Un caso al giorno di bullismo e cyberbullismo: sono quelli segnalati alla linea gratuita 1.96.96 (attiva 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno) di Telefono Azzurro bullismodurante l’anno scolastico scorso (settembre 2015 – giugno 2016). Un dato preoccupante, che rappresenta solo la punta dell’iceberg rispetto alla vastità del fenomeno. In totale i casi gestiti sono stati 270, che hanno richiesto un totale di 619 consulenze.

Questa settimana la Camera approverà la legge sul bullismo e cyberbullismo (i due sono stati appaiati nel passaggio alla Camera, al Senato il testo di legge parlava solo di cyberbullismo). Dopo l’esame e la votazione degli emendamenti all’articolo 1, che definisce i due fenomeni, da domani – martedì 20 settembre – fino a giovedì 22 settembre (con eventuale prosecuzione notturna e nella giornata di venerdì 23) l’Aula voterà la proposta di legge C.3139-A e abbinate, dal titolo “Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo”.

Stante il testo attuale, con questa nuova legge ogni scuola avrà un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo (articolo 4, comma 2 bis), che coordina le diverse iniziative di prevenzione e contrasto dei fenomeni, anche collaborando con la polizia postale e le associazioni giovanili presenti sul territorio.

Gli uffici scolastici regionali finanzieranno progetti elaborati da reti scolastiche per azioni integrate di contrasto al bullismo e al cyberbullismo e di educazione alla legalità. Le scuole faranno più educazione all’uso consapevole del web e dei social. Quando gli episodi di bullismo e cyberbullismo accadono in ambito scolastico, il dirigente avrà l’obbligo di informare tempestivamente i genitori (o i tutori) dei minori coinvolti: sentite le famiglie e valutata la gravità degli episodi, il dirigente convoca i minori coinvolti, il referente scolastico e i rappresentanti di classe, per poi procedere all’adozione delle misure necessarie.

Si potrà chiedere al gestore del sito Internet (del social media, del servizio di messaggistica istantanea o di ogni rete di comunicazione elettronica) l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti specifici che costituiscono cyberbullismo ed è comunque prevista una tutela rafforzata dei diritti delle vittime, con il Garante per la protezione dei dati personali che controllerà l’effettiva adozione delle misure entro 24 ore e in caso di verifica negativa, provvederà direttamente alla rimozione dei contenuti. Nascerà anche un tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, coordinato dal Ministero dell’università e della ricerca scientifica (MIUR), a cui prenderanno parte anche le associazioni studentesche e di genitori e le associazioni attive nel contrasto al bullismo.

Questo tavolo tecnico – della cui attività il MIUR dovrà annualmente relazionare il Parlamento – stenderà un piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo, nonché avvierà un sistema di raccolta dati per monitorare i due fenomenie la loro evoluzione.

Il dibattito politico

Sul versante politico, il dibattito intorno alla legge si è molto scaldato con la ripresa dei lavori e il passaggio in Aula. Milena Santerini (Per l’Italia-Centro Democratico) afferma che «è importante che la legge vada in porto, ci sono misure utili come l’oscuramento in tempi rapidi dei contenuti lesivi e tutto l’intervento preventivo che coinvolge le scuole – con le linee guida, il referente in ogni scuola, il tavolo con i ministeri – è molto rafforzato. Condivido qualche dubbio sull’estensione delle tutele ai maggiorenni, è vero che il testo perde un po’ di coerenza interna poiché il bullismo è un tema che riguarda i minorenni e il rischio è che si tolga incisività al termine bullismo, ma d’altra parte si risponde all’esigenza molto sentita di dare tutele maggiori alle vittime, non vogliamo negare strumenti anche ai maggiorenni. Dal punto di vista del legislatore sarebbe stato meglio avere due testi distinti, ma questo alle vittime non interessa: all’atto pratico perciò è sembrato più ragionevole tutelare le vittime, non fare un altro provvedimento».

Per Ileana Piazzoni (Pd) «il primo chiarimento da fare è che non abbiamo tolto nulla da ciò che c’era nella legge Ferrara, trasmessa dal Senato. Alla Camera però c’erano altre proposte sul tema, anche con indirizzi molto diversi, più forti su sanzioni e reati. Tutto l’impianto preventivo è rafforzato, i fondi sono pochi perché sono dentro la Buona Scuola, il provvedimento va messo in relazione con quella legge». Quanto ai due punti più contestati, l’allargamento ai maggiorenni, «innanzitutto anche a scuola ci sono anche maggiorenni, inoltre abbiamo tantissimi drammatici che riguardano adulti. Ci sono già gli strumenti, si dice: è vero ma intanto rendiamo il tutto più chiaro, perché il problema grosso con internet è l’inconsapevolezza di provocare danni e di ciò a cui si va incontro. L’altro punto è quello temporale, serve un intervento tempestivo per la rimozione. Non esiste nessun Paese al mondo che abbia la ricetta per il cyberbullismo, è un ambito di tentativi, ovvio che l’incisività della legge sarà da dimostrare… però trovo allucinante l’accusa di imbavagliare il web, la legge non interviene su questo, gli “webeti” rimangono».

Sul campo, con Telefono Azzurro

Ma torniamo sul campo, alla realtà tratteggiata dal nuovo dossier di Telefono Azzurro (in allegato il dossier completo, “Bersagli senza difese? Non lasciamoli soli”). Bullismo e cyberbullismo sono un’emergenza sociale in costante aumento e dai risvolti potenzialmente drammatici, non solo per la vittima, ma anche per il bullo e per tutta la comunità. Minaccia, infatti, sempre di più anche i bambini di 5 anni, coinvolge sempre più le ragazze e ha ripercussioni anche sugli spettatori dei casi di violenza.

Il fenomeno viene alla luce maggiormente al nord, dove sono stati gestiti circa il 45% dei casi e da dove vengono segnalati il 57% dei casi nazionali di cyberbullismo (questo non significa che al sud non sia presente). Le vittime sono in prevalenza di nazionalità italiana (circa nell’85% dei casi), mentre bambini e adolescenti di origine straniera contattano Telefono Azzurro principalmente per altre motivazioni, parlando di episodi di bullismo o cyberbullismo solo legati ad altre difficoltà.

Le femmine vittime di bullismo sono il 45%, dato che sale al 70% per episodi di cyberbullismo, mentre i bulli sono generalmente maschi (60% dei casi) e amici o conoscenti della vittima. Le ragazze sono responsabili del 25% dei casi in cui la bulla agisce sola, cui si aggiunge un 15% in cui opera in gruppo. L’età delle vittime si sta abbassando, anche a 5 anni (ben il 22% dei casi). Le richieste di aiuto per episodi di cyberbullismo hanno inizio durante le scuole secondarie di primo grado e proseguono in adolescenza (1 richiesta su 2 coinvolge preadolescenti). La richiesta di aiuto per bullismo o cyberbullismo si affianca generalmente ad altre problematiche: problemi scolastici, difficoltà relazionali e problematiche legate all’area della salute mentale (bassa autostima, ansia diffusa, paura o fobie, gli atti autolesivi, le ideazioni suicidarie e i tentativi di suicidio). Il 30% delle vittime di bullismo mette in atto comportamenti di autolesionismo, mentre il 10% avrebbe pensato o tentato il suicidio.

Ernesto Caffo, neuropsichiatra, presidente e fondatore di SOS Il Telefono Azzurro, afferma che «il dibattito che si è aperto in Parlamento sul tema è molto positivo. È fondamentale che si arrivi in tempi brevi ad una legge precisa ed efficace, su una base condivisa, che renda possibili interventi immediati. Accanto a questo, occorre valorizzare le azioni preventive e il ruolo degli adulti: far sì che i bambini possano crescere accompagnati da genitori e insegnanti preparati e formati sul tema della sicurezza in rete». Il testo approvato dal Senato «era un’ottima base, però la Camera ha aperto un dibattito importante che vedo in modo positivo, ha generato consapevolezza e confronto su temi molto complessi. La fascia d’età è un nodo grosso, nel senso che come realtà che si occupa di infanzia avremmo preferito si restasse su quella fascia ma è vero anche che i limiti di età spesso non spiegano fenomeni e situazioni, con prudenza ma un allargamento su questo versante mi pare inevitabile. Il dibattito è entrato nel merito contenuti, ho sentito diversi contributi importanti, il problema ora è arrivare alla sintesi, con una certa linearità e tenendo conto che dovrà esserci un nuovo passaggio al Senato. Sono ottimista, pur sapendo che il percorso non è stato facile», commenta il professore.

Quel che sta maggiormente a cuore a Caffo è l’efficacia concreta: «Vedo dei pilastri, dobbiamo arrivare a una sintesi evitando di far finire dentro il cyberbullismo un po’ di tutto… se uscisse una legge confusa, rischierebbe di non essere applicabile, l’attenzione di tutti deve essere questa. Serve un governo efficace, l’immediatezza di intervento, il poter dare una risposta. Noi gestendo la linea di emergenza tocchiamo ogni giorno con mano quanto sia importante che si possa immediatamente operare, in sinergia con le altre agenzie di controllo. Tutto il tema dei provider va ben definito, anche guardando alla legislazione europea, è ovvio che la rete non ha una dimensione nazionale».

La prevenzione per il professor Caffo passa sia dall’educazione degli adolescenti sia dalla formazione degli adulti: «dobbiamo far sì che i bambini possano crescere dentro tutto un mondo di adulti preparati, genitori, insegnanti, i leader delle comunità educative e sportive, tutti devono essere in grado di essere di aiuto e affrontare i nodi delle violenze tra compagni, bullismo o cyberbullismo che sia. I genitori, gli insegnanti e gli educatori non possono più nascondersi dietro un dito, dire “ma io non conosco questi strumenti”.Si tratta di fare molta peer education in cui i ragazzi si rendano conto di come la rete possa diventare risorsa, ma anche ribarire le responsabilità del mondo dei grandi. Penso in particolare a chi immagina il mercato… devono immaginare che si sono i bambini e che i bambini che si attrezzano da soli ai nuovi strumenti».

Fonte: vita.it