Domenica 12 settembre 1999
ore 21
- Auditorium Giovanni Agnelli Lingotto

Music For Movies
Goran Bregovic
Weddings and Funerals Band
Voci Bulgare
Coro di Belgrado e Orchestra di Poznan

Goran Bregovic
chitarra, sintetizzatore, percussioni e voce

Ognjen Radiovojevic
percussioni e voce

Weddings and Funerals Band
Bokan Stankovic

tromba, cornamusa, flauti
Dragan Celevski, Jovan Maljokovic,
Goran Odovic, Igor Ilic, Dejan Manigodic,
Zivorad Barjamovic

fiati

Voci Bulgare
Lidia Dakova
- Ilieva
Ludmila Radkova - Lubenova
Snejanka Borisova - Borisova
Daniela Radkova - Lubenova

Pedja Milanovic, Djeordje Jankovic
tecnici del suono

Nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, Goran Bregovic, dopo alcuni anni di conservatorio, dove studia senza entusiasmo il violino, fonda il suo primo gruppo rock a 16 anni, e diventa rapidamente un habitué degli ambienti artistici della capitale bosniaca dove, nella metà degli anni Settanta incontra Emir Kusturica, all'epoca cineasta amatoriale e bassista di un gruppo rock. Il legame che unisce Bregovic a Kusturica non ha nulla a che vedere con un'infatuazione o con una situazione di circostanza. Al di là della loro collaborazione professionale, già coronata dal successo de Il Tempo dei Gitani, Arizona Dream e Underground, è esistito tra i due un legame molto forte. Prime sbandate, prime bevute e, soprattutto, stesso amore smodato verso il rock, simbolo di ribellione ai limiti della legalità. Dopo il tempo della contestazione venne quello del rientro a scuola. Emir partì per Praga, per frequentare la prestigiosa scuola di cinema, Goran proseguì invece gli studi di filosofia e di sociologia, che l'avrebbero portato certamente a insegnare se l'enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti.
Seguono quindici anni con il suo gruppo White Button, durante i quali Goran interpreta fino alla nausea il ruolo dell'idolo giovanile, un ruolo sfibrante da cui si libera alla fine degli anni Ottanta, quando compone la colonna sonora de Il Tempo dei Gitani. Ben presto, però, scoppiano i disordini in Jugoslavia e Goran si vede costretto ad abbandonare tutto per trasferirsi in Francia, dove ritrova il suo amico di sempre. Provenienti dallo stesso ambiente e dalla stessa generazione, scampati agli stessi pericoli, Goran Bregovic e Emir Kusturica hanno formato un tandem nel quale la complicità è tale da non aver bisogno di parole per esprimersi. Come Nino Rota per Fellini o Michael Nyman per Greenaway, Goran ha avuto carta bianca per comporre le musiche de Il Tempo dei Gitani, Arizona Dream e Underground. Il risultato è all'altezza dei film: lirico, innovatore e particolarmente ispirato. Compositore istintivo, Goran ha volontariamente lasciato in cantina tutti i miraggi dell'ultra-sofisticazione e del perfezionismo che troppo spesso relegano le musiche da film al rango di semplici illustrazioni sonore. Le sue composizioni, al contrario, prendono in prestito dal folklore misconosciuto dei Balcani ciò che vi è di più brutale, di più selvaggio: in una parola, di più vivo. Nel '94, Patrice Chereau gli ha commissionata le musiche del suo film La Reine Margot; Goran ha quindi composto una musica maestosa in cui ha introdotto accenti rock, come nella scena del massacro della notte di San Bartolomeo.
A Bregovic si deve ancora la musica di Underground, il penultimo film di Kusturica che ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes, in cui ha attinto allo straordinario repertorio delle fanfare d'ottoni balcaniche. Da quando nel 1985 abbandonò il rock puro, Bregovic non ha più eseguito musiche dal vivo. Egli ha quindi preparato un concerto dal vivo, con un programma di sue composizioni per il cinema. Le partiture che ha scritto per l'occasione prevedono un organico molto numeroso, che comprende il suo ensemble, composto da strumentisti e cantanti tradizionali, oltre a una fanfara di ottoni, con l'aggiunta di un'orchestra d'archi e di un coro di voci maschili. Il concerto è già stato eseguito, con grandissimo successo, ad Atene, Stoccolma, Bruxelles, Varsavia e, la scorsa estate, in Italia a Torino, Milano, Ferrara, Trieste, Cesena e Catania.

 

IL PROGRAMMA

"Music For Movies"
Tango (Ausencia) (5)
The War (5)
Canzone tradizionale bulgara
Canzone tradizionale bulgara
Kalasnikov (5)
Canto Nero (4)

7/8 - 11/8 (3)
The Hunt (4)
Ringe Ringe Raja
Underground Cocek (5)
Death  (3)
Kuduz - The Belly Button of The World (2)
In the Death Car (3)
Ederlezi (1)
Mesecina (5)
Caje Sukarije

1) da Il Tempo dei Gitani di Emir Kusturica
2) da Kuduz di Ademir Kenovic
3) da Arizona Dream di Emir Kusturica
4) da La Reine Margot di Patrice Chereau
5) da Underground di Emir Kusturica

Rock, cinema e Balcani
Ci sono musiche che da sole evocano celebri sequenze cinematografiche, senza bisogno del corredo visivo. Le lancinanti note di armonica che risuonano periodicamente in C'era una volta il West. La melodia malinconica e ciondolante che accompagna Giulietta Masina ne La strada. I crescendo minimalisti che contribuiscono a rendere sibillino I Misteri dei giardini di Compton House. E quel galoppante suono di fanfara che ci fa pensare immediatamente a Underground.
Come Morricone per Leone, Rota per Fellini e Nyman per Greenaway, Goran Bregovic è l'inseparabile partner musicale di Emir Kusturica. Inseparabile anche ora che la separazione tra i due si è consumata, per di più in modo burrascoso. Ciò non toglie che ogni volta che sentiamo quelle musiche, pensiamo a quei film. E viceverr_, se la proiezione fosse muta. Frutto - le une e gli altri - di una relazione amicale e poi anche artistica nata nel cuore della bohème giovanile che animava Sarajevo negli anni Settanta. Quando ancora la varietà etnica della capitale bosniaca sembrava fonte di ricchezza e gioia, anziché di miseria e odio.
Kusturica, aspirante videomaker, suonava il basso in un gruppo rock chiamato - all'inglese - No Smoking, mentre Bregovic era già un piccolo divo con i White Button: si conobbero, si piacquero e cominciarono a frequentarsi. "A quei tempi il rock aveva un ruolo fondamentale nella nostra vita", ricorda il compositore slavo, "era l'unica possibilità che avevamo di far sentire la nostra voce". E per dedicarsi - adolescente - al rock, Bregovic aveva abbandonato prematuramente lo studio del violino al Conservatorio di Sarajevo. Kusturica, invece, pur di studiare, si trasferì in seguito a Praga, iscrivendosi all'accreditata scuola di cinema che ha sede là.
I due si ritrovarono a Parigi, verso la fine degli anni Ottanta, adulti ormai: Bregovic disilluso dal rock e turbato dalle crescenti tensioni razziali in patria, Kusturica regista già premiato a Cannes nel 1985 per il toccante Papà è in viaggio d'affari. Che fosse il primo a curare le musiche per il nuovo film del secondo era persino ovvio, a quel punto. Risultato: Il tempo dei gitani (1989). Tre anni dopo, i due sbarcano oltreoceano: Arizona dream è l'America secondo Kusturica.
E secondo Bregovic, che nell'occasione recluta la ruvida voce del pioniere punk Iggy Pop. Ancora tre anni e siamo all'apoteosi di Underground, altra Palma d'Oro da esibire sulla Croisette. Dopodiché il divorzio: ognuno per la sua strada.
Restano i film e le musiche che ne sono complemento sonoro, come si diceva. E di quelle musiche Bregovic rivendica orgogliosamente la paternità, cercando di farle continuare a vivere di vita propria. Su disco - la collezione antologica "Ederlezi", del 1998 - e poi anche dal vivo, in uno spettacolo detto appunto "Music For Movies".
Non si esibiva in pubblico dal lontano 1985, quando cioè pose fine all'avventura dei White Button, e ha ricominciato a farlo l'altr'anno, in grande stile. Accanto e intorno a lui: il gagliardo percussionista Ognjen Radivojevic, altresì baffuto capobanda della fanfara di ottoni Weddings And Funerals, un quartetto di Voci Bulgare e l'Orchestra d'Archi di Poznan con Coro di Belgrado al seguito. Un'assise di artisti slavi e balcanici che personifica efficacemente la complessità delle musiche che è chiamata a interpretare, a loro volta nitido riflesso del movimentato tragitto creativo compiuto dall'autore.
Riecheggia là l'eco vaga e lontana degli studi accademici, mentre più pronunciata è l'influenza esercitata dagli anni trascorsi a suonare rock. Ne è tuttavia elemento fondante la tradizione popolare dei Balcani, e in modo particolare la vena gitana che l'attraversa, ancora oggi così "strana" al nostro orecchio, con i suoi intervalli asimmetrici, le dissonanze petulanti, la naturale predisposizione alla polifonia. L'approccio di Bregovic a quei canoni è rispettoso ma non ortodosso, convinto com'egli è che avere radici profonde serva soprattutto a rendere robusti i rami che si protendono verso il mondo. Detto fuor di metafora, un cosmopolitismo che non rinnega, e anzi valorizza trasformandola, la cultura di appartenenza.
Esemplare, da questo punto di vista, l'impiego di voci "straniere" come quelle della capoverdiana Cesaria Evora, nella colonna sonora di Underground, e dell'israeliana Ofra Haza, nella Regina Margot del registra francese Patrice Chereau, che insieme a Kuduz di Ademir Kenovic costituisce finora il côté "non kusturiziano" nel curriculum del personaggio.
Con identica naturalezza, inoltre, Bregovic concilia le sonorità "organiche" del folclore slavo con quelle "sintetiche" erogate dalle moderne tecnologie applicate alla musica. Suona tastiere elettroniche, in studio e dal vivo, e riesce ad armonizzarne l'algida artificialità con l'esuberante rozzezza delle ance da "matrimoni e funerali".
Ecco, se c'è un principio a cui il compositore, arrangiatore e produttore di Sarajevo non si attiene, è quello della "purezza". Categoria dello spirito che applicata in modo pedissequo alla realtà non può che produrre danni.
Ne si chieda conferma a lui, come a qualsiasi altro ex-jugoslavo che abbia dovuto pagare il prezzo di un conflitto alimentato proprio da un malinteso senso della "purezza". Perciò non è illegittimo attribuire alle musiche di Goran Bregovic anche una funzione di testimonianza politica, per quanto implicita anziché esplicita.


 

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