La Rinascita
Torino. La città della FIAT capofila di un progetto anti-smog che interessa 21 aree

Oltre la crisi il metano

Il mercato dell'auto? Ripartiamo dai prodotti ecologici
di Dario Ortolano, Assessore all'Ecologia della Città di Torino
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Della crisi della Fiat, la grande multinazionale italiana produttrice di mezzi di trasporto sono state analizzate, ormai, in molteplici occasioni, le cause, i diversi aspetti e le possibili conseguenze negative per il nostro Paese ed i lavoratori. Ciò che stenta ad emergere è la possibile strategia di intervento che dovrebbe caratterizzare il governo nazionale ed i governi locali, al fine di indicare e guidare una possibile fuoriuscita da tale crisi per avviare la costruzione di un diverso modello di sviluppo sociale ed economico.
E' ormai evidente, infatti, soprattutto dopo l'emergenza ambientale vissuta nell'inverno scorso, che la tutela dell'ambiente, dell'aria che respiriamo, dell'acqua che beviamo etc, non costituisce un settore di iniziativa politica e sociale, ma la necessaria cornice di un diverso modello di sviluppo della società umana. Ciò ha immediate e dirette conseguenze sull'azione di governo del Paese e delle città italiane, attraversate dagli effetti sconvolgenti della transizione dal tradizionale assetto industriale ad un altro maggiormente diversificato. I problemi della mobilità urbana, di un armonico rapporto fra pedonalizzazioni e grande viabilità, della sostituzione dei carburanti più inquinanti con altri a basso impatto ambientale diventano, quindi, la base di un programma di trasformazione sostanziato di azioni di breve, medio e lungo periodo in grado di coinvolgere i cittadini (nella forma individuale ed associata) nella sua realizzazione.
In questo contesto, assume una certa rilevanza la sigla della Convenzione per il metano da autotrazione (7 maggio 2002) a Palermo, con la città di Torino indicata come capofila, cioè punto di riferimento politico ed organizzativo per tutte le città aderenti alla Convenzione stessa. Si tratta di un piano anti-smog che riguarda 21 aree urbane del nostro Paese, volto ad incentivare il trasporto a metano in città, a partire dal trasporto di merci e persone attraverso le flotte pubbliche (taxi, veicoli commerciali, veicoli per i rifiuti), per estendersi poi ai singoli cittadini con l'adeguata diffusione della rete distributiva del metano stesso. Con un impegno finanziario di 1.040 miliardi di vecchie lire per il quadriennio 2002-2005, si prevede di sostituire circa 300 mila veicoli inquinanti con mezzi a metano (due terzi nuovi, un terzo trasformati), mentre i distributori dovrebbero passare dagli attuali 105 a 233. Si stima che questa sostituzione possa servire a ridurre le emissioni delle polveri sottili del 10% nelle città interessate.
L'incentivo previsto per i taxi si aggira sui 5 milioni di lire (2.582 euro), quello per i veicoli commerciali leggeri sui circa 3 milioni e mezzo (1.808 euro), mentre per i veicoli pesanti ed i mezzi per la raccolta rifiuti si arriva a 45 milioni di lire (23 mila euro).
Il meccanismo erogativo previsto dalla Convenzione è molto semplice: il cittadino o l'azienda interessata all'acquisto del mezzo a metano si reca dal concessionario, dove gli viene immediatamente applicato lo sconto previsto che, in seguito, verrà rimborsato al costruttore con i fondi stanziati dalla Convenzione. E' evidente che gli incentivi economici ed il quadro di semplificazione normativa sono fondamentali per l'accelerazione della domanda e, quindi, per la conversione alla nuova energia di una significativa parte del parco circolante a vantaggio della tutela ambientale e della qualità della vita di tutti i cittadini.
In questo ambito, una particolare importanza riveste il ruolo delle amministrazioni locali nel definire i programmi di attuazione, con il coinvolgi mento di tutti i soggetti interessati a favorire la diffusione del mercato del metano. Questo accordo, integra il quadro di interventi per la promozione del metano e del Gpl. Fino ad oggi, infatti, era possibile ottenere contributi, per i privati cittadini, sia per l'acquisto di vetture nuove, che per la trasformazione di vetture nuove entro dodici mesi dall'acquisto, oppure, se immatricolate fra il 1988 ed il 1992. A Torino, nei mesi fra il febbraio ed il maggio di quest'anno, 800 cittadini hanno usufruito di questa possibilità.
Saprà la Fiat - come peraltro viene dichiarando formalmente - innovare sul piano dei processi produttivi e dei prodotti ecologici, in modo tale da conquistare, da un lato, nuove quote di mercato e, dall'altro, nuovi livelli di tutela ambientale nelle nostre città? E' questo un interrogativo a cui solo il tempo darà una risposta. Per intanto, coloro che si trovano al governo delle città devono impegnarsi affinché il piano di diffusione di carburanti a basso impatto ambientale si sviluppi ed abbia successo, perché è uno dei tasselli fondamentali di una più generale politica di tutela ambientale di cui le città italiane devono essere sempre più protagoniste. La città di Torino, con la responsabilità che le deriva dalla sigla della Convenzione per il metano da autotrazione, farà la sua parte, sia nel garantire un'applicazione snella ed operativa dei meccanismi previsti, sia nel rendersi garante di costanti finanziamenti statali necessari alla sua continuità negli anni 2002-2005.
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