TUTELA DEI DIPENDENTI IN PARTICOLARI CONDIZIONI PSICO-FISICHE indice

In relazione all'esigenza di assicurare omogeneità di trattamento a tutto il personale dell'ente e di fornire gli opportuni chiarimenti, in particolare, in ordine all'applicazione della Legge 11 Febbraio 1992 n.104 anche alla luce delle recenti innovazioni introdotte con Legge 8 Marzo 2000 n.53, si riassume e coordina la disciplina relativa alla tutela dei soggetti portatori di handicap e dei loro familiari e che siano dipendenti, con rapporto di lavoro a tempo determinato o indeterminato, della Città di Torino e le ulteriori norme poste a tutela dei soggetti dipendenti che si trovino in situazione di disagio fisico o psichico

Art.1 Soggetti portatori di handicap indice

Secondo le disposizioni legislative, è persona handicappata "...colui che presenta una minorazione fisica , psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione....." (art.3 L.104/92). Quando la minorazione è tale da ridurre l'autonomia personale e da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotati di gravità.

Art.2 Accertamenti sanitari indice

L'accertamento della predetta situazione di gravità ed il controllo della permanenza della minorazione è effettuato dalle Aziende Sanitarie locali, competenti per territorio, tramite le apposite Commissioni Mediche, previste dalla Legge 15/10/90 n.295, la cui composizione è integrata da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare (art.4 L.104/92 e art.1 DPCM 13 Febbraio 2000).

La fruizione delle agevolazioni previste dalla vigente normativa è, pertanto, subordinata al parere della predetta Commissione ed alla emissione della relativa certificazione, la quale deve essere necessariamente acquisita dagli uffici competenti al fine della concessione dei permessi di seguito indicati .

Art.3 Destinatari indice

Destinatari delle agevolazioni previste, in particolare, dall'art.33 della Legge 104/92, sono, oltre al portatore di handicap accertato secondo le disposizioni precedenti, anche i genitori e i familiari che assistono, con continuità e in via esclusiva, un parente o un affine entro il terzo grado portatore di handicap ancorchè non convivente (art.20 L.8/3/2000 n.53).

Si deve sottolineare come la norma sopra richiamata si applichi anche quando l'altro genitore non ne abbia diritto in quanto non lavoratore dipendente. E' importante precisare che la disposizione si riferisce ai soli genitori con figli handicappati minorenni.

Al fine di rendere più chiara la norma sopra riportata deve precisarsi che:

- i vincoli di parentela ed affinità sono definiti dagli artt.74 e segg. Cod. Civ.

I gradi di parentela, pertanto, si computano (art. 76 c.c.) conteggiando, per la parentela in linea retta, le generazioni, dal capostipite (escluso) al parente considerato; così ad es. la parentela nonno/nipote è di 2° grado, quella madre/figlio di 1° grado, e così via.

In linea collaterale, invece, occorre risalire dalla persona, generazione per generazione, al capostipite comune e quindi ridiscendere alla persona interessata, sempre escludendo dal conteggio il capostipite: ad esempio il grado di parentela tra fratelli è di 2° grado, quello zio/nipote è di 3° grado, quello tra cugini è di 4° grado (questi ultimi sono perciò esclusi dai benefici della legge).

L'affinità è il rapporto che unisce un coniuge con i parenti dell’altro coniuge (art. 78 c.c.). Il grado di affinità è il medesimo che ha il coniuge con il proprio parente: così ad esempio il grado di affinità suocero/nuora (o suocera/genero) è di 1° grado; quello tra cognati di è di 2° grado, e così via. Si sottolinea che gli affini di un coniuge non sono affini tra loro: così ad esempio la moglie del cognato di una persona non è affine con quest’ultima."

- I requisiti di continuità ed esclusività dell'assistenza devono sussistere contemporaneamente.

Per continuità deve intendersi l'effettiva assistenza del soggetto handicappato nelle esigenze quotidiane da parte del lavoratore, genitore o parente del soggetto stesso.

Si ha esclusività, invece, quando il lavoratore, richiedente le agevolazioni previste dalla legge, è l'unico soggetto a prestare assistenza al familiare portatore di handicap.

L'esclusività, pertanto, risulta non sussistente quando:

  • vi è un altro familiare che beneficia di permessi per l'assistenza dello stesso portatore di handicap
  • il soggetto portatore di handicap convive con un familiare non lavoratore in grado di assisterlo

La presenza nel nucleo familiare di soggetto non lavoratore non esclude, comunque, la possibilità per il lavoratore di fruire dei permessi nel caso di:

  • grave malattia del familiare non lavoratore (debitamente documentata) presenza nel nucleo familiare di un numero di figli minorenni superiore a tre
  • presenza nel nucleo familiare di un figlio di età inferiore a sei anni
  • necessità di assistenza del portatore di handicap anche in orario notturno
  • riconosciuta incapacità al lavoro del familiare pari al 100%
  • riconosciuta infermità del familiare non lavoratore superiore ai 2/3
  • età del familiare non lavoratore inferiore agli anni 18 ovvero età superiore a 70 anni in presenza, in questo caso, di una qualsiasi invalidità
  • ricovero ospedaliero del familiare non lavoratore

Art.4 Permessi indice

Permessi dei genitori di minori con handicap di età inferiore a tre anni (art.33 c.1 e 2 L.104/92)

  1. I genitori, anche adottivi o affidatari, di minore con handicap in situazione di gravità che non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, possono fruire, alternativamente, del prolungamento del periodo di astensione facoltativa dal lavoro di cui all'art.7 c.1 della Legge 1204/71 sino al terzo anno di vita del bambino. In questo caso, il trattamento economico corrisposto per il periodo di prolungamento è pari al 30% della retribuzione. Resta inteso che il periodo di astensione a retribuzione ridotta incide, riducendone od escludendone la fruizione, sulle ferie nonché sulla 13a mensilità.

Si pongono, tuttavia, a questo punto dei problemi di coordinamento tra le disposizioni di cui all'art.33 c.1 L.104/92 e la nuova formulazione dell'art.7 della L.1204/71 laddove consente ai genitori di fruire dell'astensione facoltativa per maternità sino all'ottavo anno di vita del bambino.

Il prolungamento dell’astensione facoltativa sino al terzo anno di vita non è pregiudicata dalla preventiva fruizione dall’astensione ordinaria.

Dovrà, pertanto, farsi riferimento al concetto di "periodo di astensione facoltativa teoricamente fruibile" dai genitori onde affermare che il prolungamento può iniziare solo dopo il decorso del predetto periodo. Nel caso della madre, quindi, allo scadere del sesto mese decorrente dal giorno successivo alla fine dell'astensione obbligatoria.

Dato atto che il godimento del "normale" periodo di astensione può essere spostato fino all’8° anno di età del bambino, nelle ipotesi in cui uno dei genitori non appartenga a categoria avente diritto all’astensione obbligatoria e/o a quella facoltativa dal lavoro, si potranno avere i seguenti casi:

  • se è solo il padre che lavora, il prolungamento in questione è riconoscibile dal giorno successivo alla scadenza del teorico periodo di "normale" astensione facoltativa, e cioè di 7 mesi, a partire dalla data di nascita del bambino;
  • se si tratta di "genitore solo" - padre o madre- il prolungamento è riconoscibile dal giorno successivo alla scadenza del teorico particolare periodo di astensione (10 mesi);
  • se la madre è lavoratrice non avente diritto all’astensione facoltativa e, quindi, al suo prolungamento, il padre può fruire del prolungamento dal giorno successivo alla scadenza del proprio teorico periodo di "normale" astensione facoltativa (7 mesi), decorrente dalla fine dell’astensione obbligatoria della madre;
  • se la madre è lavoratrice autonoma, il padre può fruire del prolungamento dal giorno successivo alla scadenza del proprio teorico periodo di "normale" astensione facoltativa (7 mesi), decorrente dalla fine del periodo (3 mesi) di astensione facoltativa della madre, decorrente, a sua volta, dal giorno successivo al periodo indennizzabile dopo il parto (3 mesi).

Nel caso in cui la "normale" astensione facoltativa sia stata fruita in tutto o in parte, prima del prolungamento, da uno o da entrambi i genitori, si avranno le seguenti situazioni di fruibilità dei residui periodi di "normale" astensione facoltativa:

  • se la madre ha beneficiato di 6 mesi prima del prolungamento, il padre può usufruire di 5 mesi di astensione facoltativa "normale" sia entro il 3° anno di età del bambino, sia fra il 3° e l’8° anno (mesi peraltro indennizzabili, in entrambi i casi, solo in presenza di determinate condizioni reddituali
  • se il padre ha beneficiato di 7 mesi prima del prolungamento, la madre può usufruire di 4 mesi di astensione facoltativa "normale" sia entro il 3° anno di età del bambino, sia fra il 3° e l’8° anno (mesi soggetti a limiti di indennizzabilità analoghi a quelli di cui all’alinea precedente);
  • se entrambi i genitori si sono ripartiti i periodi di astensione facoltativa "normale", con conseguente prolungamento da parte di un genitore, ovvero con prolungamento alternativo da parte di entrambi, il genitore che eventualmente non abbia utilizzato il proprio periodo residuo (fruibile peraltro sempre entro il limite complessivo di 10 o 11 mesi), può completarlo sia entro il 3° anno di età del bambino, sia fra i 3° e l’8° anno, con i suddetti limiti di indennizzabilità.

  1. I genitori, alternativamente, sino al terzo anno di vita del bambino portatore di handicap in situazione di gravità, qualora non fruiscano del prolungamento del periodo di astensione facoltativa, possono godere di permessi giornalieri retribuiti pari a due ore, quando l'orario di lavoro è pari o superiore alle sei ore e pari ad un'ora quando l'orario di lavoro è inferiore alle sei ore.

Fino ad un anno di età del bambino i periodi di riposo giornalieri non sono quelli alternativi al prolungamento dell'astensione ma quelli c.d. per allattamento di cui all'art.10 della Legge 1204/71. Ciò comporta che durante il periodi di utilizzo dei predetti riposi giornalieri da parte della madre, il padre potrà fruire della ordinaria astensione facoltativa mentre, lo stesso, non potrà beneficiare dei riposi giornalieri nel caso di utilizzo dell'astensione facoltativa ordinaria da parte della madre.

Tra il secondo ed il terzo anno di vita del bambino, i riposi giornalieri diventano quelli alternativi al prolungamento dell'astensione facoltativa.

Permessi a favore dei familiari (art.33 c.3 L.104/92 - art.19 c.6 CCNL 1994-1997)

Successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino, i genitori, anche adottivi o affidatari, alternativamente tra loro, ovvero coloro che assistono un proprio parente od affine entro il terzo grado con handicap in situazione di gravità o, ancora, gli affidatari dei predetti soggetti possono fruire di tre giorni di permesso mensile.

Tali permessi sono interamente retribuiti, non riducono le ferie e sono fruibili sia in via continuativa o frazionata sia ad ore nel limite massimo di 18 ore mensili liberamente articolabili tenute presenti le esigenze di servizio..

La richiesta di fruizione del permesso con indicazione della modalità (ad ore o a giorni) deve essere presentata al Dirigente del Servizio di appartenenza all'inizio di ogni anno solare. Le modalità di fruizione, peraltro, possono essere modificate da un mese all'altro con ulteriore richiesta.

Non possono, di regola, autorizzarsi variazioni nell'ambito di ciascun mese salvo il caso di sopravvenute esigenze non prevedibili.

Condizione essenziale, come sopra ricordato, per la concessione dei permessi in parola ai familiari, con esclusione dei genitori di portatori di handicap minorenni, è l'inesistenza, nel nucleo familiare, di soggetto non lavoratore che possa validamente prendersi cura del portatore di handicap.

Altra condizione irrinunciabile ai fini della concessione dei permessi è che la persona con handicap in condizione di gravità non sia ricoverata a tempo pieno presso strutture specializzate.

Il genitore, il familiare lavoratore o l'affidatario di persona con handicap grave hanno, altresì, il diritto di scegliere, ove sia possibile e compatibilmente con le esigenze di servizio, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio.

Tali soggetti, inoltre, non possono essere trasferiti presso sede diversa da quella scelta senza consenso, salvo il caso di mutamento di mansioni o di profilo professionale o di gravi esigenze di servizio.

Art.5 Congedi (art.4 c.4bis L.53/00) indice

La lavoratrice madre ed il lavoratore padre, anche adottivi, ovvero dopo la loro scomparsa, i fratelli o le sorelle conviventi di soggetto portatore di handicap in stato di gravità, possono fruire di un periodo di astensione dal lavoro per l'assistenza di quest'ultimo.

Lo stato di handicap grave deve essere accertato da almeno 5 anni.

Tale periodo di congedo, da fruirsi alternativamente, ha durata complessiva massima di 2 anni nell'arco di vita lavorativa dei genitori.

Nel corso del periodo di congedo, il dipendente fruirà di indennità pari all'ammontare dell'ultima retribuzione percepita fino ad un importo complessivo, tra indennità ed oneri contributivi, non superiore a 70 milioni annui.

Art.6 Permessi a favore dei disabili (art.33 c.6 L.104/92) indice

Il lavoratore disabile maggiorenne in situazione di gravità può beneficiare, alternativamente:

  1. di tre giorni di permesso mensile retribuiti, articolabili anche in ore per un massimo di 18 ore mensili, secondo le modalità sopra descritte
  2. della riduzione dell'orario di lavoro giornaliero nella misura di n.2 ore se quest'ultimo è pari o superiore a 6 ore, di n.1 ora se l'orario giornaliero è inferiore alle 6 ore.

Si deve, al proposito, precisare che il lavoratore handicappato può fruire dei giorni di permesso solo per sè stesso e non anche di ulteriori giorni per assistere un altro familiare handicappato.

I giorni di permesso potranno essere riconosciuti al lavoratore non disabile, familiare di un lavoratore handicappato, anche se quest'ultimo già fruisce dei permessi a titolo personale purché:

  • il familiare lavoratore portatore di handicap, pur beneficiando dei propri permessi, abbia effettiva necessità di essere assistito. Questa esigenza deve risultare da certificato rilasciato dalla commissione medica di cui all'art.4 della L.104/92.
  • nel nucleo familiare non sia presente un altro familiare non lavoratore in condizione di prestare assistenza.

Il dipendente, portatore di handicap grave ha, altresì, il diritto di scegliere, ove sia possibile e compatibilmente con le esigenze di servizio, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio.

Tale soggetto, inoltre, non può essere trasferito presso una sede di lavoro diversa da quella scelta senza consenso, salvo il caso di mutamento di mansioni o di profilo professionale o di gravi esigenze di servizio.

Art.7 Autorizzazioni e documentazione indice

L'autorizzazione alla fruizione dei permessi ex art.33 L.104/92 ed art.4 c.4 L.53/00 è espressa, previa verifica della sussistenza dei requisiti indicati in precedenza, dal Dirigente del Servizio di appartenenza del dipendente mediante l'atto di gestione il cui modello è allegato in copia alla presente circolare (Allegati 1 e 1 bis).

Al fine di beneficiare dei permessi di cui all'art.33 c.3 e 6 L.104/92, il dipendente dovrà presentare, all'inizio di ogni anno, la richiesta di cui all'Allegato 2. Ove la richiesta venga presentata per la prima volta, unitamente alla stessa, dovrà prodursi il certificato rilasciato dalla Commissione Medica di cui all'art.4 della L.104/92.

La richiesta di fruizione dei permessi di cui all'art.33 c.1 e 2 L.104/92, è presentata non

meno di 15 giorni antecedenti l'inizio del periodo di astensione o di riduzione dell'orario di lavoro.

Il congedo di cui all'art.4 c.4 L.53/00 deve essere concesso entro 60 giorni dalla richiesta.

Art.8
Soggetti in situazione di disagio
indice
Soggetti in particolari condizioni psico-fisiche (art.21 Accordo del 14/9/2000)

Il personale a tempo indeterminato che si trovi in stato di tossicodipendenza od alcolismo cronico può beneficiare, ove si impegni a seguire un progetto terapeutico di riabilitazione presso strutture sanitarie pubbliche o convenzionate, di misure di sostegno e tutela.

A tale scopo, i dipendenti interessati dovranno produrre, unitamente al certificato medico, rilasciato da strutture sanitarie pubbliche o convenzionate, attestante la sussistenza dei predetti stati di disagio, richiesta per la fruizione dei seguenti benefici alternativi:

  1. sospensione del rapporto di lavoro per tutta la durata del progetto di recupero da seguirsi presso una struttura residenziale.

Durante tale periodo l'Amministrazione provvederà alla conservazione del posto di lavoro ed alla corresponsione del seguente trattamento economico:

  • l'intera retribuzione fissa mensile, con l'esclusione di qualsiasi compenso accessorio, per i primi 9 mesi di assenza
  • una quota pari al 90% della retribuzione per i successivi 3 mesi
  • una quota pari al 50% della retribuzione per gli ulteriori 6 mesi di assenza
  • nessuna retribuzione per i periodi eccedenti i 18 mesi

  1. concessione di permessi orari giornalieri retribuiti, nel limite massimo di 2 ore, per la durata del progetto
  2. riduzione dell'orario di lavoro con l'applicazione degli istituti normativi e retributivi previsti per il rapporto di lavoro a tempo parziale per tutta la durata del progetto
  3. assegnazione a mansioni diverse da quelle abituali ma corrispondenti alla stessa categoria contrattuale di inquadramento del dipendente quale misura di supporto alla terapia in atto previa indicazione della struttura di gestione del progetto riabilitativo

La richiesta, contenente l'indicazione della struttura presso la quale si svolgerà il progetto, è presentata al Servizio Centrale Risorse Umane, il quale provvederà alla relativa autorizzazione.

I competenti uffici del Servizio di appartenenza del dipendente provvederanno alla verifica della regolare frequenza di quest'ultimo del progetto terapeutico, segnalando tempestivamente al Servizio Centrale Risorse Umane le eventuali anomalie.

Il dipendente che fruisce del periodo di sospensione dal lavoro dovrà rientrare in servizio entro quindici giorni dalla conclusione del progetto.

Il dipendente dovrà, altresì, riassumere immediatamente servizio qualora interrompa

volontariamente il progetto.

Il dipendente con parenti entro il secondo grado o, in mancanza di familiari con legami più stretti, entro il terzo grado ovvero con conviventi stabili i quali abbiano iniziato una terapia riabilitativa, può fruire di aspettativa non retribuita per l'intero periodo di svolgimento del progetto.

Art.9
Dipendenti sottoposti a terapie salvavita
(art.21 c.7 bis CCNL 1994-1997) indice

L’art. 10 dell’Accordo stipulato in data 14/9/2000 ha introdotto, infatti, il comma 7 bis all’art. 21 del C.C.N.L. stipulato in data 6.7.95 a norma del quale:

  1. i giorni di assenza dal lavoro, anche a seguito di ricovero ospedaliero o di day-hospital, determinati dalla necessità di sottoposizione a terapie salvavita, ivi compresi i controlli con effetti invasivi, a carattere continuativo, periodico o episodico, indotte da patologie gravi quali, a titolo esemplificativo forme tumorali, insufficienze o malattie renali, insufficienze respiratorie, anemia mediterranea, cardiopatie, AIDS, trapianti di organi, non sono più computabili quali periodi di malattia ex art. 21 del C.C.N.L. 1994/1997. Rientrano in tale fattispecie non solo le giornate di effettiva applicazione terapeutica ma anche le assenze indotte dalle terapie
  2. l’applicazione della disposizione sopra richiamata è subordinata alla presentazione, da parte del dipendente interessato, di idonea certificazione esplicativa rilasciata dalla competente Azienda Sanitaria Locale o dalla struttura sanitaria con essa convenzionata nella quale sia precisata la gravità della patologia e la terapia applicata. Non potranno, pertanto, accogliersi richieste suffragate dal solo certificato emesso dal medico di famiglia.
  3. In tali periodi di assenza, il dipendente avrà diritto all’intera retribuzione fissa mensile. Qualora le assenze superino i 15 giorni continuativi, ovvero nel caso di ricovero ospedaliero, il dipendente avrà diritto anche al trattamento economico accessorio non strettamente legato alla presenza in servizio.

Al fine di consentire una corretta applicazione della norma sopra richiamata ed evitare disagi al personale interessato, si invitano, pertanto, gli uffici preposti a trasmettere, in un'unica soluzione, con estrema sollecitudine, al Servizio Centrale Risorse Umane, le comunicazioni di assenza con la dicitura "Patologia grave" corredate dalle certificazioni sanitarie, avendo cura di verificare l’idoneità delle stesse a dimostrare i motivi dell’assenza.

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