Sembra quasi scontato denunciare la debolezza delle politiche per la famiglia nel nostro Paese. famDa troppi anni il discorso pubblico è pieno di retoriche affermazioni sulla centralità della famiglia, sul suo insostituibile ruolo di ammortizzatore sociale, sulla sua importanza per l’educazione delle nuove generazioni. Quando però si fanno i conti con i bilanci dello Stato, delle Regioni e dei Comuni – e soprattutto quando le famiglie si fanno i conti in tasca – tutta questa retorica si conferma per quello che è: “Parole? Tante! Fatti concreti? Ben pochi!”. E ogni tanto qualche giornalista, oppure qualche ricercatore, o qualche presidente di associazioni di famiglie, ricorda che in tante altre nazioni, invece, la famiglia è protetta, promossa e tutelata: “che sogno, le politiche fiscali della Francia”…; “che invidia, i distretti famiglia della Germania….” Tuttavia sembra sempre difficile poter confrontare le situazioni, verificare l’efficacia delle politiche, saper imparare e applicare quello che in altre parti del mondo funziona.

Per questo è importante la pubblicazione su Internet di un importante lavoro, il “Rapporto sul diritto alla famiglia nel mondo 2016”, che contiene anche un innovativo “Indice Globale Indipendente sulla Famiglia” (IGIF), che misura il modo in cui la famiglia è riconosciuta e sostenuta nei vari Paesi. Il progetto è stato promosso e finanziato dalla Fondazione Novae Terrae, una delle poche realtà italiane capace di guardare con continuità all’estero (grazie al tenace lavoro del suo Presidente, Luca Volonté) e realizzato del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano (direzione di ricerca: Giovanna Rossi), e consente di misurare e comparare il grado di “familiarità” di una nazione.

Il modello attuato prevede quattro linee di analisi:

  • i dati strutturali (numero e tipologie di famiglie, stabilità del legame di coppia, numero di figli, ecc.)
  • le caratteristiche economiche dei nuclei (lavoro di uno o di entrambi i coniugi, redditi, tasso di disoccupazione giovanile, ecc)
  • le risorse pubbliche dedicate alla famiglia (asili, fisco, congedi parentali, ecc.)
  • le risorse sociali (presenza di associazioni familiari, grado di fiducia negli altri, ecc.).

Tutti questi dati sono stati ricavati da fonti ufficiali nazionali ed internazionali, quindi comparabili, e sono stati standardizzati per costruire un indice sintetico di facile lettura (si rimanda al sito, per indicazioni di metodo più dettagliate), che va da 0 a 1 (0 – nessuna attenzione alla famiglia, 1 massima attenzione).

Molto interessante, tra i dati, verificare che questi quattro fattori interagiscono in modo estremamente eterogeneo nei vari Paesi, evidenziando che non esiste un unico modello di sostegno alla famiglia. Ma ancora più interessante è il dato di sintesi, che consente di verificare la posizione dell’Italia sul grado di “favore alla famiglia” delle proprie politiche (favore, ricordiamo, che è valore e mandato costituzionale esplicito). In effetti, è stata costruita una graduatoria IGIF su 46 Paesi, di tutte le parti del mondo: al primo posto troviamo la Danimarca, con un IGIF pari a 0,70, mentre all’ultimo posto si colloca la Macedonia, con Igif pari a 0,37. E l’Italia? Ci siamo sistemati alla posizione 39 (su 46!), con un IGIF pari a 0,49. Peggio di noi hanno fatto solo Serbia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Perù e Croazia: meglio di noi tutti i Paesi Scandinavi e dell’Europa occidentale, ma anche Giappone, Cipro, Canada, Malawi, Turchia, Cile, Grecia… .

Insomma: la diffusa insoddisfazione delle famiglie italiane nei confronti delle politiche familiari non attuate nel nostro Paese trova una poco consolante ma molto netta conferma dai dati dell’Igif, che dovrebbero generare un segnale di sveglia forte e chiaro, per chi ha responsabilità politiche nel nostro Paese, a livello nazionale e locale.

Troppo poco viene fatto per la famiglia dal contesto sociale, e troppo viene chiesto alle famiglie, troppo le famiglie sono costrette a fare, di fronte all’arretramento del welfare, alla riduzione della spesa sanitaria, alla perdurante crisi economica, che colpisce duramente soprattutto le famiglie con carichi familiari.

Fonte: famigliacristiana.it