Sabato 18 settembre 1999
ore 17 - Conservatorio Giuseppe Verdi

Franz Schubert
in collaborazione con l'Unione Musicale

L'indicazione dei brani non rispecchia l'ordine di esecuzione.
I brani saranno guidati da brevi introduzioni di Giorgio Pestelli

Franz Schubert

Quintetto in la maggiore per violino, viola, violoncello, contrabbasso e pianoforte op. 114 D. 667 (La trota)
Allegro vivace
Andante
Scherzo. Presto
Theme. Andantino
Finale. Allegro giusto

Trio di Torino
Giacomo Fuga
, pianoforte
Sergio Lamberto, violino
Dario De Stefano, violoncello
Gustavo Fioravanti, viola
Emilio Benzi, contrabbasso

Quintetto in do maggiore per due violini, viola e due violoncelli op. 163 D. 956
Allegro ma non troppo
Adagio
Scherzo. Presto - Trio. Andante sostenuto
Allegretto

Quartetto d'archi di Torino
Giacomo Agazzini
, Umberto Fantini, violini
Andrea Repetto, viola
Manuel Zigante, violoncello
Andrea Nannoni, violoncello

Quartetto per archi in la minore op. 29 D. 804 (Rosamunde)
Allegro ma non troppo
Andante
Menuetto. Allegretto
Allegro moderato

Quartetto d'archi di Torino
Giacomo Agazzini
, Umberto Fantini, violini
Andrea Repetto, viola
Manuel Zigante, violoncello

Trio in si bemolle maggiore op. 99 D. 898
Allegro moderato
Andante un poco mosso
Scherzo. Allegro
Rondo. Allegro vivace

Trio di Torino
Giacomo Fuga
, pianoforte
Sergio Lamberto, violino
Dario De Stefano, violoncello

Trio mi bemolle maggiore op. 100 D. 929
Allegro
Andante con moto
Scherzo. Allegro moderato
Allegro moderato

Trio Debussy
Antonio Valentino
, pianoforte
Piergiorgio Rosso, violino
Francesca Gosio, violoncello

Trio in mi bemolle maggiore op. 148 D. 897 (Notturno)
Adagio

Trio Debussy
Antonio Valentino
, pianoforte
Piergiorgio Rosso, violino
Francesca Gosio, violoncello

Sei Goethe Lieder
Liebe schwärmt auf allen Wegen (da Claudine von Villabella)
Wanderers Nachtlied op. 96 n. 3
Heidenröslein op. 3 n. 3
Nur wer die Sehnsucht kennt (Lied der Mignon) op. 62 n. 4
Ganymed op.19 n. 3
Gretchen am Spinnrade op. 2

Sette Lieder scelti
Im Früling op. post.
Die Forelle op. 32
Die junge Nonne op. 43 n. 1
Lachen und Weinen op. 59 n. 1
Auf dem Wasser zu singen op. 72
An die Musik op. 88 n. 4
Der Jüngling an der Quelle
Annelise Sollied, soprano
Mirco Godio, pianoforte

Guida all'ascolto di Giorgio Pestelli

Il Quartetto d'archi di Torino nasce nel 1988, nel 1989/91 e nel 1995 consegue la borsa di studio dell'associazione "De Sono" e l'anno seguente viene nominato quartetto "in residenza" all'Istituto Universitario Europeo. Nel 1993 ottiene il diploma d'onore all'Accademia Musicale Chigiana di Siena, l'anno successivo viene premiato al Concorso Internazionale "Premio Vittorio Gui" di Firenze e nel 1997 consegue la menzione speciale al XIX Concours International de Quatuor à cordes d'Evian. Esibitosi in varie stagioni concertistiche e festival in Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Inghilterra, Cecoslovacchia, Spagna, Cuba e Malta. Nel corso di quest'anno è stato invitato al Festival Oleg Kagan (Germania) e all'Orlando Festival (Olanda). Ha interpretato in prima esecuzione assoluta brani quali Quattro Notturni di Giulio Castagnoli, Tre stanze d'ascolto di Giuseppe Gavazza, Musica per Pontorno di Giacomo Manzoni Quartetto n. 1 di Fabio Vacchi e Quarto Quartetto di Bussotti, dedicato al Quartetto medesimo. In quintetto la formazione ha collaborato con Piero Farulli, Giuseppe Garbarino e Aldo Ciccolini, con il quale ha inciso un disco dedicato a Guido Alberto Fano. È stato ospite di radio e televisioni italiane e straniere.

Il Trio Debussy di Torino si forma nel 1989 e nello stesso anno inizia a frequentare i corsi di perfezionamento del Trio di Trieste presso la Scuola di Musica di Fiesole e successivamente presso la Scuola Superiore Internazionale di Musica da Camera di Duino dove consegue il diploma di merito. Nell'estate 1991 l'Associazione per la musica "De Sono" conferisce al trio torinese una borsa di studio che gli consente di frequentare a Vienna i corsi di perfezionamento del Wiener Schubert Trio, prima nell'ambito del "Meisterkurse", poi nel triennale corso di musica da camera del Conservatorio viennese dove conseguirà il diploma nel giugno 1995 con il massimo dei voti e la lode. Parallelamente intraprende l'attività concertistica che lo vede ospite di importanti società quali Unione Musicale di Torino, Società dei Concerti di Trieste, Amici della Musica di Firenze, Chigiana di Siena, Amici della Musica di Palermo, Amici della Musica di Verona, Società Filarmonica di Trento, Camerata Musicale Barese, Festival "Danubio"di Monfalcone, Stagione del Teatro Chiabrera di Savona, Stagione "Lipizer"di Gorizia, Società Filarmonica di Rovereto, Associazione "Scarlatti"di Napoli. Appuntamento di grande prestigio è stato il debutto alla Grosser Saal del Musikverein di Vienna con il Triplo Concerto in do maggiore di Beethoven. All'inizio di settembre ha tenuto una tournée in Sud America. Il Trio Debussy è stato insignito di numerosi premi in diversi concorsi nazionali e internazionali; tra questi spiccano il secondo premio Concorso Gui di Firenze (1995) e il primo premio al Concorso Internazionale per complessi da camera Premio Trio di Trieste (1997). Nel settembre 1994 il Trio Debussy è stato eletto dall'Unione Musicale di Torino complesso residente, un progetto di durata triennale che lo ha visto ospite costante nella stagione dei concerti torinesi e di altre società italiane. Fino a oggi il Trio Debussy ha eseguito presso l'Unione Musicale di Torino circa 18 diverse opere, e ha inoltre registrato per la Nuova Era musiche di Haydn, Schubert e Schumann e diversi lavori di autori contemporanei.

Il Trio di Torino, costituitosi nel 1987, nel corso della carriera concertistica è stato ospite di istituzioni musicali quali, tra le altre, l'Accademia di Santa Cecilia di Roma, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Ravenna Festival, la Società Filarmonica di Trento, il Teatro Comunale di Bologna e le Settimane Musicali di Stresa. Invitato a esibirsi anche all'estero, ha tenuto concerti in Austria, Svizzera, Germania e Giappone, dove nel luglio 1995 ha effettuato una tournée eseguendo tra l'altro, al Fuji Festival, il "Triplo Concerto" di Beethoven. Vincitore nel 1990 del primo premio assoluto alla sezione Musica da Camera del 41° Concorso Internazionale "G.B. Viotti" di Vercelli, nel 1993 si è inoltre aggiudicato il secondo premio assoluto alla "International Chamber Music Competition" di Osaka. Nel 1997 il gruppo si è esibito alla Settimana Mahleriana di Dobbiaco. Attivo anche in campo discografico, ha inciso un cd con musiche di Brahms e Dvorák. Tutti i componenti della formazione sono docenti presso il Conservatorio di Torino.

Emilio Benzi ha intrapreso giovanissimo lo studio del contrabbasso sotto la guida del padre Werther, diplomandosi col massimo dei voti e la lode al Conservatorio Vivaldi di Alessandria. Ha iniziato l'attività artistica con i Solisti Veneti, coi quali ha vinto un "Premio Diapason", un "Grand Prix du Disque", ha inciso per la CBS Americana e la Philips Erato e ha partecipato a prestigiose tournée in tutto il mondo, anche in qualità di solista. Ha fatto parte dell'Orchestra del Teatro Regio, dell'Orchestra del Teatro alla Scala, e dal 1989 dell'Orchestra Sinfonica della RAI di Torino, della quale è stato primo contrabbasso fino al 1994. Attualmente ricopre lo stesso ruolo nell'Orchestra Filarmonica di Torino e collabora con alcuni dei maggiori gruppi da camera italiani. Come insegnante ha iniziato la sua cariera nel 1971 al Conservatorio Paganini di Genova, per poi raccogliere l'eredità del padre, dal '76 al '95 nella prestigiosa classe di contrabbasso del Conservatorio di Alessandria. Dal 1996 è docente presso il Conservatorio di Torino. È il fondatore del "Bottesini doublebass quartet" e con Dario De Stefano, Roberto Ranfaldi e Roberto Righetti, ha formato il "Rossini string quartet". Ha inciso per la Frequenz le Sonate a 5 e i Concerti grossi di Vivaldi, per la Tirreno il quintetto La Trota di Schubert e per la Bongiovanni con il "Bottesini doublebass quartet". Suona in quintetto col Trio di Torino. È il Presidente Fondatore del Concorso Nazionale "Werther Benzi".

Nato nel 1966, Gustavo Fioravanti si è diplomato in violino e viola presso il Conservatorio di Torino con Massimo Marin e Luigi Talamo perfezionandosi in seguito con Bruno Giuranna, Piero Farulli e con il Trio di Trieste. Già prima viola dell'Orchestra da Camera del Lazio, dei complessi del Teatro Comunale di Treviso e del Festival Pucciniano, dal 1993 ricopre lo stesso ruolo nell'Orchestra Filarmonica di Torino. In collaborazione con il Trio di Torino e Marina Bertolo, nel novembre 1995 ha conseguito il secondo premio al Concorso Internazionale di musica da camera di Trapani.

Nata a Torino, Carlotta Fuga consegue nel 1989 (studiando parallelamente canto lirico) il diploma di pianoforte presso il Conservatorio Verdi di Torino. Terminati gli studi, inizia un'intensa attività concertistica (in formazioni cameristiche) distinguendosi inoltre in numerosi concorsi nazionali e internazionali. Docente di teoria e solfeggio presso il Conservatorio Vivaldi di Alessandria (1994), dallo stesso anno è insegnante di pianoforte principale e responsabile didattico presso il Civico Istituto Musicale di Avigliana, inserito tra gli istituti regionali a orientamento musicale. Il profondo interesse per la musica da camera dell'800 e del primo '900 la porta a fondare, nel 1995, l'associazione "Fondazione Sandro Fuga" in onore del padre compositore, didatta e direttore per dieci anni del Conservatorio di Torino, della quale è vicepresidente e responsabile organizzativa in varie manifestazioni, tra le quali il Concorso biennale di Musica da Camera "Sandro Fuga" presso il Conservatorio di Torino, e le rassegne concertistiche "Incontro ai giovani" presso il Piccolo Regio di Torino, "Oltre... classica" (Torino), "Al chiar di luna..."(Villastellone), "A casa di Jolanda" (Castello di Moncrivello), e collabora all'organizzazione e all'ufficio stampa di numerosi festival e rassegne concertistiche, tra le quali "Tastar de corda" (dedicata agli strumenti a pizzico), "Antiqua" (strumenti e musiche dal Medioevo al Barocco), "Note d'inverno", "Una montagna... di note" (Itinerari turistico-musicali in Alta Valle di Susa), "I concerti della Chiesa dei Batu", tutte manifestazioni inserite nel circuito regionale Piemonte in Musica.

Nato nel 1962, Giacomo Fuga si è diplomato in pianoforte al Conservatorio di Torino a diciassette anni con il massimo dei voti e ha compiuto gli studi di composizione e di direzione d'orchestra. Classificatosi sempre tra i finalisti in tutti i concorsi pianistici cui ha partecipato, ha da subito intrapreso l'attività concertistica, ospite di sedi, istituzioni e rassegne concertistiche quali l'Auditorium RAI di Torino, l'Accademia di S. Cecilia, l'Auditorium del Foro Italico di Roma, il Teatro Comunale di Bologna, l'Istituzione dei Concerti e il Teatro Lirico di Cagliari. Ha collaborato con musicisti quali Gianandrea Gavazzeni, Massimo Amfiteatroff, Franco Maggio Ormezowski e Franco Petracchi e ha tenuto a battesimo opere del padre Sandro quali le Variazioni sul tema della Passacaglia per organo di Bach e il Concerto per pianoforte archi e timpani. Membro dal 1987 del Trio di Torino, nel corso della tournée giapponese di quest'ultimo si è esibito anche in veste di solista con orchestra.

Mirco Godio ha compiuto gli studi musicali di pianoforte presso il Conservatorio Vivaldi di Novara con Vincenzo Cerutti, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode. Ha tenuto numerosi concerti sia come solista sia in veste di accompagnatore in Italia e all'estero. Ha collaborato come maestro accompagnatore ai corsi di canto di Carlo Bergonzi presso l'Accademia Verdiana di Busseto, oltre a quelli di Rajna Kabaiwanska, Virginia Zeani, Franco Corelli, Alfredo Kraus; per La Nuova Arca ha partecipato alla preparazione di Così fan tutte curata da Claudio Desderi; è maestro di sala della stagione lirica del Teatro Coccia di Novara. Ha lavorato sotto la direzione di vari direttori d'orchestra tra cui Guido Maria Guida, Karl Martin, Josef Wallnig, Aldo Ceccato; con Romano Gandolfi ha eseguito la Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini. Ha svolto attività didattica come accompagnatore al pianoforte presso i Conservatori di Torino e Novara.

Ida Iannuzzi si è diplomata in pianoforte presso il Conservatorio Cilea di Roma con il massimo dei voti e si è poi perfezionata con Lya De Barberiis. Tiene concerti in Italia e all'estero e ha al suo attivo collaborazioni con varie istituzioni quali il Teatro "Verdi" di Montecatini il Comunale di Latina, il Festival Internazionale del Cinema di Sorrento (edizione 1998), l'Accademia di Spagna, l'Accademia Hipponiana e l'Accademia Pescarese. In qualità di maestro collaboratore al pianoforte ha partecipato a diverse edizioni di concorsi lirici e corsi di perfezionamento per cantanti e strumentisti con docenti di fama internazionale (E. Battaglia, F. Ayo, N. Panni, H. Yasuko, H. Choi, G. Taddei). Ha registrato per RAI 3 (radio e televisione) curando soprattutto il repertorio di musica vocale da camera e, come solista, ha partecipato a trasmissioni di musica contemporanea. Attualmente sta incidendo un cd con Sandro Verzari. È docente accompagnatore presso il Conservatorio Respighi di Latina.

Il tenore Kang Sinmo è nato nel 1970 a Junbuk, in Corea del Sud, ha seguito nel suo Paese i corsi del maestro Shin YoungJo dal 1991 al '94 e si è laureato in canto nel 1995 presso l'Università di Hanyang a Seul. Ha partecipato a diversi concerti di musica da camera interpretando soprattutto Hugo Wolf e Richard Strauss e ha debuttato nel ruolo di Don Basilio nelle Nozze di Figaro di Mozart al Teatro Nazionale dell'Opera della Corea nel 1994. In Italia ha esordito nella Messa Solenne di Santa Cecilia di Gounod nel maggio 1996 ad Anzio e al Teatro Comunale di Latina e ha cantato arie di Tosti nell'ambito del concerto "Novecento" a Roma, Aprilia, e presso l'isola di Ponza negli anni successivi. Vincitore del terzo premio al Concorso nazionale "F. Albanese" nel maggio 1998, e del secondo premio al concorso "Il Lied tedesco" nel novembre successivo, ha interpretato Edoardo nella Cambiale di matrimonio di Rossini presso il Conservatorio di Latina e al Teatro Zandonai di Rovereto nell'autunno del 1998. Lo scorso giugno, a Roma, ha interpretato Abramo nell'oratorio Il Sacrifizio di Abramo di Domenico Cimarosa.

Andrea Nannoni ha studiato al Conservatorio Cherubini di Firenze con Pietro Grossi. Dopo il diploma ha partecipato ai corsi di alto perfezionamento all'Accademia Chigiana di Siena e a quelli della Hochschule für Musik di Vienna tenuti entrambi da André Navarra, e ai corsi dell'Accademia di Santa Cecilia con Amedeo Baldovino. È vincitore di numerosi concorsi e nel 1980 gli è stato conferito il premio "David di Michelangelo. È stato ospite di alcune fra le più importanti orchestre italiane e ha suonato in formazioni cameristiche con artisti quali Uto Ughi, Maria Tipo, Giuseppe Garbarino, Franco Petracchi, Piero Farulli, Michele Campanella. Ha fatto parte del Trio di Fiesole e del Nuovo Quartetto e ha inciso per le case discografiche Denon Nippon Columbia, Frequenz e Fonè. È titolare di una cattedra di violoncello al Conservatorio di Firenze, docente presso la Scuola di Musica di Fiesole e dal 1988 maestro assistente al corso di perfezionamento di Quartetto d'archi dell'Accademia Chigiana di Siena. Da alcuni anni rivolge la sua attenzione anche al repertorio per violoncello e pianoforte meno conosciuto e in particolar modo ai compositori italiani. Testimonianza di questo impegno è il cd dedicato all'opera integrale per violoncello e pianoforte di Giuseppe Martucci, realizzato insieme alla pianista Giovanna Prestia per la Fonè.

L'attrice Paola Roman è nata a Torino nel 1960 e ha studiato pianoforte al Conservatorio di Torino e recitazione alla "Bottega dell'attore di Firenze diretta da Vittorio Gassman. Ha lavorato con Sergio Liberovici al progetto di teatro musicale "l'Opera dei bambini", con il Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti, con la compagnia di Carlo Cecchi e altre. Presenta diversi lavori come solista tra cui La vostra anima di Savinio, Terra! di Benni e Giorni felici di Beckett. Collabora periodicamente in sceneggiati, varietà radiofonici ed è stata interprete dell'Historie du soldat nella stagione '97 - '98 del Teatro Regio di Torino. Collabora con la coreografa Anna Sagna e attualmente presenta con il gruppo musicale diretto da Nicola Campogrande la "pocket opera per attrice che canta" Cronache animali, su testi di Toti Scialoja.

Anne Lise Sollied, soprano, è nata a Senja in Norvegia, si è diplomata presso il Conservatorio di Tromsø e presso l'Accademia di musica di Oslo. Trasferitasi in Italia, ha studiato con Elio Battaglia. Nel 1990 ha vinto il primo premio assoluto al Concorso internazionale di canto "Mozart Musicista Europeo" presso la Staatsoper di Vienna, nel 1995 il Concorso internazionale "G.B. Viotti" e nel '98 il primo premio assoluto al Concorso internazionale "Il Lied tedesco" organizzato dalla Scuola Hugo Wolf di Acquasparta, Terni. Nel 1992 ha debuttato all'Opera di Oslo nel ruolo di Musetta nella Bohème di Puccini, ruolo che ha ricoperto nuovamente al Festival Puccini di Torre del Lago e al Teatro La Fenice di Venezia. Nell'aprile 1997 ha inciso per la Decca I Lamenti di Leonardo Leo con Christophe Rousset e Les Talents Lyriques. Nel novembre 1997 ha cantato all'Hokutopia International Music Festival di Tokyo l'opera Anacreon di Rameau e Apollo e Dafne di Haendel, nel maggio 1998 ha debuttato come Adele nel Pipistrello di Johann Strauss all'Opera di Oslo, ruolo che ha ricoperto nuovamente nello scorso giugno al Festival di Wolfegg, Allgau, Germania. Ha interpretato il ruolo di Alceste nell'Admeto di Haendel ad Halle in Germania e ha eseguito il Messia di Haendel, l'Oratorio di Natale di Bach, Davidde Penitente e Die Schuldigkeit des ersten Gebots di Mozart, quest'ultimo in tournée a Praga, Sion, Cremona, Como e Lugano con l'Orchestra della Radio Svizzera Italiana. Si è esibita al Mozarteum di Salisburgo e ha partecipato a numerosi Liederabende in Norvegia e all'estero.
Sabato 18 settembre
Nel 1819 Schubert aveva ventidue anni ed era nel pieno della giovinezza. I suoi Lieder gli avevano conquistato la stima di molte persone e la cerchia degli ammiratori e sostenitori non era più limitata ai soli amici. Il grande cantante dell'opera di corte Michael Vogl aveva abbandonato il suo progetto di allontanarsi dal mondo musicale e si dedicava invece anima e corpo alla diffusione dei Lieder di quel suo giovane e straordinario amico compositore. Finalmente, seppure non senza screzi, Schubert aveva anche abbandonato il suo compito di assistente alla scuola del padre a cui si era visto costretto per eludere gli obblighi militari. Aveva acquisito libertà e gioia di vivere, finalmente poteva dedicarsi alla composizione secondo i propri ritmi e intendimenti.
L'estate del 1819 fu anche quella del primo viaggio in Alta Austria in compagnia di Vogl. Ogni anno nei mesi in cui il teatro interrompeva le rappresentazioni, Vogl andava a Steyr, sua città natale, e questa volta decise di portare con sé l'amico. Schubert fu entusiasta di soggiornare in questa città dove erano nati non solo Vogl, ma altri amici carissimi come Mayrhofer, Spaun, Holzapfel e Stadler. Ascoltiamo dalla voce di quest'ultimo un resoconto di quell'estate:
Nell'anno 1819 Schubert e Vogl fecero la loro prima gita in Alta Austria e rimasero per un periodo considerevole a Steyr, dove io allora ero praticante di concetto presso la giunta distrettuale. Schubert alloggiava da Paumgartner ... amico mio ... [e] grande mecenate. Agiato e scapolo viveva solo nella sua casa senza alcun affittuario. Il primo piano era il suo appartamento ... al secondo piano si trovava un grande salone fregiato con i simboli dell'arte dove venivano organizzati i concerti più frequentati, che di solito si tenevano a mezzogiorno.
La casa del vicedirettore della miniera Paumgartner era dunque il fulcro della vita musicale cittadina ed egli stesso era un discreto dilettante capace di suonare diversi strumenti a fiato e il violoncello. Durante i concerti, racconta ancora Stadler:
c'era un tale silenzio che si sarebbe potuto udire cadere uno spillo; Paumgartner non ammetteva alcun disturbo durante le esecuzioni. Ma la sera, dopo il concerto, gli ospiti erano riccamente ricompensati sotto ogni aspetto. C'era anche una grande raccolta di musica che conteneva un vero e proprio tesoro di opere classiche e in parte anche moderne. Ogni autentico musicista o amante della musica aveva accesso in casa sua...".
Fu proprio Sylvester Paumgartner a chiedere a Schubert di scrivere un quintetto "che avesse la stessa formazione del Quintetto di Hummel". Schubert conosceva la passione di Paumgartner per il suo splendido Lied del 1816 Die Forelle e come ultimo tempo del suo Quintetto con pianoforte in la maggiore op. 114 "La Trota" rese omaggio all'ammirazione del committente scrivendo una serie di variazioni sul tema del suo amato Lied. Nulla più di questo straordinario Quintetto, eseguito anch'esso in casa Paumgartner, è in grado di comunicare l'atmosfera di serena gaiezza, di nobile grazia di quei giorni a Steyr.

Nel breve corso di qualche anno il sereno incanto della spensierata giovinezza si sarebbe spezzato. Il 31 marzo 1824 Schubert indirizzava una lettera all'amico Leopold Kupelwieser che si trovava a Roma:
Mi sento l'essere più infelice e più miserabile del mondo. Immagina un uomo la cui salute non si ristabilirà mai più e che, disperato, commette un errore dopo l'altro invece di migliorare la propria esistenza. Figurati un uomo le cui grandi speranze sono morte, a cui amore e amicizia non hanno null'altro da offrire che dolore, che non si accende neppure d'entusiasmo per la bellezza e dimmi se quest'uomo non sarà per sempre infelice. Mein Ruh ist hin, mein Herz ist schwer, ich finde sie nimmer und nimmermehr ... Ogni notte quando mi addormento non vorrei più svegliarmi...
Eppure nella stessa lettera in cui mostra tanti segni di disperazione Schubert aggiunge: "In fatto di Lieder non ho scritto gran che di nuovo, ma in compenso mi sono esercitato in numerosi lavori strumentali: ho scritto due Quartetti... e un Ottetto, e ho in mente di scrivere un altro Quartetto. Voglio così prepararmi a scrivere una grande Sinfonia".
La creazione musicale è per lui in quel momento, come confida alle pagine del suo diario, "il frutto della mia conoscenza della musica. Ciò che mi crea dolore mi dà anche l'ultimo piacere di questo mondo".
Il primo dei quartetti cui si riferisce Schubert è il Quartetto in la minore op. 29 n. 1, scritto tra il febbraio e l'inizio di marzo del 1824. Il 14 marzo il quartetto Schuppanzigh l'aveva eseguito al Musikverein di Vienna nella sala "Zum Roten Igel", il secondo è quello in re minore iniziato nel marzo dello stesso anno. Quest'ultimo quartetto e un terzo che Schubert aveva in progetto dovevano far parte dell'op. 29, ma sopravvisse soltanto il Quartetto in la minore pubblicato nello stesso anno da Sauer & Leidesdorf. Lo stesso giorno del concerto il pittore Moritz von Schwind, grande amico di Schubert, riferiva l'accaduto all'amico Franz von Schober.
Oggi è stato eseguito - un po' troppo lentamente a suo giudizio , ma con grande purezza e molta finezza - il Quartetto di Schubert. Nel complesso è un brano molto sentimentale e in questo senso lascia, come i Lieder, un'impressione di melodia permeata di sensibilità ed espressività. È stato molto applaudito, soprattutto il minuetto che è di una delicatezza e una naturalezza straordinarie.
Le notizie apparse sui giornali esprimevano un cauto ottimismo per questo giovane compositore agli esordi. "Nuovo quartetto di Schubert. Questa composizione ha bisogno di essere ascoltata più volte per poterne dare un giudizio ponderato", così pubblicava la "Allgemeine Musikalische Zeitung" di Vienna il 27 marzo del 1824.
L'espressività ritrovata, il desiderio di continuare a scrivere per arginare lo smarrimento in cui l'avevano gettato dolore e malattia, la musica come puro oggetto di esistenza, sembrano quasi materializzarsi nelle prime misure dell'Allegro ma non troppo. Le due battute iniziali sono fatte solo di armonia e di ritmo (Einstein), due battute che isolano il movimento e lo distaccano dal mondo per sollevarlo nell'atmosfera visionaria del sogno. La perfezione di questo inizio che si distende, con l'entrata della melodia, alle prime trentadue battute, ha qualcosa di un magico incanto per cui giustamente Remy Stricker pone l'accento sull'impossibilità di ogni altro futuro che non sia la reiterazione appena variata dalle modulazioni.
L'Andante ha il sorriso lieve del tema del terzo intermezzo della musica di scena che Schubert scrisse per la Rosamunde di Wilhelmine von Chézy, poi ripreso nelle meravigliose Variazioni dell'Improvviso op. 142 n. 3. Anche il Minuetto contiene una citazione letterale da un Lied composto nel 1820 sul poema di Schiller, Gli dei della Grecia (Schöne Welt wo bist Du?). Possiamo seguire Schneider quando si chiede se questa citazione non sia il segno del rimpianto di Schubert per un mondo che è da lui ormai lontano per sempre. Eppure il sorriso resta nel ritmo di mazurca che offre al rimpianto il colore tenue della leggerezza. Il carattere ungherese dell'ultimo tempo riporta il pensiero alle magiche terre della tenuta estiva degli Esterházy, in cui Schubert aveva soggiornato e tornerà proprio nel maggio del 1824.
Ma a usare il ritmo popolare come forza lacerante e trascendente Schubert giungerà con gli estremi capolavori della sua esistenza, la Winterreise, le ultime Sonate per pianoforte e il Quintetto per archi in do maggiore op. 163 D. 956.
Non c'è nulla come questo grande capolavoro della musica da camera che sappia darci la misura della prepotente intuizione musicale di Schubert. Del suo saper stare incessantemente in equilibrio tra vitalità musicale, lacerazione e contemplazione. Lirismo, sonorità orchestrali e stile recitativo, prepotente intuizione musicale e simmetria strumentale fanno di questa composizione un momento assolutamente originale e carico di sconvolgenti immagini sonore. Il secondo violoncello, con un ruolo del tutto indipendente dal primo, a volte all'unisono altre con una funzione di contrappunto, è la grande trovata di Schubert per questo brano a cui vuole conferire un'inquietante grandezza.
La data di composizione non è certa, ma sembra possa essere fissata tra l'agosto e il settembre del 1828, sei mesi dopo la grande Sinfonia nella medesima tonalità. Il 2 ottobre Schubert scriveva all'editore Probst: "Ho messo in musica anche alcuni Lieder di Heine... e finalmente ho concluso un Quintetto per due violini, una viola e due violoncelli". In realtà il Quintetto sarà pubblicato solo nel 1853.
Su un lungo do maggiore tenuto emerge nel primo movimento, Allegro ma non troppo, il tema prima affidato al quartetto d'archi e poi riproposto senza il primo violino. Il secondo tema in mi bemolle è una delle più felici espressioni strumentali messe in atto da Schubert. La concentrazione emotiva trova il suo punto di forza nell'Adagio in mi maggiore, che sembra ancora una volta evocare il Lied Der Tod un das Mädchen. In questo movimento, catalizzato da una sorta di fissità contemplativa, si inserisce un episodio all'unisono laddove nel resto del brano Schubert gioca con un suo personalissimo concetto di contrappunto fatto di polifonia, ma anche di polimelodia e di poliritmia (Stricker).
Lo Scherzo è quanto di più travolgente dal punto di vista sonoro. Irrequieto e inquieto, questo movimento trae la sua ispirazione dall'orchestra, ma trasportandola nel sottile tessuto del quintetto la rende ancor più essenziale e lacerante. Il Trio è un Andante sostenuto in re bemolle maggiore. La vivacità dello Scherzo è stata trascinata in un regno oscuro e quando c'è la ripresa, allora le cose stanno davvero diversamente e lo Scherzo ha perso ogni seppur flebile giocondità.
L'anima ritorna alla luce nel Finale, Allegretto, dove Schubert si riconcilia con i ritmi popolari, le taverne viennesi, le serate tra amici in una sorta di miracolosa sublimazione di quel mondo che egli stesso con la sua musica aveva contribuito a creare.

Erano trascorsi circa trent'anni dalla morte di Schubert quando uno studioso della musica, impiegato del Ministero del Commercio di Vienna, Ferdinand Luib, chiese a conoscenti e amici di Schubert la loro collaborazione perché intendeva scrivere una biografia del musicista. Voleva sentire dalla viva voce dei protagonisti la storia di quel genio scomparso troppo presto perché il mondo in cui viveva potesse veramente rendersi conto di quale grande artista fosse.
Come sempre accadde in vita, anche dopo la morte Schubert non riuscì a far parlare di sé più di tanto. La raccolta di Luib non è insignificante, anzi è un tesoro ricchissimo, ma ormai gli amici erano anziani, i ricordi erano appannati, e la felice esperienza della giovinezza, l'amicizia di quel Franz che possedeva il dono soprannaturale di trasformare in gioiello di musica ogni parola poetica che incontrava, si era sparsa in mille ricordi differenti, come se la sua vita fosse diventata parte di chi gli era sopravvissuto. Un coloratissimo caleidoscopio, un work in progress in cui sarebbe stato per sempre difficile tracciare coordinate semplici e sicure. Nessuno ormai avrebbe saputo raccontare più che qualche aneddoto sull'origine delle sue opere, e assolutamente nulla della sua natura autentica di artista.
Questa in fondo però era sempre stata un mistero e nessuno era davvero capace di leggere in quel cuore che sapeva essere di una semplicità disarmante, ma anche delineare il mondo con audacia straordinaria. L'amico Bauernfeld lo descriveva così:
Schubert era in qualche modo una natura doppia che alla gaiezza viennese associava un sospetto di malinconia nobile e profonda - nel suo intimo era un poeta, all'esterno un ragazzo di compagnia.
La biografia che Luib aveva in mente non venne mai alla luce e solo cento anni dopo uno studioso tedesco, Otto Erich Deutsch, dopo lunghissime ricerche e studi, arriverà a completare il mosaico delle varie testimonianze su Schubert. Luib però aveva passato il testimone a Heinrich Kreissle von Hellborn che nel 1865 pubblicò la prima biografia schubertiana. Kreissle fu anche il primo a fornire una data per i due Trii in si bemolle op. 99 e in mi bemolle op. 100, due opere scritte durante un periodo molto breve che però fino ad allora i musicologi non erano riusciti a datare con precisione.
Il Trio op. 100 era stato portato a termine nel novembre del 1827, un anno prima della morte del compositore, ed eseguito per la prima volta il mese successivo. Nella cronaca di un concerto organizzato dal violinista Schuppanzigh il 26 dicembre 1827 si parla di un "nuovo trio" che evidentemente doveva seguire quello indicato dallo stesso Schubert come op. 99. Infatti fu Schubert stesso ad attribuire i numeri d'opera alle proprie composizioni fino al 105. Due grandi capolavori, questi Trii, che costituiscono quasi un miracolo di fusione di quelle che potremo definire le due anime di Schubert, la gaiezza del mondo e la sua malinconia. Mentre del primo Schubert non sentì mai un'esecuzione pubblica, del secondo se ne fecero diverse esecuzioni e prima della morte il compositore ebbe anche il piacere di vederlo stampato dall'editore Probst, cui l'aveva venduto dopo il rifiuto del non troppo perspicace editore Schott.
Anche del Notturno in mi bemolle non ci sono troppe notizie se non quella che fu pubblicato da Diabelli nel 1846 con il titolo apocrifo di "Notturno" e che viene considerato generalmente un movimento soppresso del Trio op. 99. L'ipotesi maggiormente accreditata è che appartenga al 1826, concepito durante un soggiorno a Gmunden, e non si può negare che l'andamento, la tonalità e gli sviluppi rendono credibile la possibilità che si tratti di un movimento successivamente scartato. Einstein parla di una pagina scritta "con la mano sinistra", ossia senza tanto impegno, ma non si può non sentire l'incanto di questo brano, e il malinconico distacco che ne alimenta la vita.
Chiaro, terso e malinconico il Trio in si bemolle op. 99 ci regala la libertà fin dall'Allegro moderato iniziale, spazi aperti descritti da un tema iniziale annunciato all'unisono da violino e violoncello. Il senso di paesaggio non ci abbandona neppure nel secondo movimento, Andante un poco mosso. Pieno di gaiezza infantile lo Scherzo, il cui Trio è un delicato Valzer. Nel Rondò finale pieno di indomita vitalità sentiamo la siderale lontananza che a volte ha l'opera d'arte rispetto all'esistenza che l'ha generata. "Uno sguardo al Trio in si bemolle e tutte le angosce della nostra condizione umana scompaiono, e tutto il mondo è di nuovo pieno di freschezza e di luce", scriverà Robert Schumann.
Il Trio op. 100 è invece un capolavoro di costruzione, in cui Schubert tiene le fila di un discorso dai mille rimandi che al nostro orecchio scende con la facilità dell'acqua in un ruscello di montagna.
Il primo movimento… del Trio in mi bemolle - vale la pena di riportare le parole di Schumann - vibra di un furore represso e di una appassionata nostalgia, ... l'Adagio è percorso da un sospiro che tradisce alla fine un'angoscia profonda.
Tutta la partitura sembra illuminata da uno "sguardo interiore", che fa sembrare il paesaggio un paesaggio dell'anima.
Sorprendente l'intreccio di musica e immagine nel film di Kubrick, che aveva scelto le note di questo trio per sottolineare alcuni momenti della sfortunata ascesa al potere di Redmond Barry in Barry Lindon. Straniamento sì, perché è inquietante la trasfigurazione in immagini di questa partitura. Come tutta la musica del film infatti anche la musica di Schubert viene piegata all'essenza di una marcia funebre, oltretutto in un paesaggio da conversation piece di Gainsborough, illuminista. Eppure nel racconto di Kubrick e nel suo appoggiarsi all'opera di Schubert veniamo a comprendere, ed è la musica a dircelo, che quel mondo ai nostri occhi regolato da geometrie ed esattezza era smisuratamente dedito all'esaltazione del sentimento, nonché del proprio mondo interiore drammaticamente intriso di malinconia.

L'universo del Lied ostenta nel suo nucleo centrale una linea marcata che è il segno profondo lasciato dalla lunga fedeltà di Franz Schubert a questa forma. Dopo di lui non si potrà fare a meno di ignorare quel vastissimo continente, composto di più di seicento numeri, che ha reso palpitante l'esperienza poetica di area germanica e ha reso grande un territorio della musica. Non c'è pagina di Schubert che non racconti di piccole o grandi genialità, di procedimenti sublimi che dimostrano quanto le sue doti di musicista fossero tagliate per dare un'eco profondissima alla lirica romantica. Una nuova coscienza venne dopo di lui, quasi avesse dettato il paradigma di una nuova poetica che, per dirla con Nietzsche, realizzava in musica ciò che la poesia aveva lasciato come promessa.
I Lieder costituiscono il punto di partenza e quello di arrivo dell'opera schubertiana, là sta nascosto il suo progetto originario, la sua grandezza. Non esiste evoluzione, fin dal principio Schubert colse la cifra segreta del rapporto parola-musica in maniera indiscutibilmente originale, unica.
Schubert trova immediatamente un linguaggio personalissimo che plasma musicalmente i diversi strati dell'anima poetica con un gioco sottile di conversioni, di modulazioni, di omofonie, di giochi ritmici, di brevi recitativi, di silenzi che raccontano una storia infinita. Il tutto con splendida naturalezza, accostando drammaticità e semplicità senza alcuna enfasi. Schubert diventa così l'immagine dell'uomo sulla terra, quello mirabilmente raccontato dal suo viandante che camminano attraverso un paesaggio d'inverno. La linea melodica gioca e trova infinite rifrazioni nella complessità degli accompagnamenti, cui Schubert affida una sorta di messaggio simbolico, un modo straordinario per costruire attorno al poema una rete di riferimenti anche appena percettibili che costituiscono il terreno ricchissimo su cui poggia il segreto della sua musica.

Anna Rastelli

 

Testi
(l'ordine dei testi rispecchia quello di esecuzione)

Liebe schwärmt auf allen Wegen
J.W. Goethe
Liebe schwärmt auf allen Wegen
Treue wohnt für sich allein.
Liebe kommt euch rasch ent gegen;
Auf gesucht will treue sein.

Wanderers Nachtlied I
J.W. Goethe - 1780
Über allen Gipfeln
Ist Ruh,
In allen Wipfeln
Spürest du
Kaum einen Hauch;
Die Vöglein schweigen im Walde.
Warte nur, balde
Ruhest du auch.

Heidenröslein
J.W. Goethe
Sah ein Knab ein Röslein stehn,
Röslein aufder Heiden,
War so jung und morgenschön,
Lief er schnell, es nah zu sehn,
Sahs mit vielen Freuden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.

Knabe sprach: Ich breche dich,
Röslein auf der Heiden!
Röslein sprach: Ich steche dich,
Daß du ewig denkst an mich,
Und ich wills nicht leiden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.
Und der wilde Knabe brach
's Röslein aufder Heiden;
Röslein wehrte sich und stach,
Half ihm doch kein Weh und Ach,
Mußt es eben leiden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.

Nur wer die Sehnsucht kennt
(Lied der Mignon)
J.W. Goethe, da Wilhelm Meister
Nur wer die Sehnsucht kennt,
Weiß, was ich leide!
Allein und abgetrennt
Von aller Freude.
Seh ich ans Firmament
nach jener Seite.
Ach! der mich liebt und kennt.
Ist in der Weite.
Es schwindelt mir, es brennt
Mein Eingeweide.
Nur wer die Sehnsucht kennt.
Weiß, was ich leide!

Ganymed
J.W. Goethe
Wie im Morgenglanze
Du ring mich anglühst,
Frühling, Geliebter!
Mit tausendfacher Liebswonne
Sich an mein Herz drängt
Deiner ewigen Wärme
Heilig Gefühl,
Unendliche Schöne!
Daß ich dich fassen möcht
In diesen Arm!
Ach, an deinem Busen
Lieg ich, schmachte,
Und deine Blumen, dein Gras
Drängen sich an mein Herz.
Du kühlst den brennenden
Durst meines Busens,
Lieblicher Morgenwind!
Ruft drein die Nachtigall
Liebend nach mir aus dem Nebeltal.
Ich komm, ich komme!
Wohin? Ach, wohin?
Hinauf! Hinauf strebt's.
Es schweben die Wolken
Abwärts, die Wolken
Neigen sich der sehnenden Liebe.
Mir! Mir!
In euerm Schoße
Aufwärts!
Umfangend umfangen!
Aufwärts an deinen Busen
Alliebender Vater!

Gretchen am Spinnrade
J.W. Goethe, da Faust
Meine Ruh ist hin
Mein Herz ist schwer
Ich finde sie nimmer
Und nimmermehr.
Wo ich ihn nicht hab,
Ist mir das Grab.
Die ganze Welt
Ist mir vergällt.
Mein armer Kopf
Ist mir verrückt,
Mein armer Sinn
Ist mirzerstückt.
Nach ihm nur schau ich
Zum Fenster hinaus,
Nach ihm nur geh ich
Aus dem Haus.
Sein hoher Gang,
Sein' edle Gestalt,
Seines Mundes Lächeln,
Seiner Augen Gewalt.
Und seiner Rede
Zauberfluß,
Sein Händedruck
Und ach, sein Kuß!
Mein Busen drängt
Sich nach ihm hin.
Ach dürft ich fassen
Und halten ihn,
Und küssen ihn
So wie ich wollt,
An seinen Küssen
Vergehen sollt!

Im Frühling
Ernst Schulze
Still sitz ich an des Hügels Hang,
Der Himmel ist so klar,
Das Lüftchen spielt im grünen Tal,
Wo ich beim ersten Frühlingsstrahl
Einst, ach so glücklich war.
Wo ich an ihrer Seite ging
So traülich und so nah,
Und tief im dunklen Felsenquell
Den schönen Himmel blau und hell
Und sie im Himmel sah.
Sieh, wie der bunte Frühling schon
Aus Knosp und Blüte blickt!
Nicht alle Blüten sind mir gleich,
Am liebsten pflückt ich von dem Zweig,
Von welchem sie gepflückt!
Denn alles ist wie damals noch,
Die Blumen, das Gefild;
Die Sonne scheint nicht minder hell,
Nicht minder freundlich schwimmt im Quell
Das blaue Himmelsbild.
Es wandeln nur sich Will und Wahn
Es wechseln Lust und Streit
Vorüber flieht der Liebe Glück
Und nur die Liebe bleibt zurück
Die Lieb und ach, das Leid.
O wär ich doch ein Vöglein nur
Dort an dem Wiesenhang,
Dann blieb ich auf den Zweigen hier,
Und säng ein süßes Lied von ihr,
Den ganzen Sommer lang.

Die Forelle
Christian Friedrich Schubart
In einem Bächlein helle
Da schoß in froher Eil
Die launische Forelle
Vorüber wie ein Pfeil.
Ich stand an dem Gestade
Und sah in süßer Ruh
Des muntern Fischeleins Bade
Im klare Bächlein zu.
Ein Fischer mit der Rute
Wohl an dem Ufer stand,
Und sah's mit kaltem Blute,
Wie sich das Fischlein wand.
Solang dem Wasser Helle,
So dacht ich, nicht gebricht
So fängt er die Forelle
Mit seiner Angel nicht.
Doch endlich ward dem Diebe
Die Zeit zu lang. Er macht
Das Bächlein tückisch trübe
Und eh ich es gedacht.
So zuckte seine Rute,
Das Fischlein zappelt dran,
Und ich mit regen Blute
Sah die Betrog'ne an.

Die junge Nonne
Jakob Nikolaus Craigher de Jachelutta
Wie braust durch die Wipfel der heulende Sturm!
Es klirren die Balken, es zittert das Haus!
Es rollet der Donner, es leuchtet der Blitz!
Und finster die Nacht, wie das Grab!
Immerhin, immerhin!
So tobt' es auch jüngst noch in mir!
Es brauste das Leben, wie jetzo der Sturm!
Es bebten die Glieder, wie jezto das Haus!
Es flammte die Liebe, wie jetzo der Blitz!
Und finster die Brust, wie das Grab!
Nun tobe, du wilder, gewalt'ger Sturm!
Im Herzen ist Friede, im Herzen ist Ruh!
Des Bräutigams harret die liebende Braut,
gereinigt in prüfender Glut
der ewigen Liebe getraut.
Ich harre, mein Heiland, mit sehnendem Blick;
komm, himmlischer Bräutigam! hole die Braut!
Erlöse die Seele von irdischer Haft!
Horch! friedlich ertönet das Glöcklein vom Turm;
es lockt mich das süße Getön
allmächtig zu ewigen Höhn.
Alleluja! Alleluja!

Lachen und Weinen
F. Rückert
Lachen und Weinen zu jeglicher Stunde
Ruht bei der Lieb auf so mancherlei Grunde.
Morgens lacht ich vor Lust
Und warum ich nun weine
Bei des Abendes Scheine
Ist mir selb' nicht bewußt.

Weinen und Lachen zu jeglicher Stunde
Ruht bei der Lieb auf so mancherlei Grunde.
Abends weint ich vor Schmerz;
Und warum du erwachen
Kannst am Morgen mit Lachen,
Muß ich dich fragen, o Herz.

Auf dem Wasser zu singen
Friedrich Leopold Graf zu Stolberg
Mitten im Schimmer der spiegelnden Wellen
Gleitet, wie Schwäne, der wankende Kahn;
Ach, aufder Freude sanftschimmernden Wellen
Gleitet die Seele dahin wie der Kahn:
Denn von dem Himmel herab auf die Wellen
Tanzet das Abendrot rund um den Kahn.
Über den Wipfeln des westilichen Haines
Winket uns freundich der rötliche Schein.
Unter den Zweigen des östlichen Haines
Säuselt der Kalmus im rötlichen Schein;
Freude des Himmels und Ruhe des Haines
Atmet die Seel im errötenden Schein.
Ach, es entschwindet mit tauigem Flügel
Mir auf den wiegenden Wellen die Zeit.
Morgen entschwindet mit schimmerndem Flügel
Wieder wie gestern und heute die Zeit,
Bis ich auf höherem, strahlendem Flügel
Selber entschwinde der wechselnden Zeit.

An die Musik
Franz Schober
Du holde Kunst, in wieviel grauen Stunden,
Wo mich des Lebens wilder Kreis umstrickt,
Hast du mein Herz zu warmer Lieb entzunden,
Hast mich in eine beßre Welt entrückt!
Oft hat ein Seufzer, deiner Harf enflossen.
Ein süßer, heiliger Akkord von dir
Den Himmel beßrer Zeiten mit erschlossen;
Du Holde Kuonst, ich danke dir dafür!

Der Jüngling an der Quelle
Johann Gaudenz von Salis-Seewis
Leise rieselnder Quell!
Ihr wallenden, flispernden Pappeln!
Euer Schlummergeräusch
Wecket die Liebe nur auf.
Linderung sucht ich bei euch,
Und sie zu vergessen, die Spröde,
Ach, und Blätter und Bach
Seufzen, Geliebte, dir nach,
Ach, und Blätter und Bach
Seufzen, Geliebte, dir nach.

LE TRADUZIONI
Salvo diversa indicazione, le traduzioni che seguono sono tratte da Lieder, a cura di Vanna Massarotti Piazza, Vallardi-Garzanti 1982

Fede primaverile
Le dolci brezze son tornate,
giorno e notte spirano e s'intrecciano,
dappertutto si danno un gran da fare.
O fresco profumo, o rinnovata armonia!
Orsù, povero cuore, non temere!
Ora tutto, tutto dovrà cambiare.
Il mondo ogni giorno s'abbelisce
nessuno sa cos'altro ci aspetta,
la fioritura non accenna a finire;
fiorisce la valle più lontana, remota:
dunque, povero cuore, dimentica la pena!
Ora tutto, tutto dovrà cambiare.

Il tiglio (Il viaggio d'inverno)
Alla fonte, davanti al portone,
vi è un tiglio:
disteso alla sua ombra,
facevo sogni d'oro.
Nella corteccia incidevo
tante dolci parole;
lieto o triste che fossi,
sempre la pianta m'attirava.
Oggi vi sono passato davanti
nella notte oscura,
al buio ho chiuso
ancora gli occhi.
E i suoi rami mormoravano,
come per dirmi:
vieni da me, amico:
qui troverai la pace!
Il vento freddo
mi soffiava in faccia.
mi volò il cappello dalla testa
non mi voltai.
Ora, varie ore di cammino
mi separano;
e ancora lo sento mormorare:
là troveresti la pace!

Serenata (Il canto del cigno)
Sommessi nella notte
i miei canti ti supplicano;
diletta, vieni da me
giù nel bosco silenzioso!
Sussurrando stormiscono le flessuose cime degli alberi
nella luce lunare.
Non temere, amata,
il traditore che origlia ostile.
Senti cantare gli usignoli?
Ah! ti implorano,
con i dolci lamenti
ti supplicano per me.
Capiscono l'ardente desiderio del mio cuore,
conoscono il male d'amore,
commuovono con toni argentini
ogni cuore sensibile.
Lascia che anche il tuo cuore si commuova,
amata, ascoltami,
tremante ti attendo con ansia!
Vieni, colmami di felicità!

Ave Maria
Ave Maria! Dolce vergine,
ascolta la supplica d'una vergine,
da queste rocce aspre e selvagge
possa la mia preghiera giungere fino a te.
Noi dormiamo tranquilli fino al mattino,
anche se gli uomini sono tanto cattivi.
O vergine, guarda i tormenti d'una vergine,
o madre, ascolta una fanciulla che ti implora!
Ave Maria immacolata!
Se noi fra queste rocce siamo colti
dal sonno, ma siamo sotto la tua protezione
la dura roccia ci sarà morbida.
Tu sorridi, profumo di rose si spande
per questo aspro paesaggio roccioso.
O madre, ascolta il pianto infantile,
o vergine, una vergine ti invoca!
Ave Maria! Pura fra le donne!
I demoni della terra e dell'aria,
scacciati dal tuo sguardo misericordioso
non resteranno qui fra noi.
Vogliamo in silenzio sottometterci al destino,
perché ci anima la tua celeste consolazione:
degnati di chinarti propizia sulla vergine,
sulla bimba che prega per suo padre!
Ave Maria!

Tu sei la pace
Tu sei la pace,
la dolce tranquillità,
sei la nostalgia
e ciò che l'appaga.
A te io consacro,
pieno di gioia e dolore,
quale dimora
gli occhi e il cuore.
Entra in me
e richiudi
in silenzio dietro a te
la porta.
Allontana il dolore
da questo petto!
Pieno sia questo cuore
della tua letizia.
Questo sguardo
dal tuo solo splendore
illuminato,
riempilo tutto!

Al tramonto
Oh come è bello, padre, il tuo mondo,
quando riluce tutto d'oro!
Quando lo splendore è basso all'orizzonte
e dipinge la polvere di luccicanti riflessi,
quando il rosso che brilla dalla nube
sprofonda nella mia finestra silenziosa!
Come potrei lamentarmi, trepidare?
Dubitare di te e di me?
No, voglio portare nel cuore
il tuo cielo già quaggiù.
E questo cuore, prima di dissolversi,
ancora si nutre di brace e s'abbevera di luce.

Il figlio delle Muse
Per campi e per boschi,
fischiando la mia canzone,
erro di luogo in luogo!
E alla cadenza si anima
e al ritmo si muove tutto
l'essere mio.
Lo attendo con ansia
il primo fiore in giardino,
il primo fiore sull'albero.
E un saluto ai miei canti,
e se l'inverno torna
ricanto questo sogno.
Lo canto nello spazio,
sulle distese di ghiaccio,
l'inverno è tutto in fiore!
Passa anche questo fiore
e nuova gioia appare
sui campi delle alture.
E non appena i giovani
trovo vicino al tiglio,
io li ravvivo. Il torpido
garzone inorgoglisce
e la fanciulla scontrosa
danza alla mia melodia.
Voi date le ali ai piedi
e per valle e colle spingete
l'amato lungi da casa.
O care leggiadre Muse,
quando potrò di nuovo
riposare sul suo seno?

 

Amore folleggia per ogni cammino
trad. Anna Rastelli
Amore folleggia per ogni cammino;
Vive per sé soltanto fedeltà.
Veloce ti corre incontro Amore;
Fedeltà vuole essere cercata.

Canto del viandante notturno I
Su tutte le vette
è pace,
in tutte le cime degli alberi
trasenti
appena un respiro.
I piccoli uccelli tacciono nel bosco.
Aspetta un poco, presto
riposerai anche tu.

Rosellina della landa
Vide un ragazzo una rosellina,
rosellina della landa,
era così giovane, bella come il mattino,
corse svelto per guardarla da vicino,
e la sua gioia fu tanta.
Rosellina, rosellina, rosellina rossa,
rosellina della landa.

Il ragazzo disse: "Ti coglierò,
rosellina della landa!"
Rosellina disse: "Io ti pungerò,
cosi che tu pensi sempre a me,
non subirò la tua bravata."
Rosellina, rosellina, rosellina rossa,
rosellina della landa.
E il rude ragazzo colse
la rosellina della landa:
la rosellina si difese e punse
né ohi né ahi le valsero,
dovette subire e basta.
Rosellina, rosellina. rosellina rossa,
rosellina della landa.

Solo chi conosce la nostalgia
(Canzone di Mignon)
Chi solo conosce la nostalgia
sa quel che io soffro!
Sola, e priva di ogni gioia
il firmamento da quella parte guardo.
Ah! Chi mi ama, chi mi conosce
è assai lontano!
Ho le vertigini, sento
bruciarmi il petto.
Chi solo conosce la nostalgia
sa quel ch'io soffro!

Ganimede
Nel fulgido mattino
come ardi a me d'intorno
tempo di primavera, mio amato!
Con voluttà dai mille modi
preme sul mio cuore
del tuo calore eterno,
il sacro senso,
infinita bellezza!
Oh, ti potessi stringere
fra queste braccia!
Ahimè, sul tuo petto
mi giaccio anelante
e i tuoi fiori, la tua erba
premono il mio cuore.
Tu sopisci l'ardente
sete del mio petto,
gentile vento dell'alba!
E mi porti il tenero richiamo
dell'usignolo dalla valle nebbiosa.
Eccomi, vengo!
Ma dove? Oh, dove?
In alto! In alto mi spinge
una forza. Le nubi
si librano in giù, le nubi
piegano al desioso amore.
A me! A me!
Nel vostro grembo
in alto!
Abbracciato e abbracciante!
In alto verso il tuo seno,
padre, infinito amore!

Margherita all'arcolaio
La mia pace è perduta,
il mio cuore è pesante,
io non la ritroverò piu,
mai più.
Dove io non ho lui
è per me la tomba,
tutto il mondo
è per me amareggiato.
La mia povera testa
mi ha dato di volta,
il mio povero cervello
mi è andato in pezzi.
Verso di lui soltanto guardo
fuori della finestra
per lui soltanto
esco di casa.
Il suo alto portamento,
la sua nobile figura,
il sorriso della sua bocca
il potere dei suoi occhi.
E il magico fluire
del suo discorso,
la stretta della sua mano
e, ah! il suo bacio!
Il mio petto anela
verso di lui.
Ah! potessi prenderlo
e tenerlo.
E baciarlo
così com'io vorrei
dovessi morire
dei suoi baci!

In primavera
In silenzio siedo sul declivio del colle,
il cielo è così luminoso,
scherza un venticello per la verde vallata,
dove un tempo al primo raggio di primavera,
ahimè, ero tanto felice.
Dove camminavo al suo fianco,
così vicino ed amichevole,
e vedevo nel profondo delle fonti oscure
il bel cielo azzurro e chiaro,
e lei stessa nel cielo.
Guarda, come la primavera multicolore
già occhieggia fra le gemme e i fiori!
Non tutti i fiori amo ugualmente,
preferisco raccoglierli dai rami
da dove lei li raccoglieva!
Poiché tutto è rimasto come allora,
i fiori, i campi;
il sole non risplende meno chiaro,
non meno allegro si rispecchia nella fonte
l'azzurro quadro celeste.
Cambiano solo la volontà e l'illusione,
l'allegria ed il conflitto;
rapida trascorre la felicità dell'amore,
soltanto l'amore rimane,
l'amore e, ahimè, il dolore.
Oh, se io fossi un uccellino,
là sul pendio del prato,
allora me ne resterei qui sui rami,
a cantare di lei una dolce canzone,
per tutta la durata dell'estate.

La trota
In un limpido ruscelletto
guizzava svelta e allegra
la trota capricciosa,
veloce come una freccia.
Me ne stavo sulla riva
assorto, a contemplare
il bagno del lesto pesciolino,
nel chiaro ruscelletto.
Un pescatore con la lenza
arrivò sulla sponda,
e freddamente guardò
le evoluzioni del pesciolino.
Finché non verrà meno
la trasparenza dell'acqua,
così pensavo, egli non riuscirà
a catturare la trota con l'amo.
Ma infine quel furfante
si stancò di aspettare. Con perfidia
intorbidò le acque,
e prima che me ne accorgessi
tirò di scatto la sua lenza:
e il pesciolino vi si dibatteva,
ed io, turbato rimasi
a guardare la vittima ingannata.

La giovane suora
trad. Angelo Chiarle
Come mugghia la scrosciante tempesta tra le cime degli alberi!
Le travi cigolano, la casa trema!
Il tuono rimbomba, il lampo riluce!
E oscura la notte, come la tomba!
In continuazione, in continuazione!
Così infuriava anche in me ancora di recente!
Mugghiava la vita, come ora la tempesta!
Tremavano le mie membra, come ora la casa!
Infiammava l'amore, come ora il lampo!
E oscuro il petto, come la tomba!
Ora scatenati, tu selvaggia, impetuosa tempesta!
Nel cuore c'è pace, nel cuore c'è calma!
Lo sposo attende la sposa innamorata,
purificata in brace che saggia
all'eterno amore sposata.
Io attendo, mio Salvatore, con sguardo carico di nostalgia;
vieni, celeste sposo! vieni a prendere la sposa!
Libera l'anima da prigionia terrena!
Ascolta! pacifica rintocca la campanella dalla torre;
mi attira il dolce suono
onnipotente verso eterne sommità.
Alleluja! Alleluja!

Riso e pianto
Il riso e il pianto ad ogni istante
dipendono, in amore, da cause diverse.
Al mattino ho riso di gioia,
e perché mai io adesso piango
al calar della sera,
io stesso non lo so.

Il pianto e il riso ad ogni istante
dipendono, in amore, da cause diverse.
Alla sera ho pianto di dolore:
e come tu riesca a svegliarti
al mattino ridendo,
te lo devo domandare, o cuore.

Da cantare sull'acqua
Fra scintillio di onde trasparenti
scorre la navicella come un cigno e dondola;
ah, sulle onde scintillanti di gioia
l'anima scorre, come la navicella:
perché dal cielo fin giù sulle onde
danza il tramonto attorno alla barca.
Su dalle cime del boschetto a ponente
il rossastro bagliore amichevole ci saluta,
sotto i ramoscelli del boschetto a levante
sussurra il calamo in una luce rossastra;
gioia celeste e pace del bosco
respira l'anima in quest'atmosfera vermiglia.
Ahimè, mi svanisce su ali di rugiada
il tempo, sulle onde cullanti.
Domani con ali scintillanti,
ancora il tempo sparirà come ieri e oggi.
Finché con ali più elevate e raggianti
io stesso non sfuggirò alla legge del tempo.

Alla musica
O arte sublime, in quante ore grigie,
quando mi soffocavano le tristi vicende della vita,
m'hai acceso il cuore di caldo amore,
m'hai rapito in un mondo migliore!
Sovente un sospiro del tuo salterio
un tuo divino dolce accordo
m'ha schiuso un celeste mondo migliore
o arte sublime io ti ringrazio!

Il giovinetto alla fonte
O fonte che stilli con lieve mormorio!
O pioppi che ondeggiate e stormite!
Il vostro assonnante bisbiglio
può solo risvegliare l'amore.
Da voi cerco lenimento,
per dimenticarla, la ritrosa;
ahimè, e le frasche e il torrente,
amore mio, ti sospirano dietro;
ahimè, e le frasche e il torrente,
amore mio, ti sospirano dietro.


 

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