittone, il Quarini e il Barberis.
Il nucleo urbano più antico presenta una tipica impronta medievale sia nella planimetria circolare (la chiocciola) con strade a raggiera convergenti sulla Cattedrale, sia nell'aspetto architettonico e urbanistico di molti suoi edifici.
Tra i suoi gioielli architettonici vi sono esempi mirabili del gotico, del barocco, del liberty, la cui compresenza nel territorio cittadino rappresenta l'unicità di Chieri: Nello specifico si evidenziano:

Chieri e il tessile

Il lavoro tessile è per Chieri una tradizione antica: avviata nel Medioevo, consolidata nel '400 con gli Statuti dell'Università del Fustagno, è sempre presente nella storia della Città. Tuttora le sue industrie tessili sono all'avanguardia sia per la tecnologia utilizzata nelle lavorazioni, sia per la qualità dei prodotti.

Chieri oggi

Chieri è oggi sede di Pretura, della Direzione dell'Azienda Sanitaria Locale n.8, del Consorzio Socioassistenziale del Chierese, di Compagnia dei Carabinieri, di Brigata della Guardia di Finanza, di Centro per l'Impiego.

L'economia
Oltre al sistema tessile, Chieri basa la propria economia sull'agricoltura (uva da vino, cereali, ortaggi), sull'allevamento bovino e, in maggior misura, sul commercio e sull'industria (in rilevanza il settore del legno, delle arti grafiche ed editoriali, della produzione di vini e liquori).
Museo del Tessile
Nell'ex Monastero di Santa Chiara (sec. XV) una prima raccolta di molti oggetti di un'attività svolta fin dal medioevo: orditoi, telai e altri strumenti perfettamente funzionanti. E' uno dei percorsi Ecomuseali costituiti dalla Provincia di Torino nell'ambito del Progetto Cultura Materiale.
Tra i PRODOTTI TIPICI hanno particolare evidenza:
- Freisa di Chieri D.o.c., vino dal colore rosso rubino non troppo intenso, dal profumo fine che ricorda la viola e il lampone, e il sapore amabile, pieno e aromatico.
- grissini rubatà, fatti a mano, croccanti e saporiti
- dolci: focacce e "brut e bon" (cioccolato e nocciole).

FESTE TRADIZIONALI

RASSEGNE SPETTACOLARI E ARTISTICHE


Chiudi           Stampa