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Progetto "LA SCUOLA ADOTTA UN MONUMENTO"

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ELENCO DELLE SCUOLE CHE HANNO ADOTTATO UN MONUMENTO

ELENCO DEI MONUMENTI ADOTTATI

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Complesso Abbadia San Giacomo di Stura

ISTITUTO COMPRENSIVO SPERIMENTALE
CENA
sezione media
strada San Mauro 24

COMPLESSO ABBADIA SAN GIACOMO DI STURA
strada Settimo 254

a cura di
Maria Grazia Claretto Motta Frè

COLLOCAZIONE DEL MONUMENTO NEL CONTESTO STORICO

Il complesso dell'Abbadia sorse lungo la strada che portava a Pavia.
Le antiche carte ne attestano l'attività a partire dal secolo XII, quando Pietro Podisio, giureconsulto torinese, il 25 gennaio 1146 assegnò all'abate Vitale di Vallombrosa una casa, 10 giornate di vigna ed oltre 60 di campi e prati, perché vi fosse edificato un Hospitale, in cui fossero ricoverati tutti i "christiani affetti da qualsivuole malattia" e che servisse da ricetto per i pellegrini.
L'abbazia, che sorgeva in un punto strategico dei traffici diretti a Torino, si sviluppò grazie alla protezione ed alle numerose donazioni dei vescovi di Torino, dei marchesi del Monferrato e dei duchi di Savoia.
Le costruzioni cistercensi avevano un tipo di struttura fissato dalle regole dell'ordine: intorno alla chiesa vi era un insieme di chiostri, sale capitolari, dimore, foresterie, laboratori…
Il complesso era formato da sette cascine (costituenti un solo corpo di fabbrica), dalla chiesa di San Giacomo e dalla possente torre campanaria, che fungeva anche da torre di guardia e dalla quale si poteva comunicare con il campanile di Santa Maria Pulcherada a San Mauro. La torre campanaria, alta circa 24 metri e divisa in sei piani da decorazioni in cotto, pare che sia stata costruita dallo stesso architetto Brumingo che progettò il Campanile di Sant'Andrea del Santuario della Consolata.
I frati offrivano ospitalità ai viandanti nel loro Xenodochium, curavano i malati con le erbe officinali coltivate nell'Hortus conclusus, controllavano il traghetto sulla Stura: di qui il nome di "regione Barca".
L'Abbadia ebbe anche un ruolo importante nella bonifica della zona: infatti si deve all'opera dei monaci la fitta rete di bealere che caratterizzava questa zona, abitata in prevalenza da comunità di lavandai, ancora nell'Ottocento e nei primi decenni del '900.
Nel 1700 l'Abbadia divenne la parrocchia della piccola comunità della Barca ed il Cardinal Roero, arcivescovo di Torino, fece costruire un bell'arco d'ingresso all'Hortus conclusus, rinnovando la chiesa secondo il gusto barocco dell'epoca, come si legge sopra la lapide marmorea, ornata dello stemma cardinalizio con le tre ruote, che sovrasta tutt'oggi il portale.
Oggi si rileva nell'Abbadia una "stratificazione" significativa per ciascuna epoca di realizzazione; del nucleo medievale restano la torre campanaria, le tre absidi della chiesa ed il chiostro, che era a doppia profondità, diviso da una serie di colonne centrali, attorno a cui i monaci passeggiavano pregando e meditando. Qui sono ancora visibili i resti di una meridiana di tipo "canonico", forse del XVI secolo, molto rara in Italia e probabilmente unica in Piemonte. Essa segnava soltanto le ore della preghiera, che scandivano la giornata della comunità dei religiosi.
Della ristrutturazione settecentesca rimangono la facciata e la navata della chiesa.
Della parte ottocentesca restano il recinto con il portale neogotico e l'ampia corte.

MOTIVO DELL'ADOZIONE

Il complesso riveste particolare importanza storica ed affettiva per gli abitanti della zona.
Si tratta infatti dell'ultima abbazia medievale rimasta nella cerchia metropolitana, importante testimonianza di quella complessa organizzazione territoriale risalente all'alto Medioevo, quando, in assenza di un forte potere centrale, gli ordini monastici segnarono il territorio con una rete di insediamenti, che erano al tempo stesso centri religiosi e di potere, strutture produttive ed assistenziali. 
Nel secolo scorso poi, fino ai primi decenni del '900, la chiesa con l'annessa scuola costituì un importante riferimento culturale e sociale per un'area in rapido popolamento, che si estendeva da Falchera a Bertolla e che contava circa 2500 abitanti con le borgate dipendenti.

ATTUALE DESTINAZIONE E RAPPORTO CON L'AMBIENTE

Il complesso fu abitato fino al 1960 da famiglie, che continuavano a vivere in quella "cittadella" medievale autosufficiente, un po' come si faceva ai tempi dei monaci.
All'interno del quadrilatero, chiuso da due cancelli d'accesso, esistevano (oltre agli edifici di carattere religioso) botteghe di artigiani, il forno per il pane, le stalle, i pollai.
L'Abbadia ha quindi conservato il suo carattere agricolo e religioso almeno fino alla metà di questo secolo; è stato il Piano Regolatore di Torino del 1959 ad innescare quell'incontrollato processo di trasformazioni, che ha portato al suo decadimento, nonostante essa sia sempre stata soggetta a vincoli monumentali ed ambientali.
L'insieme della tenuta fu frazionato, con l'abbandono delle parti monumentali e con l'inserimento di capannoni industriali attorno ed all'interno del recinto. Anche la grande azienda agricola è scomparsa, per lasciare il posto all'autoporto di Pescarito.
Così si stanno distruggendo mille anni di storia…

METODO DI LAVORO

Un'accurata ricerca svolta su testi, documenti e planimetrie ci ha permesso di ricostruire la storia dell'Abbadia.
Per il periodo più vicino a noi sono state raccolte testimonianze orali, che hanno rievocato "come si viveva" in questa piccola comunità.
Abbiamo compiuto numerosi sopralluoghi e documentato il degrado realizzando fotografie ed un video. Il materiale raccolto è stato esposto durante la manifestazione "Torino Porte Aperte".

PROPOSTE PER LA TUTELA E LA SALVAGUARDIA Nel 1973 un pittore ha acquistato la proprietà ecclesiastica, in una sua prospettiva di recupero finalizzato all'uso privato, e nel 1975 sono cominciati alcuni lavori di restauro, resi possibili anche grazie all'impegno dell'Associazione Culturale Internazionale Amici dell'Abbadia di Stura (ACI - ADIS).
COME ARRIVARCI

 

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