«Lasciate che i bambini facciano i bambini. E’ un loro diritto. E’ un loro diritto correre, muoversi, essere vivaci. Come è un diritto degli adolescenti l’essere trasgressivi, imprevedibili, impulsivi. Non facciamo ricadere su di loro colpe tutte nostre. E’ una via di fuga troppo facile. Che porta solo a moltiplicare le debolezze». Fa male. Male come un ceffone che un po’ ti aspetti, che in fondo sai di meritarlo e quando arriva ti fa risuonare tutto il senso di fragilità che hai dentro. Fa male l’atto di accusa, anzi il grido di dolore come preferisce chiamarlo, lanciato dal pedagogista Daniele Novara nel suo libro «Non è colpa dei bambini» in uscita oggi.  

Un manifesto. Un inno d’amore verso le future generazioni. Macigno e bussola, caleidoscopio e pungolo, bastone e carota: Novara rompe qualsiasi barriera, rinuncia a filtri e a toni moderati e si rivolge direttamente agli adulti, per esortarli a un cambio di rotta repentino, per portare qualche rimedio all’emergenza formativa che fotografa . Due i grandi imputati: i genitori, incapaci di vestire il proprio ruolo, senza più strumenti in mano e senza orientamenti a cui aggrapparsi. E la scuola, che avrebbe abdicato alla sua funzione primaria, preferendo la terapia all’educazione. 

«Negli ultimi 15 anni le certificazioni in Italia sono aumentate in maniera vertiginosa, non giustificata» – spiega – «Il bambino che disturba viene etichettato come un bambino con dei disturbi: da studente diventi paziente, e il problema viene spostato dagli adulti al piccolo. Questo significa alzare bandiera bianca. E’ una deriva da frenare immediatamente, non si può confondere l’immaturità con la psichiatria».  

Non si negano i bisogni speciali di bambini e adolescenti. Non si contestano certamente grandi traguardi acquisititi, come il sostegno, gli strumenti compensativi, le leggi, i progetti e i programmi personalizzati. Il dovere di garantire a tutti l’accesso all’apprendimento è sacrosanto. Il tasto dolente è l’abuso di tutto ciò. La ricerca della scorciatoia. Dell’alibi. Della delega. E’ la rinuncia al mettersi in gioco, al mettersi in discussione, al mollare un po’ la burocrazia e il mito della valutazione di insegnanti, dirigenti e del sistema tutto, quello che intravede e spaventa Novara.  

Accompagnato da genitori che hanno smesso di fare i genitori. Mamme e papà confusi e smarriti, persi nella gestione delle regole, incapaci di mettere la giusta distanza, inopportunamente invasivi o distrattamente assenti, non in grado di tracciare uno spazio condiviso di accudimento, accompagnamento e buone abitudini. Partendo anche da piccole rivoluzioni, come ritrovare il senso del sonno, saper mettere barriere di non commistione nelle varie età in luoghi sensibili come il lettone o lo smartphone, offrire occasioni di gioco autentico, sostituire l’ansia da prestazione con la possibilità della sperimentazione, sfuggendo da falsi a miti come la ricerca del dialogo a tutti i costi a discapito di connessioni reali e autentiche, saper leggere i tempi dell’infanzia assecondandoli e proteggendoli. L’essere grandi, performanti e autonomi, subito. Il più in fretta possibile. E’ questa la vera, contagiosa, «malattia» delle nuove generazioni. Alimentata da adulti spaventati dai bambini. Impauriti ossessivamente dalla fatica di crescere. Loro e dei propri figli.  

Fonte: lastampa.it