Ci hanno insegnato a vincere, a combattere per arrivare primi al traguardo, o per lo meno a un passo dalla vetta. Ma nessuno ha spiegato a una generazione intera come si perde, perché, e soprattutto che fallire non è un reato, e neppure una condanna a morte. A volte è sufficiente averci provato, rialzarsi in fretta. E se la logica, come insegnano gli americani, si può applicare ad ogni impresa, il ragionamento vale soprattutto per le start-up. Cadono le imprese, non gli uomini. Andrea Visconti, trent’anni, è il talento che sta dietro a Sinba, un’applicazione nata per permettere ai consumatori di pagare nei negozi senza fare code. Idea brillantissima, rimbalzata in Rete e capace di sbancare «Shark Tank», un talent andato in onda su Italia 1, e di incassare un finanziamento da H-Farm, il numero uno degli incubatori. Era il 2015, per i turbo-tempi del Web praticamente un secolo. Quel progetto è finito. 

«Sinba chiude. Avendo due figli piccoli mi sono chiesto come avrei potuto dir loro una cosa così dolorosa. E ho pensato di scrivere una fiaba», sorride Visconti. È convinto di essere più bravo in video che con la penna in mano, e allora, quella storia, l’ha raccontata in un filmato che da ieri è on line su Facebook e YouTube,. La favola ha un protagonista, Desi, che sogna di diventare il «capitano di una nave per solcare i mari di tutto il mondo» e portare lo scrigno magico ereditato dal padre dall’altra parte del pianeta e un compagno di avventure, Gioi, pronto a mollare tutto per seguirlo. 

La parabola è la stessa di Sinba: nel tragitto Desi e Gioi imbarcano «persone meravigliose», superano «molte tempeste», prove che ammaccano un po’ la «luce dello scrigno». Poi, esattamente come Visconti e i suoi soci, scoprono di avere fame. Servono energie, che per una start-up significano finanziamenti. Facili da promettere, difficilissimi da raggiungere. Qualche soldo in realtà arriva. Altri, restano solo sulla carta. Ma l’equipaggio sale a bordo e riparte, «rigenerato e con la convinzione di essere sulla strada giusta e sempre più vicino all’obiettivo». E invece non basta, e ci si ritrova a passarsi «una manica sugli occhi umidi», con il morale a pezzi, e una consapevolezza in più. «Anche se la nostra barca è distrutta e il nostro viaggio non è stato un successo, lo scrigno è perfettamente intatto, luminoso come non mai». Ecco, spiega Visconti, la lezione di Sinba, quella da raccontare ai bambini, sta tutta in coda alla lettera: «Domattina all’alba ricostruirò la nave; chi vorrà potrà venire ad aiutarmi, e non appena sarà pronta partiremo per un nuovo viaggio. Perché la luce dello scrigno magico non si spenga mai».  

Fonte: lastampa.it