La maternità – e anche la paternità, in qualche modo – ai tempi dei social media sta diventando pizzaun ingrediente importante del personal branding di molte e molti. Anche per questo si sta imponendo una certa dittatura dell’immagine sull’immaginario che fissa nella memoria collettiva sapienti composizioni cromatiche, luci soffuse, pulizia e ordine. La narrativa attuale sulla maternità impone modelli, con i quali misurarsi è spesso frustrante. Donne con lavori ben pagati e soddisfacenti, in viaggio e in palestra, curate e sorridenti con bambini lindi e ubbidienti, che remissivi rispondono sempre “sì, mamma” anche quando si tratta di andare a dormire o di sorbire la vellutata bio di cavolfiori e semi di chia, fatta a mano.

Dopo torte preparate alle cinque del mattino, running alle sei, asilo con capelli in piega, lavoro, cenette servite su candidi tovagliati, nanna dei bimbi, centrifuga da pulire, tortiera da scrostare, prevale dirompente la vita, che è fatta di tante cose da tenere assieme e da surgelati gustosi e minestrine con il dado industriale. Dall’emulazione alla detrazione, il passo è davvero breve e sono molte quelle che invocano una rivoluzione “verista”, una nuova estetica.

A cogliere questo sordo brontolio è stata, per prima, Ilana Wiles, mamma blogger che dal suo account Instagram ha lanciato una piccola rivoluzione estetica, divertente e consolante. Anche grazie alla campagna #averageparentproblem, Ilana ha deciso di dare voce e dignità a tutti quei genitori che no, i figli proprio non li riescono a mettere a letto, a quelli che hanno smesso di combattere con le macchie sulle felpe, a quelli che in spiaggia arrivano con borsoni degni dei peggiori traslochi.

Una botta di brutale onestà, di tenera autoironia che potrà a servire a scherzare sui goffi inciampi che costellano la vita dei genitori e a capire che l’istinto irrefrenabile dei nostri piccoli ad assaporare la vita è uno spettacolo sublime.

Fonte: alleyoop.ilsole24ore.com